FANO – Quattro giorni, tre città e tre linguaggi artistici si sono chiusi domenica 23 agosto nell’ex Chiesa di San Francesco di Fano, dove si è registrato il pienone per la serata conclusiva del SayFest 2026 e la proclamazione dei vincitori delle sezioni Teatro, Poesia e Musica.
Dopo le tappe di Fano a Palazzo Bracci Pagani, Urbino a Palazzo Passionei Paciotti e Pesaro a Palazzo Gradari, il festival dedicato agli artisti under 35 è tornato nella città in cui è nato per l’ultimo appuntamento della quinta edizione.
Ad aprire la serata la squadra organizzativa composta da Martina Broccoli, direttrice e co-founder del SayFest, Enrico Spelta, direttore, le co-founder Selene Chersicla, responsabile della comunicazione, e Veronica Orciari, responsabile dell’accoglienza e partnership, insieme a Clarissa Vichi, presentatrice e referente della sezione Musica.
A portare il saluto dell’amministrazione comunale è stata Lucia Tarsi, assessore alla Cultura e ai Beni culturali, che ha ricordato come la pausa dello scorso anno fosse stata legata alla volontà degli organizzatori di tornare con un progetto più ambizioso. «Volevano fare le cose più in grande e ci sono riusciti – ha sottolineato –. Non è stata soltanto una crescita negli spazi, ma anche nella qualità».
Tarsi ha evidenziato inoltre la capacità del SayFest di attrarre giovani artisti da diverse parti d’Italia: «Tutti dicono che bisogna fare cose per i giovani: Fano lo dice e lo fa». Una soddisfazione ha aggiunto, vissuta anche da insegnante, nel vedere concretizzarsi i risultati dell’investimento sulle nuove generazioni. L’assessore ha portato anche i saluti del sindaco Luca Serfilippi e del consigliere delegato alle Politiche giovanili Federico Pieretti.
Teatro, il Premio Cesare Rossi a “MAT”
Il primo verdetto della serata ha riguardato il Teatro, con il Premio Cesare Rossi da 500 euro assegnato a MAT del Collettivo Matrioska, scritto da Lidia Ferrari e portato in scena a Fano da Zelia Pelacani Catalano.
Il riconoscimento è dedicato all’attore fanese Cesare Rossi, nato nel 1829 e protagonista nella seconda metà dell’Ottocento di una delle più significative esperienze di rinnovamento della scena italiana. A Torino diede vita a una compagnia semistabile sostenuta dalla città e fu tra coloro che seppero riconoscere e valorizzare il talento della giovane Eleonora Duse.
A consegnare il premio Simone Rupoli, CEO di Schnell, main donor del festival. «Apparentemente Schnell e SayFest non hanno molto in comune: noi produciamo macchine», ha osservato. A unirli è però, secondo Rupoli, proprio la creatività, che può assumere forme diverse: trasformarsi in meccanismi, software e soluzioni tecnologiche oppure prendere corpo sulla scena teatrale.
Un parallelismo ripreso dalla stessa Pelacani Catalano raccontando il lavoro ancora in evoluzione intorno a MAT. L’idea dell’autrice Lidia Ferrari è infatti quella di sviluppare accanto all’interprete una marionetta capace di acquisire progressivamente una propria autonomia attraverso meccanismi ispirati anche alla tradizione giapponese dei karakuri.
La giuria ha premiato l’originalità con cui il primo studio affronta i temi dell’asessualità e della non genitorialità, la semplicità della costruzione scenica, affidata essenzialmente all’attrice e a una voce esterna, e la forte risposta ottenuta dal pubblico. Pelacani Catalano ha sottolineato come il tema sia nato soprattutto dalla ricerca di Ferrari e come proprio l’ampio riscontro degli spettatori dimostri che si tratta di questioni capaci di parlare a molte persone.
Giulia Indelicato vince la Poesia. E arriva già una proposta di pubblicazione
Per la sezione Poesia, il primo premio da 500 euro è andato alla ventiduenne urbinate Giulia Indelicato con Virata, il componimento presentato nella serata del 21 agosto a Urbino.
La giuria – composta da Giovanni Belfiori, Roberto Mario Danese e Salvatore Ritrovato – ha riconosciuto nel lavoro di Indelicato una ricerca capace di confrontarsi non con una rappresentazione semplicemente rassicurante del mondo, ma con la sua complessità, attraverso una scrittura fatta di immagini, ellissi e ricerca sulla forma della parola e del verso.
Nel giudizio letto sul palco da Martina Broccoli, Ritrovato ha indicato nell’“attenzione”, intesa anche come responsabilità verso il mondo, una delle possibili direzioni sulle quali proseguire il percorso poetico.
«La poesia è un tentativo di dare forma a qualcosa che non si vede», ha spiegato Indelicato. In Virata questo tentativo passa attraverso l’immagine di un abbraccio primordiale delle acque, un ritorno verso casa e verso il luogo nel quale risiedono gli affetti.
