ANCONA – Il riconoscimento Unesco ai teatri condominiali dell’Italia centrale non è soltanto un tributo alla loro bellezza architettonica: è la consacrazione internazionale di un modello culturale e produttivo che nelle Marche ha trovato una delle sue espressioni più alte. CNA Marche accoglie con soddisfazione una notizia che parla direttamente al cuore della regione: dietro ogni palco, ogni fregio, ogni sipario c’è la mano degli artigiani marchigiani, custodi di un sapere che oggi entra ufficialmente nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità.
“Il riconoscimento Unesco – afferma Olivia Monteforte, presidente regionale CNA Artistico e Tradizionale – restituisce centralità a un universo produttivo che da oltre due secoli trasforma il saper fare in cultura condivisa. Falegnami, ebanisti, decoratori, stuccatori, doratori, fabbri, liutai e scenografi hanno scritto, con le loro mani, la storia dei nostri teatri e delle nostre comunità”.
Dietro le quinte dei teatri condominiali vive infatti un sistema di competenze che non appartiene al passato: è un patrimonio attivo, fatto di botteghe, laboratori, scuole di mestiere e nuove professionalità capaci di dialogare con il design, le arti contemporanee, il turismo culturale e le tecnologie.
CNA Marche sottolinea come attorno ai teatri continui a svilupparsi un’economia creativa fatta di imprese specializzate e maestranze che innovano senza tradire la tradizione. “È un sistema – aggiunge Monteforte – che sosteniamo attraverso progetti che mettono in relazione cultura e manifattura, come Arte&Artigianato, Il Rumore dell’Arte e Craft Surfing”.
Per Gabriele Di Ferdinando, responsabile CNA Artistico e Tradizionale, il riconoscimento UNESCO deve diventare un punto di partenza: “La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa conquista in un volano di sviluppo. Valorizzare i teatri, sostenere le botteghe, accompagnare il ricambio generazionale e rafforzare il legame tra cultura, impresa e formazione”.
“Se i teatri raccontano la storia delle comunità – conclude la CNA – sono gli artigiani ad averne scritto le pagine più durature. Ed è da quelle mani che passa ancora oggi il futuro di un territorio capace di trasformare il saper fare in identità, l’identità in cultura e la cultura in sviluppo.
















