PESARO, 13 MAGGIO – Una doccia gelata per la famiglia di Riccardo Branchini, il 19enne di Acqualagna scomparso nell’ottobre 2024. Lo svuotamento dell’invaso del Furlo, ritenuto un passaggio decisivo per le ricerche del ragazzo, non si farà almeno nelle modalità previste finora. Alla luce delle nuove modalità operative prospettate da Enel Green Power e dell’esito della Conferenza dei Servizi istruttoria dello scorso 8 maggio, il Servizio Ambiente della Provincia di Pesaro Urbino ha comunicato ai soggetti coinvolti che l’intervento è da ritenersi «incompatibile con gli obiettivi di tutela del sito e non realizzabile nelle condizioni rappresentate» dal gestore dell’invaso. Secondo la Provincia, sono infatti venuti meno i presupposti tecnici e ambientali che avevano consentito il precedente parere favorevole con prescrizioni. Tra le criticità evidenziate da Enel Green Power figurano l’impossibilità di garantire una gradualità di svuotamento e riempimento non superiore a un metro al giorno, le difficoltà nel recupero della fauna ittica e l’impossibilità di installare e mantenere efficaci barriere di protezione durante le operazioni. Per l’ente, le soluzioni proposte non possono essere considerate equivalenti alle misure di mitigazione necessarie per tutelare il sito Natura 2000 e la Riserva Naturale Statale della Gola del Furlo.

Nel pomeriggio di oggi il legale della famiglia, l’avvocato Elena Fabbri, ha convocato una conferenza stampa parlando di motivazioni «ingiustificabili». «Erano giorni in cui aspettavamo soltanto la chiamata per iniziare lo svaso della diga – ha dichiarato –. Sembrava che tutti i nulla osta fossero arrivati e che finalmente si potesse partire. Invece abbiamo appreso che l’operazione non si farà perché Enel Green Power non riuscirebbe a rispettare le prescrizioni imposte dalla Provincia sulla salvaguardia della fauna ittica». La legale ha definito «inconcepibile» che la tutela della fauna possa prevalere «sulla verità e sulla giustizia nella ricerca di un ragazzo scomparso di 19 anni», annunciando la volontà di valutare un ricorso al Tar e possibili ulteriori azioni legali. «Non siamo interessati alla mediaticità della vicenda – ha aggiunto – ma a trovare Riccardo. Lo svaso era stato autorizzato anche dalla Procura, nell’ambito del fascicolo aperto per istigazione al suicidio». Secondo l’avvocato della famiglia, lo svuotamento dell’invaso rappresentava un passaggio necessario anche alla luce degli elementi ritrovati nei pressi della diga, dove erano stati trovati l’auto e gli effetti personali del ragazzo.