Ma la sorpresa è arrivata subito dopo la premiazione. Enrico Spelta ha annunciato che, proprio a seguito della partecipazione al SayFest, Giulia Indelicato ha già ricevuto una proposta di pubblicazione. Un primo risultato concreto nato dal festival, ancora prima della conclusione della sua quinta edizione.
Alexandra Panisi conquista il Premio Riz Ortolani
Il terzo primo premio è rimasto nelle Marche. A conquistare la sezione Musica è stata la ventenne fanese Alexandra Panisi con l’inedito Broken Pieces, aggiudicandosi il Premio Riz Ortolani da 500 euro, dedicato al compositore pesarese nel centenario della nascita.
A consegnarle il riconoscimento è stato Simone Bucchi, presidente della Fondazione Wanda di Ferdinando, che ha ricordato la vocazione filantropica della Fondazione e la scelta di sostenere percorsi rivolti ai giovani: «Il SayFest ci ha convinto da subito». La collaborazione ha rappresentato anche un ponte tra Pesaro, dove la Fondazione ha sede, e Fano.
Panisi, italo-americana, ha ricordato sul palco anche le proprie radici familiari e la presenza tra i suoi antenati di un musicista nativo americano, un’eredità musicale che sente di portare avanti. Ha inoltre ringraziato Daniele Ferri per il lavoro svolto insieme nella produzione di Broken Pieces.
Il brano racconta la fine di una relazione nella quale, con il passare degli anni, due persone cambiano in direzioni differenti, mentre una tenta ancora di salvare il rapporto e l’altra progressivamente si allontana.
Particolarmente significativo il giudizio di Katja Natalini, componente della giuria musicale, che ha evidenziato una vocalità «molto più matura e preparata» rispetto alla giovane età dell’artista. «La voce cresce insieme a noi: se Alexandra è così ora, pensate come potrà essere tra dieci anni».
Natalini ha allargato poi il giudizio all’intera sezione musicale, sottolineando un elemento emerso con forza in questa edizione: «Sto sentendo un enorme miglioramento nelle proposte e negli artisti». Percorsi diversi e livelli differenti di preparazione, ma voci che hanno ora davanti a sé il tempo per crescere e trovare una propria identità.
Murubutu: «Il rap può diventare letteratura»
Dalla premiazione il SayFest è passato quindi al suo ultimo special guest: Murubutu, nome d’arte di Alessio Mariani, rapper, autore e docente di storia e filosofia che ha costruito il proprio percorso sulla contaminazione tra hip hop, narrativa, poesia e contenuti culturali.
Intervistato da Clarissa Vichi, Murubutu è partito da una domanda centrale: il rap può essere letteratura?
«Penso di sì». Per Mariani la centralità della ritmica, l’ampiezza del lessico, l’attenzione alla metrica e l’uso delle figure retoriche avvicinano naturalmente il rap alla scrittura letteraria. Il problema, semmai, è un potenziale non sempre sfruttato: «È come un alunno che ha grandi capacità ma non si applica». Un percorso che, secondo Murubutu, potrebbe essere analogo a quello già compiuto dalla canzone d’autore, entrata progressivamente anche nei libri e nella riflessione letteraria.
Da insegnante, il rapper utilizza inoltre questo linguaggio come «un eccellente cavallo di Troia» per raggiungere studenti spesso refrattari alla didattica tradizionale. Il rap può diventare un alfabeto condiviso tra docente e alunno, capace di generare curiosità e spingere successivamente alla ricerca e all’approfondimento.
Spazio anche alla responsabilità di chi scrive, soprattutto davanti a un pubblico giovanissimo. «Un artista è libero di dire quello che vuole, ma nello stesso tempo deve avere la responsabilità delle persone alle quali si rivolge». E il confine, per Murubutu, è netto: «Un artista che elude completamente questa responsabilità è un artista libero, ma è anche un artista che se ne frega. Ed è una cosa molto diversa».
Sul rapporto tra arte e politica, Mariani ha rivendicato invece il diritto dell’arte a non essere neutrale: «È giusto che sia divisiva», perché rappresentare la realtà significa inevitabilmente confrontarsi con le sue fratture.
E ai giovani artisti è arrivato un ultimo invito, particolarmente coerente con lo spirito del festival: non avere fretta di costruire la propria identità. Prima vengono lo studio dei maestri, l’esperienza e anche «tantissimi fallimenti». In un mercato sempre più veloce, una carriera solida continua invece a richiedere una progressione lenta e graduale.
Al talk è seguita l’esibizione di Murubutu con Grecale e I marinai tornano tardi. Il primo racconta la battaglia di Giulia contro il pregiudizio e i limiti che gli altri le attribuiscono; il secondo costruisce invece il racconto dell’attesa di una donna per il marito marinaio, fino a un epilogo che trasforma quella stessa attesa in qualcosa di definitivo.
“Voci in prestito”, quando due generazioni si incontrano
Nella serata finale c’è stato spazio anche per “Voci in prestito”, progetto di EXNOVO ETS nato come spin-off del SayFest 2026.
A presentarlo Enrico Spelta insieme alla professoressa Agnese Giacomoni del liceo Nolfi Apolloni di Fano, al poeta e drammaturgo Luca Tazzari e ad Angelo Bertoglio della Fondazione di Comunità Fano Flaminia Cesano.
