ANCONA, 4 AGOSTO – Lo svuotamento della diga del Furlo arriva in Consiglio regionale. A portare il caso in aula è il consigliere della Lega Nicolò Pierini. L’obiettivo è fare luce sulla scomparsa di Riccardo Branchini, il giovane di Acqualagna di cui non si hanno più notizie dall’ottobre del 2024. Nei pressi della diga furono ritrovati la sua auto e i suoi effetti personali. Così Pierini: «La scorsa settimana l’interrogazione è stata rinviata perché era in discussione la proposta sul Piano regionale dei rifiuti. Oggi finalmente possiamo affrontarla. Ho voluto portare il tema in Consiglio regionale per conoscere lo stato di avanzamento dell’iter, considerato che sia l’assessore competente sia il presidente Francesco Acquaroli hanno preso a cuore questa situazione. Ora non ci sono più scuse: bisogna procedere con lo svuotamento della diga». «In precedenza – prosegue Pierini – l’operazione era stata bloccata dalla Provincia per questioni ambientali. Adesso la politica deve rispondere e dare risposte a una famiglia che da troppo tempo vive una situazione drammatica. La Regione deve esercitare la massima pressione sulla Provincia affinché si proceda definitivamente allo svuotamento della diga».
Negli ultimi mesi la madre di Riccardo, Federica Pambianchi, ha portato avanti una lunga battaglia per ottenere lo svuotamento dell’invaso. Prima dell’estate, un decreto regionale aveva autorizzato le operazioni entro il 31 maggio. Il parere della Provincia, che prevedeva lo svaso e il successivo reinvaso alla velocità di un metro al giorno per tutelare la fauna ittica, ha però fatto slittare i tempi. La mobilitazione è proseguita con manifestazioni, appelli alle istituzioni e una petizione online. Nei giorni scorsi Federica Pambianchi ha incontrato il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, che si è detto favorevole allo svuotamento. Favorevole anche il neopresidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Alberto Alessandri. Oggi in aula, ad Ancona, erano presenti anche la madre e la nonna di Riccardo. «Spero che lo svuotamento della diga venga effettuato e, soprattutto, che avvenga in tempi brevi – afferma Federica Pambianchi –. In passato ho già ricevuto due risposte negative: una nella primavera scorsa e una nel 2024. Questa situazione è devastante dal punto di vista psicologico e fisico. Non ce la faccio più, sono stanca e anche l’attesa mi fa stare male». «Dopo quasi due anni ho bisogno di sapere dove si trova mio figlio, se devo cercarlo altrove oppure se è lì sotto. Ho bisogno di conoscere la verità, perché vivere così è straziante. Lo scorso anno abbiamo aspettato e sperato. Poi è arrivato il decreto ufficiale, seguito però dalle opposizioni che hanno fermato tutto. La ferita per la scomparsa di mio figlio resterà sempre aperta, ma questa attesa l’ha resa ancora più dolorosa», conclude la madre di Riccardo.
















