Guardia di Finanza: chi attiva i soccorsi senza giustificato motivo dovrà sostenerne i costi

0
63

Quando una persona si trova in pericolo, ogni minuto può fare la differenza. È per questo che il sistema di ricerca e soccorso deve poter intervenire rapidamente, concentrando uomini e mezzi sulle situazioni di reale emergenza. Le nuove regole entrate in vigore per gli interventi della Guardia di Finanza puntano proprio a tutelare questa capacità operativa, prevedendo che, in determinate circostanze, i costi del soccorso possano essere posti a carico di chi ne ha causato ingiustificatamente l’attivazione.

La Guardia di Finanza concorre al sistema nazionale di ricerca e soccorso insieme alle altre istituzioni militari e civili. Il Corpo può essere chiamato a intervenire in mare, in montagna, nelle aree difficilmente raggiungibili e in occasione di calamità o altre situazioni di emergenza.

Per queste operazioni possono essere impiegati personale specializzato, unità cinofile, automezzi, elicotteri, aerei, droni e unità navali. Risorse preziose che, soprattutto nelle operazioni più complesse, possono rimanere impegnate per molte ore.

Quando il soccorso può essere addebitato

Le nuove disposizioni introducono un principio preciso: chi provoca volontariamente, oppure attraverso un comportamento gravemente imprudente, una situazione tale da rendere necessario un intervento di soccorso potrà essere chiamato a sostenerne i costi.

Lo stesso principio riguarda chi richiede l’intervento della Guardia di Finanza senza che vi sia una reale necessità o un giustificato motivo.

Non si tratta, però, dell’introduzione di un pagamento generalizzato per le operazioni di soccorso. Il punto è essenziale: chi si trova realmente in pericolo, o teme concretamente per l’incolumità di un’altra persona, deve continuare a chiedere aiuto senza esitazioni.

Prima il soccorso, poi la valutazione

L’eventuale pagamento non sarà automatico e, soprattutto, non condizionerà l’intervento degli operatori.

La priorità resta quella di soccorrere le persone. Solo dopo la conclusione delle operazioni potranno essere ricostruite e valutate le circostanze che hanno determinato l’attivazione del dispositivo, verificando se la richiesta fosse effettivamente giustificata oppure se il pericolo sia stato provocato volontariamente o attraverso una condotta gravemente imprudente.

Questo significa che, nel momento dell’emergenza, l’attenzione rimane concentrata esclusivamente sulla tutela della vita e dell’incolumità delle persone.

Le false emergenze sottraggono risorse a chi ne ha bisogno

Un intervento di ricerca e soccorso può richiedere un impiego considerevole di personale, mezzi terrestri, navali e aerei. In alcuni casi le operazioni possono protrarsi per diverse ore e interessare contemporaneamente numerose unità.

Una richiesta ingiustificata, quindi, non è priva di conseguenze. Oltre ai costi sostenuti dalla collettività, può sottrarre uomini e mezzi ad altre emergenze che si verificano nello stesso momento, rallentando potenzialmente la risposta nei confronti di chi si trova realmente in difficoltà.

È proprio questo uno degli aspetti centrali delle nuove regole: responsabilizzare chi richiede l’intervento senza, allo stesso tempo, creare timori in chi ha effettivamente bisogno di aiuto.

L’obiettivo: responsabilizzare, non scoraggiare

Il principio alla base delle nuove disposizioni è dunque quello di evitare richieste di soccorso effettuate con leggerezza, senza una concreta motivazione o conseguenti a comportamenti volontari o gravemente imprudenti.

In presenza di un’emergenza reale, chiamare i soccorsi resta la scelta da compiere.

Le nuove regole intendono invece colpire gli abusi e le condotte che determinano un inutile impiego del dispositivo di ricerca e soccorso, tutelando le risorse pubbliche e, soprattutto, preservando la capacità delle strutture operative di intervenire tempestivamente quando una vita è davvero in pericolo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here