MARCHE – “Immaginiamo una persona anziana. Una pensionata. Una mamma che deve fare gli esami al proprio figlio. Una persona che ha una prescrizione medica in mano e che, leggendo la notizia, teme improvvisamente di dover mettere mano al portafoglio.
«Da settembre gli esami si pagano».
È questo il messaggio che rischia di arrivare ai cittadini dalla polemica sollevata dalla consigliera regionale Micaela Vitri.
Ma è davvero così?
No. O, quantomeno, non lo si può affermare semplicemente perché un singolo laboratorio privato convenzionato ha raggiunto il limite delle prestazioni erogabili in regime di Servizio sanitario nazionale.
Perché il diritto alla salute non può essere confuso con il diritto di effettuare gli esami sempre e comunque nello stesso laboratorio.
Se una struttura privata convenzionata non può più erogare determinate prestazioni in regime SSN, la prima domanda da fare dovrebbe essere un’altra:
«Dove può andare il cittadino?»
Esistono altri laboratori convenzionati? Ci sono disponibilità nelle strutture pubbliche? Il cittadino viene correttamente indirizzato attraverso il sistema sanitario?
Sono queste le risposte che le persone hanno bisogno di conoscere.
A Pesaro, per esempio, risultano attive altre possibilità per effettuare prelievi ed esami in regime di Servizio sanitario nazionale.
Il Laboratorio Analisi Città di Pesaro, in viale Cialdini 11, indica tuttora il servizio SSN, mentre è operativo anche il punto pubblico dell’AST di via Redipuglia, al quale si accede attraverso la prenotazione sulla piattaforma sanitaria regionale.
Per questo, prima di dire ai cittadini «dovete pagare», sarebbe necessario verificare l’intera rete di servizi disponibili.
MA C’È UNA DOMANDA CHE QUALCUNO DOVREBBE FARE ALLA CONSIGLIERA VITRI
Perché oggi questo problema viene presentato come se fosse una novità assoluta?
Perché l’impressione è che tutto sia improvvisamente crollato il 1° settembre?
La realtà è che situazioni simili si sono già verificate in passato.
E non quando governava l’attuale maggioranza.
Il 30 agosto 2020, quando presidente della Regione Marche era ancora Luca Ceriscioli e governava il centrosinistra, Il Resto del Carlino pubblicava un titolo inequivocabile:
«Prelievi, assalto ai laboratori privati. E il budget regionale è già finito».
All’epoca il problema riguardava gli otto laboratori privati convenzionati della provincia di Pesaro e Urbino, compresa BioLab di Fano.
Non solo.
Situazioni analoghe erano già emerse anche negli anni precedenti: nel 2013 le disponibilità si erano esaurite già a luglio e nel 2014 addirittura a maggio.
Quindi la domanda è semplice.
Dov’era allora la stessa indignazione?
Dov’erano gli appelli sul diritto alla salute «a esaurimento»?
Perché quando governava il centrosinistra la questione veniva affrontata come un problema organizzativo da risolvere, mentre oggi diventa la prova che il sistema sanitario regionale starebbe abbandonando i cittadini?
Nel 2020, inoltre, la risposta politica non fu quella di dire che la sanità pubblica era finita.
L’allora consigliere regionale Andrea Biancani indicò, tra le soluzioni, la riapertura del punto prelievi di via Commandino.
In altre parole: si cercavano alternative.
Ed è esattamente quello che dovrebbe interessare oggi ai cittadini.
Perché se esiste una criticità nella programmazione sanitaria, va affrontata. Se le risorse sono insufficienti, va detto chiaramente. Se i cittadini incontrano difficoltà ad accedere agli esami, bisogna trovare una soluzione.
Ma prima di diffondere il messaggio che «dal 1° settembre gli esami si pagano», bisogna verificare se davvero tutte le possibilità offerte dal Servizio sanitario nazionale siano esaurite.
Non basta che una porta si chiuda per dire che tutta la città è rimasta senza porte aperte.
Ed è questo il punto che, troppo spesso, nella polemica politica si dimentica.
La salute non deve diventare uno strumento per spaventare le persone.
Una signora che deve fare le analisi non ha bisogno di leggere l’ennesimo scontro tra maggioranza e opposizione.
Ha bisogno di sapere dove andare.
La politica dovrebbe partire da qui. Dai cittadini. Non dalla polemica.
Perché se c’è un problema, va risolto.
Ma se esistono alternative, devono essere comunicate.
E soprattutto, non si può trasformare la difficoltà di una singola struttura in un messaggio di paura per migliaia di cittadini.
La salute è troppo importante.
E proprio per questo merita verità, trasparenza e soluzioni.
Non allarmismi”.
Avv. Pia Perricci
Referente Provinciale Pesaro e Urbino
Futuro Nazionale















