Riccardo Branchini, chiesta l’archiviazione dell’inchiesta per istigazione al suicidio: “Ma la ricerca della verità continua”

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PESARO 27 MAGGIO – Nuovo sviluppo nel caso della scomparsa di Riccardo Branchini, il 19enne di Acqualagna sparito nell’ottobre 2024. La Procura ha presentato una richiesta di archiviazione del fascicolo aperto per istigazione al suicidio, una decisione che segna una svolta nelle indagini ma che, come sottolinea il legale della famiglia, non mette fine alla ricerca della verità. A confermarlo è stata Elena Fabbri, avvocato della famiglia Branchini, intervenuta durante la trasmissione televisiva Chi l’ha visto?

«C’è stata questa novità recentissima, è arrivata appunto la richiesta di archiviazione del fascicolo che riguarda l’istigazione al suicidio di Riccardo Branchini», ha dichiarato il legale. «Stiamo prendendo visione delle carte per vedere tutta l’attività che è stata svolta». L’attenzione, in questa fase, si concentra soprattutto sul significato dell’archiviazione. La legale ha infatti voluto rassicurare i familiari del giovane: «Una richiesta di archiviazione non significa che verranno lasciati soli nella ricerca di Riccardo, perché noi continueremo comunque a cercare risposte». La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per la famiglia del ragazzo, che continua a chiedere nuove verifiche nell’area della diga del Furlo, dove il giorno della scomparsa venne ritrovata l’auto del 19enne con all’interno i suoi effetti personali.

Solo pochi giorni fa circa un centinaio di persone hanno partecipato al sit-in silenzioso organizzato dall’associazione Gens Nova alla Golena del Furlo, in segno di vicinanza ai familiari. «Non è una manifestazione, è un abbraccio collettivo», aveva spiegato la madre di Riccardo, Federica Pambianchi, ringraziando i presenti per il sostegno ricevuto in questi lunghi mesi. La donna continua a chiedere con forza lo svuotamento della diga. «Vorrei che si capisse quanto sarebbe importante intervenire nell’immediatezza. È una questione di umanità», ha detto. «Sono passati ormai 19 mesi e bisogna tenere conto anche della decomposizione di un corpo. Ho paura che, se un giorno si decidesse di svuotare la diga, poi non ci sarebbe più niente».

Nei giorni scorsi è emersa anche la lettera lasciata da Riccardo prima della scomparsa, finora rimasta agli atti dell’inchiesta. Un documento che, secondo la madre, non chiude definitivamente nessuna pista. «Non escludo nemmeno la possibilità di una fuga», ha spiegato. «Lui parla di “involucro esterno”: dice che scompare il corpo, non l’anima. Questa cosa mi dà un po’ di speranza. Però non posso continuare a vivere nel dubbio che sia o non sia nella diga. Ho bisogno di una certezza». La richiesta di archiviazione, dunque, potrebbe chiudere uno specifico filone investigativo, ma non il caso Branchini, che continua a lasciare interrogativi aperti e una famiglia ancora in attesa di risposte.

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