“Il voto in Sassonia-Anhalt dice una cosa semplicissima: se la prossima volta non andiamo davvero tutti insieme, la gente ci prende a zampate. L’aria in Europa è questa, e il prossimo anno non si vota soltanto in Italia: si vota in Francia, si vota in Spagna, domenica prossima si vota in Svezia. Sono elezioni che segneranno la differenza tra chi vuole un’Europa più forte e più unita e chi invece lavora alla disgregazione europea. In Italia o viene confermato il governo Meloni, la peggiore destra del dopoguerra, oppure vinciamo noi: e cambia lo scenario non solo per il nostro Paese, ma per l’Europa intera. L’unità progressista e democratica costruita in questi mesi non è un’opzione, è un dovere”, così Matteo Ricci, europarlamentare PD, intervenuto a Pesaro alla presentazione del libro di Giuseppe Conte “Una nuova primavera”.
“Chi ha bloccato in questi anni la revoca del diritto di veto in Europa? Il governo italiano, come tutti i sovranisti. – dichiara Ricci – In un mondo che si sta riorganizzando in modo drammatico e veloce, tutto basato sulla forza e sugli affari, non possiamo permetterci un Consiglio europeo che decide all’unanimità sulla politica estera e su tante altre politiche fondamentali: nemmeno nelle assemblee di condominio si decide all’unanimità. Questo vale anche per la difesa. Noi siamo contro il riarmo nazionale e su questo non ci devono essere alibi per dividersi, perché le forze di opposizione, con sfumature diverse, sono tutte contro il riarmo nazionale. – aggiunge – Io sono un pacifista pragmatico e so quanto conti la deterrenza per mantenere la pace. Ma la deterrenza non si costruisce rafforzando i singoli eserciti nazionali, a partire da quello tedesco: si costruisce con l’esercito comune europeo. Se mettessimo insieme oggi gli eserciti nazionali, senza spendere un euro in più, avremmo una forza superiore a quella russa. Invece si va avanti con il riarmo nazionale, con tutte le sue contraddizioni. – prosegue – Sull’Ucraina la storia delle responsabilità del passato può tenerci qui per ore, ma nel 2022 c’è stato un Paese aggredito e un aggressore, e senza il sostegno europeo di questi anni oggi non avremmo un negoziato, avremmo un’invasione completata. Il punto è che l’Europa non ha fatto il passo successivo: non ha svolto il ruolo di mediatore che le spetta. La tregua di tre giorni tra Kiev e Mosca è un piccolo segnale di speranza, ma la mediazione l’abbiamo delegata agli Stati Uniti e così rischiamo un accordo di pace fatto sulla testa degli europei. In Medio Oriente non abbiamo toccato palla davanti alla strage nella Striscia di Gaza. E il ministro Tajani continua a girare il mondo da solo: senza una voce europea forte e autorevole la politica estera italiana è ininfluente. – aggiunge – Poi c’è il capitolo economico, che deve stare al centro del programma. L’Italia è ultima in Europa per crescita, allo 0,5%, e ci arriva con il PNRR ancora in pancia, quel Next Generation EU che questa destra ha votato contro e che il governo Conte e autorevoli esponenti del Partito Democratico, a partire da David Sassoli, hanno portato a casa. Senza PNRR saremmo in recessione. Il PNRR finisce: qual è la politica di investimenti per il prossimo anno? Qual è la politica di crescita? Non c’è risposta. Mi occupo di trasporti in Europa, sono vicepresidente della commissione: nel periodo del Piano Ferrovie dello Stato ha investito circa 12 miliardi l’anno, e sappiamo che cosa succede quando quei soldi finiscono. Intanto gli extraprofitti dell’energia non vengono tassati e i soldi si vanno a prendere da chi non arriva alla fine del mese. – conclude – L’alternativa si costruisce sul programma e sui problemi quotidiani delle persone, e si costruisce con l’alleanza più ampia possibile: con una legge elettorale in cui chi prende un voto in più prende tutto, non possiamo permetterci di lasciare fuori nessuno. Le difficoltà del passato vanno superate. Il messaggio per la prossima volta è uno solo: o di qua o di là, a casa non si può stare. L’unità del campo progressista e democratico è un dovere civico e politico che dobbiamo ai nostri figli, perché l’estrema destra non deve governare né l’Italia né l’Europa”.