Il progetto ha messo in comunicazione otto studentesse con quattro anziani, attraverso il coinvolgimento di quattro centri. Giacomoni ha descritto l’esperienza come l’incontro tra due “vuoti”: quello delle vacanze estive vissuto dalle ragazze e quello, più malinconico, che può segnare la quotidianità degli anziani. Dal dialogo tra le due generazioni sono nati testi poetici raccolti nel libretto Voci in prestito.
Tazzari, che ha seguito le ragazze come tutor, ha raccontato la sorpresa di trovarsi davanti giovani autrici già dotate di una visione, di scelte estetiche e soprattutto di una propria voce. Un percorso nel quale l’avvicinamento alla poesia può partire anche dalle canzoni per trasformarsi progressivamente in qualcosa di più ampio.
Bertoglio ha invece definito il progetto una delle sfide vinte da questa edizione e, direttamente dal palco, ha invitato il SayFest a portare questi temi all’interno di un panel del Fano Social Forum.
Le otto ragazze coinvolte nel progetto sono state premiate; a rappresentarle sul palco erano presenti Susanna, Viola, Camilla e Caterina. La presentazione si è conclusa con la lettura di uno dei testi da parte di Spelta.
Una rete di sostegno dietro la quinta edizione
Per l’ultima volta in questa quinta edizione sono quindi saliti insieme sul palco Martina Broccoli, Enrico Spelta, Veronica Orciari, Selene Chersicla e Clarissa Vichi.
Un ringraziamento è andato alle realtà che hanno reso possibile il percorso del festival: Schnell, main donor che sostiene SayFest fin dalla prima edizione; Fondazione Wanda di Ferdinando, decisiva per la tappa di Pesaro; ISA Infissi, che ha sostenuto il premio della sezione Poesia; e Fondazione Carifano, che ha messo a disposizione la Corte del Nespolo di Palazzo Bracci Pagani per la prima serata e gli spazi nei quali si sono svolte le tre masterclass.
Tra i donor anche Profilglass, BCC Fano e Pietrelli, sostenitori del progetto fin dalle sue prime edizioni, assieme a Korus partner.
Spelta ha ringraziato inoltre tutte le istituzioni che hanno accompagnato il festival tra cui i comuni di Fano, Pesaro e Urbino, la Regione Marche, la Fondazione Marche Cultura, il CeNDIC – Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea, il Teatro Quirino – Vittorio Gassman, il CTU Cesare Questa – Centro Teatrale Universitario di Urbino, la Fondazione Carlo e Marise Bo, Il Resto del Carlino, Impronte Femminili, La Fondazione di Comunità Fano-Flaminio-Cesano.
Ai partner istituzionali, si sono aggiunti i ringraziamenti di Clarissa Vichi ai partner tecnici di questa edizione: Vizzo, Radio Urca, Synthposios Studios, Sonàrt, Museo della Batteria e DOMUS cartolibreria.
Il bilancio: tre città, formazione e uno sguardo oltre i quattro giorni
Per Martina Broccoli, la prima edizione diffusa del SayFest ha «non solo raggiunto, ma superato le aspettative», con una forte risposta di pubblico a Fano, Pesaro e Urbino. Ora l’obiettivo è innanzitutto consolidare il formato costruito quest’anno, a partire dalle masterclass: «Intendiamo non solo riproporle, ma puntarci ancora di più», aprendole maggiormente anche a candidati non selezionati e cittadini interessati. Lo sguardo, però, va già oltre i quattro giorni estivi: dopo l’esperienza di Voci in prestito, il festival punta a sviluppare durante l’anno piccoli spin-off dedicati ad arte, cultura e nuove generazioni, anche nelle città entrate quest’anno nella rete. E, una volta consolidato il modello attuale, resta aperta la possibilità di ampliare ancora il programma: «La scrittura creativa è il filo che unisce poesia, musica e teatro: chissà che in futuro non possa coinvolgere anche altre discipline».
A fotografare la crescita sono anche i numeri ricordati da Selene Chersicla: «Nel 2023 ci eravamo lasciati con 36 iscritti, nel 2026 siamo arrivati a 69, con partecipanti da tutta Italia e spazi pieni ogni sera. È la dimostrazione che le nuove generazioni hanno qualcosa da dire e che la comunità vuole ascoltarle». Enrico Spelta ha invece sintetizzato nella rete la direzione per il futuro: «I progetti vanno fatti insieme, vanno fatti in rete. È una visione che va promossa e incentivata. Vogliamo crescere ancora di più».
È da qui che si chiude la quinta edizione: tre vincitrici, tutte marchigiane e premiate con 500 euro ciascuna, ma un festival che ha raccolto candidature e artisti da tutta Italia e che per la prima volta ha superato i confini della città in cui è nato. Da Fano a Urbino, da Pesaro nuovamente a Fano, il SayFest ha provato a trasformare tre palchi in un unico percorso. E la direzione indicata per il futuro è già contenuta nell’ultima parola pronunciata dagli organizzatori: crescere, insieme.



















