Al Castello di Gradara e a Pesaro due giorni dedicati alla violenza sulle donne. Incontro con Bruna Colacicco

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Il “femminicidio medievale” di Francesca da Rimini si lega alla storia e alla cronaca dei nostri giorni. Al castello di Gradara e a Pesaro due giorni dedicati alla violenza sulle donne con focus sulla violenza assistita dai bambini e dai ragazzi che vivono nelle famiglie in cui vi è un genitore abusante. La voce è quella di Bruna Colacicco, scrittrice e pediatra milanese, che ha presentato il suo libro “Eppure sono lieve” (seconda edizione 2026), un romanzo potente che racconta una storia vera ed esemplare. “Attraverso il linguaggio del romanzo e della fiction, dice Colacicco, si riesce ad arrivare a tutti e a spiegare in modo efficace un fenomeno complesso come la violenza di genere”

Emblematicamente, i due giorni di presentazione del libro hanno preso il via dal Castello di Gradara, il luogo che – secondo la leggenda – vide la vicenda d’amore di Paolo e Francesca, resa celebre dai versi di Dante Alighieri nella Commedia che ammanta di rara dolcezza una narrazione difficile e consegnandoci alcuni tra i testi più belli e più tragici della letteratura italiana. Il libro presentato racconta una storia drammatica di manipolazione e di “violenza psicologica” domestica: attraverso la tecnica della doppia narrazione, l’autrice propone la vicenda drammatica della protagonista, che narra di se’ e della sua storia in parallelo alla narrazione dell’amica che fornisce il punto di vista dell’osservatore, meno coinvolto e più obiettivo. La violenza psicologica spesso è più difficile da individuare: per la vittima diventa arduo delineare i contorni di ciò che viene consumato a suo danno e non di rado anche i figli sono vittime di tutto questo.

“Il libro si integra in modo potente con la storia del luogo – spiega Bruna Colacicco – se ai tempi di Gianciotto Malatesta era socialmente e legalmente accettato che un marito considerasse la propria moglie come proprietà privata, punendo con la morte la sua libertà di scelta, oggi – anche se lo scenario legislativo è assolutamente cambiato – la dinamica antropologica della violenza rimane la stessa. Molti uomini continuano a manifestare una possessività tossica, incapaci di accettare la fine di una relazione o l’autonomia della partner. La tragedia di Paolo e Francesca, uccisi entrambi per aver violato quel vincolo di possesso, rivive oggi nella piaga drammaticamente contemporanea dei femminicidi e delle violenze domestiche”. Le due iniziative, a Pesaro e a Gradara,  sono state promosse dal servizio VOCI, dell’Ambito territoriale e Sociale 1 di Pesaro, l’organismo che progetta e coordina e politiche sociali. È gestito dalla cooperativa sociale “Labirinto”. “Voci” è nato per sostenere bambine, bambini, ragazze, ragazzi che hanno vissuto o stanno vivendo una situazione di violenza all’interno delle mura domestiche e delle loro mamme.

Domenica 6 settembre l’iniziativa si è spostata a Pesaro, al Giardino di Rocca Costanza. La psicologa coordinatrice del servizio Voci, Stella Grassetti ha moderato entrambi gli incontri che hanno visto l’importante partecipazione delle istituzioni. Ai due appuntamenti hanno partecipato il sindaco di Gradara, Filippo Gasperi e l’assessora alle Politiche educative e sociali e Pari Opportunità, Angela Bulzinetti, mentre a Pesaro era presente l’assessore alle Politiche sociali, Luca Pandolfi. “La sinergia tra le istituzioni pubbliche e gli operatori sociali – commenta l’assessore Luca Pandolfi  – ci permette di offrire i migliori  servizi a sostegno delle donne vittime di violenza e  dei figli che accompagnano la madre in queste difficili situazioni. Cerchiamo di promuovere tra i cittadini, ed in modo particolare tra i giovani,  una nuova cultura del rispetto e della non violenza. L’incontro con Bruna Colacicco si colloca in questo contesto”.

“La presenza delle istituzioni – aggiunge Colacicco – dimostra la centralità dei presidi pubblici nei casi di violenza, permettono di prevenire l’escalation della violenza psicologica e offrono alle donne gli strumenti per sottrarsi a relazioni tossiche prima che si trasformino in tragedia. Oggi il Castello di Gradara, teatro del mito dantesco, diventa anche avamposto di consapevolezza contemporanea: un luogo dove la memoria storica si confronta con il presente e dove le istituzioni ribadiscono il proprio impegno quotidiano per dire basta ai femminicidi e a ogni forma di abuso”.

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