Riccardo Branchini, la madre scrive a Mattarella: «Mi aiuti a portare la ricerca fino in fondo»

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Federica Pambianchi si rivolge al Presidente della Repubblica e torna a chiedere lo svuotamento della Diga del Furlo: «Non posso continuare a vivere per sempre nel dubbio»

ACQUALAGNA, 11 LUGLIO – Aveva già scritto al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ora ha deciso di rivolgersi anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A scrivere è Federica Pambianchi, madre di Riccardo Branchini, il giovane di 19 anni originario di Acqualagna scomparso nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2024 nei pressi della Gola del Furlo, in provincia di Pesaro e Urbino. Nonostante le approfondite e ripetute ricerche, il corpo del ragazzo non è mai stato ritrovato. Poche ore dopo la scomparsa, le forze dell’ordine avevano rinvenuto la sua automobile nei pressi della diga del Furlo. All’interno del veicolo c’erano gli indumenti e tutti i suoi effetti personali. «L’automobile di Riccardo è stata ritrovata presso la diga del Furlo con tutti i suoi effetti personali all’interno: portafoglio, documenti, denaro, chiavi, scarpe, zaino e vestiti», scrive la madre. «C’era tutto. Tutto, tranne lui».

«Da quel giorno la mia vita si è fermata»

La lettera si apre con parole cariche di dolore. «Signor Presidente, mi chiamo Federica Pambianchi e Le scrivo con il massimo rispetto, ma soprattutto con il cuore di una madre che da quasi ventuno mesi vive un dolore che nessuna parola riuscirà mai a descrivere». «Il 13 ottobre 2024 è scomparso mio figlio, Riccardo Branchini. Da quel giorno la mia vita si è fermata». Federica Pambianchi ricorda che per dieci giorni furono effettuate ricerche senza sosta e che la Procura della Repubblica aprì un’indagine per istigazione al suicidio, svolgendo tutti gli accertamenti ritenuti necessari. «Oggi quel procedimento è prossimo alla conclusione, ma io continuo a non sapere dove sia mio figlio», scrive. «Non so se sia vivo. Non so se sia morto. Non so dove cercarlo. Non so dove portargli un fiore». Poi aggiunge: «Una madre dovrebbe sapere dov’è suo figlio. Dovrebbe poterlo abbracciare oppure, se il destino è stato crudele, avere almeno un luogo dove piangerlo. Io non ho nulla di tutto questo».

Le ricerche lungo il fiume

Da quasi ventuno mesi la madre continua a cercare Riccardo nei luoghi della scomparsa, insieme ai volontari e ai familiari, ma spesso anche da sola. «Ogni giorno torno nei luoghi della sua scomparsa», racconta. «Lo cerco con i volontari, con la mia famiglia e, molto spesso, completamente sola». «Cammino lungo il fiume, tra rovi, pietre e vegetazione, affrontando sentieri difficili e zone impervie. Ci sono però luoghi che non posso raggiungere senza un intervento organizzato». Nonostante le difficoltà, Federica Pambianchi non si arrende. «Eppure continuo a cercarlo. Perché una madre non può smettere di cercare suo figlio».

La richiesta di svuotare la diga

Al centro della lettera c’è la richiesta di completare le ricerche attraverso lo svuotamento della diga del Furlo. «Da quasi ventuno mesi chiedo che venga effettuato lo svuotamento della diga del Furlo affinché l’invaso possa essere controllato in modo completo e non resti alcun dubbio». Secondo quanto riferito dalla madre, la Regione Marche aveva predisposto un progetto per consentire le ricerche. Successivamente sarebbero state presentate opposizioni legate alla tutela della fauna ittica e al rischio di moria dei pesci, proponendo invece un abbassamento graduale del livello dell’acqua. «Comprendo il valore della tutela dell’ambiente e il rispetto che si deve alla natura», scrive. «Ma ciò che vedo ogni volta che mi reco sul posto rende questa situazione molto difficile da comprendere». La madre descrive la valle della diga e il corso del fiume come luoghi segnati dalla presenza di detriti e rifiuti.

