MARCHE – Sei mesi di guerra in Iran stanno costando tanto anche alle Marche. Secondo una stima elaborata dal Centro studi CNA nazionale sono quasi 12 miliardi di euro di maggiore spesa energetica in sei mesi per l’Italia, tra carburanti, elettricità e gas. Uno “shock” che non risparmia le Marche, regione con circa 1,48 milioni di residenti e un tessuto produttivo composto da 131.054 micro e piccole imprese (15.422 quelle manifatturiere, le più energivore). (dati a luglio 2026). Il conto di sei mesi di conflitto è già costato 253 euro a marchigiano e 625 a famiglia. Per le imprese più piccole la maggiore spesa in energia nel semestre è stata di 2.860 euro mentre le imprese manifatturiere il conto è salito a 4.170 euro.
Applicando le stesse dinamiche di costo rilevate a livello nazionale, il peso della crisi energetica sulle Marche può essere stimato in circa 350–400 milioni di euro nel semestre marzo–agosto. Una cifra che rappresenta una vera e propria tassa energetica straordinaria su famiglie e imprese, in un territorio già provato da rallentamenti produttivi, aumento dei costi logistici e tensioni internazionali. (stime elaborate dal Centro Studi CNA Marche)
Carburanti: La componente carburanti è quella che incide di più: 5,8 miliardi di euro di maggiore spesa a livello nazionale nel semestre. Per le Marche, dove la mobilità privata e commerciale è essenziale per collegare aree interne, distretti produttivi e costa, il maggiore costo stimato supera i 150 milioni di euro. A luglio i prezzi medi nazionali – 1,908 €/l la benzina e 2,027 €/l il gasolio – hanno colpito in modo particolare le famiglie marchigiane, che utilizzano l’auto come mezzo primario di spostamento, e le imprese dell’autotrasporto, della logistica, dell’installazione e della manutenzione.
Elettricità:
La bolletta elettrica nazionale ha registrato un maggiore esborso di 3,7–3,8 miliardi di euro. Nelle Marche, dove il sistema produttivo è caratterizzato da manifattura diffusa, laboratori artigiani, piccole industrie e servizi, l’aumento dei prezzi dell’energia elettrica pesa per circa 120–140 milioni di euro nel semestre.
A luglio il fabbisogno elettrico italiano ha toccato un massimo storico di 32,5 TWh, +8,3% rispetto al 2025, segno che le imprese non hanno potuto ridurre la produzione per compensare i costi.
Gas:
Il gas – con un maggiore costo nazionale stimato in 2–2,2 miliardi di euro – incide in modo significativo anche nelle Marche, dove una parte rilevante delle famiglie utilizza il metano per riscaldamento e acqua calda. L’impatto regionale è stimabile in circa 70–80 milioni di euro nel semestre.
Per il segretario CNA Marche Moreno Bordoni «La guerra in Iran ha generato un effetto domino che arriva fino alle nostre botteghe, ai nostri laboratori, alle nostre case. Nelle Marche ci sono oltre 130 mila imprese e più di 600 mila nuclei familiari: tutti stanno pagando un conto energetico che non dipende da loro”.
E il presidente CNA Marche, Maurizio Paradisi aggiunge: «Questi numeri confermano ciò che le imprese marchigiane ci segnalano da mesi: la crisi energetica è diventata una tassa straordinaria che colpisce chi produce e chi vive nelle nostre comunità. Parliamo di centinaia di milioni di euro sottratti alla competitività, agli investimenti, alla crescita. Le piccole imprese non hanno strumenti per proteggersi dalle oscillazioni dei mercati energetici e non riescono a trasferire gli aumenti sui prezzi finali. Serve una strategia nazionale chiara: riduzione strutturale dei costi energetici; investimenti sulle reti; sostegno alla transizione tecnologica. Le Marche stanno reagendo, ma non possono farlo da sole».
La crisi energetica sta colpendo l’Italia e le Marche con un’intensità che rischia di frenare la ripresa economica. Per CNA Marche, la priorità è evitare che una crisi geopolitica si trasformi in un freno strutturale alla competitività regionale. Famiglie e imprese chiedono certezze, costi sostenibili e politiche energetiche lungimiranti.
Per Paradisi e Bordoni “Le misure nazionali – riduzioni delle accise, crediti d’imposta, interventi emergenziali – sono importanti, ma non bastano. Chiediamo che il Governo acceleri su: sostegni mirati alle micro e piccole imprese, stabilizzazione dei prezzi dell’energia, investimenti sulle infrastrutture energetiche regionali, incentivi per l’autoproduzione e l’efficienza.















