“Torneremo dai padroni e gli taglierem la testa, ohi lì ohi là, comunismo e libertà». È lo stornello intonato a squarciagola da alcuni esponenti del Partito Democratico durante “Amelia”, la Festa provinciale dei Giovani Democratici di Pesaro-Urbino, organizzata al Circolo Arci di Villa Fastiggi.
Non si tratta, però, soltanto delle parole pronunciate durante una festa. Il video dell’esibizione è stato infatti pubblicato sui canali social della manifestazione con la scritta “Compagni veri” e, a un giorno dalla pubblicazione, risulta ancora online, corredato anche da interazioni e like. Un elemento che rende inevitabile chiedersi se quel contenuto sia stato semplicemente tollerato oppure, almeno sul piano della comunicazione, condiviso da chi ha scelto di pubblicarlo.
Non siamo di fronte a una innocua canzone popolare intonata con leggerezza. Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate in un contesto politico. Evocare il taglio della testa dei “padroni” richiama una retorica di odio ideologico e di violenza politica che appartiene alle pagine più buie della nostra storia recente.
Nel filmato sembrerebbe inoltre intravedersi Riccardo Bernardi, segretario regionale dei Giovani Democratici delle Marche. Non intendiamo formulare identificazioni definitive sulla base delle sole immagini: chiediamo però al diretto interessato e ai vertici dei Giovani Democratici di chiarire pubblicamente se Bernardi fosse presente e se sia effettivamente lui la persona che nel video sorride durante l’esibizione. Noi naturalmente speriamo di no.
La vicenda assume un significato ancora più politico perché avviene proprio nell’ambito della festa nella quale Matteo Ricci e Giuseppe Conte hanno rilanciato l’alleanza tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, discutendo della costruzione di un programma comune per il cosiddetto campo largo.
La domanda, allora, è inevitabile: è questo il clima nel quale il campo largo intende costruire il proprio programma? La lotta ai “padroni” a colpi di teste da tagliare?
Giuseppe Conte, sempre pronto a impartire lezioni di legalità agli avversari ma assai più indulgente nei confronti di Matteo Ricci — attualmente indagato dalla Procura di Pesaro e, come ogni persona sottoposta a indagine, da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva — non vorrà forse liquidare anche questo episodio come semplice folklore o goliardia? Chi aspira a governare il Paese e le sue istituzioni ha il dovere di respingere senza ambiguità qualsiasi linguaggio che evochi violenza nei confronti di imprenditori, datori di lavoro o presunti avversari sociali.
*E poi si chiedono perché il campo largo venga guardato con sempre maggiore diffidenza proprio da imprenditori, manager e rappresentanti del mondo produttivo, come emerso anche dal dibattito al Forum di Cernobbio.* Se da una parte si cerca il dialogo con chi crea lavoro e ricchezza, dall’altra si lasciano circolare, persino sui propri canali social, messaggi che evocano il “taglio della testa ai padroni”: è davvero questa la cultura politica con cui il centrosinistra pensa di conquistare la fiducia del mondo produttivo?
Attendiamo dunque dal leader del Movimento 5 Stelle e dai vertici del Partito Democratico una presa di distanza chiara, immediata e senza equilibrismi. Se parole analoghe fossero state cantate durante una festa della destra, siamo certi che la sinistra avrebbe chiesto dimissioni, condanne politiche e interrogazioni parlamentari nel giro di poche ore. La violenza politica non diventa accettabile perché viene cantata con il sorriso. E l’odio di classe non diventa libertà soltanto perché qualcuno decide di esibirlo durante una festa giovanile”.