«Sono presenti enormi accumuli di rami e tronchi trascinati dalle piene, intrecciati gli uni agli altri e mescolati a rifiuti di ogni genere». Pambianchi riferisce inoltre di aver ricevuto fotografie che documenterebbero la presenza di grandi tubazioni già da almeno due anni prima della scomparsa di Riccardo. «Si tratta di materiali rimasti sul posto dopo l’alluvione che colpì Cantiano nel 2022 e che, ancora oggi, non sono stati rimossi». Lungo il fiume, prosegue, si troverebbero «tavoli, sedie, mobili, materassi, frigoriferi, tubi di plastica, vestiti e numerosi altri rifiuti». «Mi domando se parte di tutto questo materiale non si trovi anche sul fondo del fiume o all’interno dell’invaso». La madre dice quindi di fare fatica a comprendere le opposizioni allo svuotamento. «Per questo faccio fatica a comprendere come il principale motivo di opposizione allo svuotamento possa essere la tutela della fauna ittica e il rischio di moria dei pesci, quando quello stesso ambiente appare da anni interessato dalla presenza di detriti e rifiuti che avrebbero meritato interventi di rimozione». Secondo quanto le risulta, «la diga non viene completamente svuotata e sottoposta a una pulizia approfondita dal 1981».

«Il tempo è ciò che più mi spaventa»

La preoccupazione principale resta il trascorrere del tempo. «Nel frattempo il tempo continua a passare. Ed è proprio il tempo ciò che più mi spaventa». «Con il trascorrere dei mesi aumenta il timore che, qualora Riccardo fosse nell’invaso, la decomposizione e i processi naturali possano rendere sempre più difficile, se non impossibile, ritrovare ciò che resta di lui». «Ogni giorno che passa potrebbe allontanare la possibilità di dare una risposta a una madre che attende da quasi ventuno mesi». Federica Pambianchi ha quindi presentato nuovamente alla Regione Marche una richiesta affinché lo svuotamento possa essere programmato nel mese di settembre, dopo le criticità legate alla siccità estiva.

Il ritrovamento dei boxer

Qualche settimana fa, durante una delle ricerche, la madre ha trovato lungo il fiume un paio di boxer che potrebbero appartenere a Riccardo. «Li ho immediatamente consegnati alla Procura della Repubblica, che procederà con gli accertamenti del Dna». «Non so quale sarà l’esito di quelle analisi», aggiunge. «So soltanto che questo ritrovamento rafforza ancora di più la necessità di verificare quel luogo fino in fondo, senza lasciare nulla di intentato».

L’appello al Presidente Mattarella

Nella lettera Federica Pambianchi afferma di essere consapevole che il Presidente della Repubblica non possa sostituirsi alla magistratura o agli enti competenti. «Ma Lei rappresenta l’unità della nostra Repubblica ed è il garante dei valori fondamentali su cui essa si fonda». Per questo chiede a Mattarella di rivolgere la propria attenzione alla vicenda, affinché tutte le istituzioni coinvolte possano valutare con urgenza ogni soluzione utile a consentire lo svuotamento della diga e il completamento delle ricerche. «Non Le chiedo un privilegio. Non Le chiedo un favore». «Le chiedo soltanto di aiutarmi a fare in modo che venga fatto tutto ciò che è umanamente e concretamente possibile prima che il tempo cancelli definitivamente ogni possibilità di restituire una risposta». La madre chiede soltanto di conoscere la verità. «Io non desidero altro che conoscere la verità. Poter riportare Riccardo a casa. Oppure sapere, con certezza, che non è lì». «Ma non posso continuare a vivere per sempre nel dubbio». La lettera si conclude con un appello diretto al Capo dello Stato. «La prego, Signor Presidente, mi aiuti. Mi aiuti affinché questa ricerca venga portata fino in fondo». «Perché nessuna madre dovrebbe attendere quasi due anni senza sapere dove si trova suo figlio». Nel frattempo continuano ad arrivare segnalazioni che, dopo le verifiche, si rivelano non collegate a Riccardo. In questi giorni alla madre sono giunte quattro segnalazioni provenienti da Trento, Mantova, Napoli e dall’America. Federica Pambianchi continua inoltre le ricerche nei pressi della diga, con la collaborazione dei volontari e dei familiari.

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