Da tutte le discussioni sviluppate in questi giorni emerge un punto di convergenza, almeno per quanto riguarda la parte maggioritaria dei pareri: la questione degli approvvigionamenti idrici non può più essere affrontata come un’emergenza occasionale, ma deve essere considerata un problema strutturale.
Il futuro della disponibilità idrica nella nostra provincia richiede una strategia di lungo periodo. In quest’ottica, la realizzazione di un grande bacino di accumulo nella fascia appenninica diventerà un passaggio ineludibile, accompagnato da una seria pulizia degli invasi da fango e detriti, i quali, purtroppo non saranno più sufficienti a coprire il fabbisogno del territorio.
La raccolta e la conservazione dell’acqua rappresentano una scelta fondamentale per il futuro. La crescente difficoltà nel reperire acqua dolce e potabile sarà infatti uno dei temi più rilevanti dei prossimi decenni, come ci ricorda una ricerca dell’ONU, con conseguenze non solo ambientali, ma anche sociali ed economiche.
Quando le condizioni climatiche lo consentono, il sistema più efficace per affrontare periodi di scarsità è sicuramente quello di raccogliere e conservare l’acqua nei momenti di maggiore disponibilità, per poterla utilizzare nei periodi di siccità.
La questione idrica, però, non può più essere terreno di scontro politico. Occorre azzerare la situazione e affrontare il problema con un impegno bipartisan, coinvolgendo pienamente le istituzioni, l’ATO e le aziende gestrici del servizio.
Accanto alla soluzione strutturale di lungo periodo, devono essere portate avanti tutte quelle politiche in grado di produrre risultati concreti nel breve e nel medio termine.
Occorre proseguire nel risanamento della rete e delle dorsali principali, aumentando al contempo la capacità di stoccaggio dei serbatoi.
Altrettanto necessario è accelerare gli interventi di pulizia e recupero della capacità degli invasi. La Regione dovrebbe riconoscere nella gestione della risorsa idrica un interesse pubblico prioritario, introducendo procedure più rapide e, dove necessario, straordinarie, per consentire interventi indispensabili in tempi compatibili con la gravità della situazione.
Sul piano delle soluzioni tattiche e d’area, ritengo fondamentale valutare l’opportunità di attingere alle risorse del pozzo Burano, estendendone il beneficio anche ad altri Comuni delle aree interne. In quest’ottica, appare strategica l’ipotesi di realizzare un’interconnessione strutturale tra il sistema idrico delle sorgenti del Monte Nerone e pozzo Burano.
Un’opera di questo tipo non solo garantirebbe maggiore flessibilità alla rete nei periodi di severa magra, ma permetterebbe di creare una vera e propria “dorsale di soccorso” integrata, in grado di riequilibrare i flussi idrici territoriali e tutelare le comunità dell’entroterra, spesso prime vittime delle criticità di approvvigionamento.
Il pozzo Burano andrà comunque tutelato attraverso una strategia complessiva e interregionale: se i bacini idrogeologici attraversano più regioni, anche i prelievi devono essere coordinati secondo una logica unitaria.
Per quanto riguarda le aziende, non è credibile che possano dichiararsi semplici esecutrici delle volontà dell’Ambito attraverso il Piano d’Ambito. Il piano viene infatti redatto in larga parte sulla base delle indicazioni delle stesse aziende che, in quanto gestori, conoscono o dovrebbero conoscere molto bene la situazione sul campo, le criticità e le relative necessità di investimento e manutenzione.
A chi sostiene che gli utili non abbiano nulla a che vedere con gli investimenti va ricordato che un’azienda che gestisce un servizio pubblico ha nelle infrastrutture la base indispensabile del proprio lavoro. Di fronte a una situazione straordinaria come quella attuale, i costi non possono essere sostenuti esclusivamente attraverso le bollette o i finanziamenti pubblici, che rimangono comunque necessari.
In un contesto simile, destinare una parte significativa degli utili alla realizzazione delle opere necessarie rappresenterebbe un forte segnale di responsabilità e di dedizione al servizio pubblico. Rinunciare, ad esempio, ad almeno il 50% degli utili per investirli nel potenziamento e nella manutenzione delle infrastrutture sarebbe un gesto concreto e, soprattutto, la dimostrazione della volontà di ricostruire con i cittadini un rapporto oggi profondamente compromesso.
Su una cosa, tuttavia, dobbiamo essere estremamente chiari:
qualora servisse, si potrà valutare anche un rinnovamento nei ruoli di guida delle aziende, una scelta che aiuterebbe a dare nuova energia e impulso al percorso verso la risoluzione dei problemi idrici, ma dobbiamo assolutamente salvaguardare le aziende stesse e il patrimonio di professionalità e competenze che vive al loro interno. Non dobbiamo confondere la necessità di rinnovare le responsabilità e le strategie con la volontà di disperdere un bagaglio tecnico e operativo costruito in anni di esperienza.
qualora servisse, si potrà valutare anche un rinnovamento nei ruoli di guida delle aziende, una scelta che aiuterebbe a dare nuova energia e impulso al percorso verso la risoluzione dei problemi idrici, ma dobbiamo assolutamente salvaguardare le aziende stesse e il patrimonio di professionalità e competenze che vive al loro interno. Non dobbiamo confondere la necessità di rinnovare le responsabilità e le strategie con la volontà di disperdere un bagaglio tecnico e operativo costruito in anni di esperienza.
La crisi idrica non è più un’emergenza occasionale: è diventata una questione strutturale che richiede una scelta politica altrettanto strutturale.
Per questo serve ora un’assunzione di responsabilità collettiva: istituzioni, ATO, aziende e forze politiche devono mettere da parte le contrapposizioni e costruire insieme una strategia credibile, fatta di interventi immediati e di una visione di lungo periodo.
Il tempo non consente più alla politica (rappresentante delle istituzioni territoriali) di abdicare le proprie competenze a favore di “altri” in cambio di importanti riconoscimenti finanziari (dividendi) che consentono una maggior gestione dei propri bilanci, perché sull’acqua non possiamo più permetterci di rinviare le decisioni: dobbiamo iniziare a costruire oggi le condizioni per garantire il futuro.
Da Massimo Seri – Consigliere regionale















