PESARO 18 SETTEMBRE – La crisi idrica che ha interessato Pesaro e la provincia nel periodo di Ferragosto è stata al centro della conferenza stampa organizzata oggi, venerdì 18 settembre, da Futuro Nazionale nella Sala del Consiglio comunale di Pesaro. L’iniziativa, promossa dai comitati territoriali di Pesaro, Fano, Gabicce Mare e Tavullia, è stata dedicata alle cause delle rotture dell’acquedotto, alle criticità infrastrutturali, alla situazione di alcuni pozzi e agli accertamenti richiesti agli enti competenti. A intervenire è stata Pia Perricci di Futuro Nazionale Pesaro, che ha illustrato la ricostruzione compiuta dal movimento attraverso documenti storici e accessi agli atti. «Abbiamo spolverato un po’ di libri storici e abbiamo trovato delle notizie molto rilevanti», ha spiegato Perricci, facendo riferimento a una pubblicazione che ripercorrerebbe la storia dell’acquedotto di Pesaro fin dall’epoca fascista. Secondo quanto affermato durante la conferenza, durante la giunta guidata dall’allora sindaco Tornati sarebbe stata commissionata una perizia alla Snam a causa delle frequenti rotture della rete. «Questa perizia non si sa che fine abbia fatto, non si riesce a ritrovare da nessuna parte – ha sostenuto Perricci –. In quella perizia si dice chiaramente che i prodotti utilizzati sono buoni, ma che l’acquedotto continuerà sempre a rompersi perché è stato costruito con criteri non consoni».
È proprio partendo da questa ricostruzione che Futuro Nazionale ha deciso di presentare un esposto e di chiedere l’intervento delle istituzioni competenti. Perricci ha contestato le ricostruzioni che attribuiscono quanto accaduto alla sola sfortuna, sostenendo che le criticità della rete fossero conosciute da tempo. «È materialmente impossibile che Tornati non sappia quali sono le problematiche dell’acquedotto – ha dichiarato – ed è altrettanto non sostenibile che non lo sappia Ceriscioli, considerato che è stato anche presidente di Ato». Un secondo fronte sollevato durante la conferenza riguarda quella che Futuro Nazionale definisce la mancanza di un “piano B” durante l’emergenza. «Documentalmente è riscontrato che ci sono dei pozzi che risultano essere inquinati e che non possono essere pertanto utilizzati – ha affermato Perricci – e anche per questo abbiamo chiesto l’intervento della Procura».
Secondo quanto riferito dalla rappresentante di Futuro Nazionale, in seguito agli esposti sarebbero stati aperti due fascicoli in Procura, uno affidato alla dottoressa Gallucci e uno al dottor Mescolini, successivamente riunito al primo procedimento. Perricci ha poi illustrato l’esito degli accessi agli atti effettuati presso diversi enti. «Abbiamo fatto accesso agli atti al Comune e il Comune dice di non avere documenti perché è passato troppo tempo. L’Arpam ci ha mandato 38 pagine, mentre dall’Ast sono arrivate 17mila pagine: circa 8mila cartacee e le restanti 9mila digitalizzate». Una situazione che, secondo Futuro Nazionale, merita ulteriori approfondimenti. «Il Comune dice di non avere nulla e non è sostenibile – ha aggiunto Perricci – perché tutti gli atti abbiamo visto che sono passati per il Comune». Nel corso dell’incontro è stata affrontata anche la situazione dei pozzi della zona di Borgheria, che, secondo la ricostruzione presentata da Perricci, risulterebbero contaminati dal 2003. La rappresentante di Futuro Nazionale ha inoltre richiamato una deliberazione del 2024 con la quale, a suo dire, durante la presidenza provinciale di Paolini la vicenda sarebbe stata archiviata sostenendo l’impossibilità di individuare i responsabili della contaminazione.
Perricci ha quindi indicato la presenza nella zona di impianti e serbatoi legati all’area di servizio situata lungo l’autostrada tra Fano e Pesaro, sostenendo che, a giudizio del movimento, siano necessari ulteriori approfondimenti sulle cause dell’inquinamento. «A nostro parere non sono state fatte le dovute indagini – ha dichiarato –. Bisogna andare a verificare perché questi pozzi non possono essere utilizzati e quanti soldi sono stati spesi dal 2003 ad oggi, perché non risulta nulla di tutto ciò negli atti». Futuro Nazionale ha dunque annunciato di voler proseguire nella richiesta di chiarimenti sulla gestione della rete idrica, sulla documentazione disponibile e sulle condizioni ambientali delle aree interessate. «Ci sono tutta una serie di documenti che oggi mostreremo – ha concluso Perricci – che sono alquanto pesanti e scottanti e non coincidono con le dichiarazioni fatte né da Tornati né da Ceriscioli». Le ricostruzioni sulle cause delle rotture, sulla contaminazione dei pozzi e sulle eventuali responsabilità riportate durante la conferenza costituiscono affermazioni e contestazioni formulate da Futuro Nazionale nell’ambito degli esposti e degli accertamenti richiesti.















