Futuro Nazionale Pesaro: “Sui pozzi contaminati archivi irreperibili e troppe ombre”

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Pia Perricci, avvocato - Foto di Stefano Bargnesi

PESARO – “Destano sconcerto e preoccupazione le risposte fornite dal Comune di Pesaro in merito alla richiesta di accesso agli atti relativa alla vicenda dei pozzi destinati all’approvvigionamento idropotabile interessati, già nel 2003, da segnalazioni di contaminazione da solventi clorurati”.

“A fronte di una formale richiesta di accesso civico, il Comune ha comunicato di non essere attualmente in grado di reperire la documentazione richiesta, attribuendo tale impossibilità al lungo tempo trascorso,”.

“alla mancata digitalizzazione degli archivi dell’epoca e ai successivi trasferimenti degli uffici che avrebbero determinato una frammentazione della documentazione cartacea”.

“Una risposta che appare francamente incomprensibile se si considera la rilevanza pubblica della questione. Stiamo parlando infatti di documenti riguardanti controlli e segnalazioni relativi a pozzi utilizzati per l’approvvigionamento idropotabile della città,”.

“quindi a una materia che coinvolge direttamente la tutela della salute dei cittadini e la sicurezza della risorsa idrica”.

“Ancora più sorprendente è il fatto che la documentazione esista e sia stata reperita attraverso altri soggetti istituzionali. Tra gli atti emersi figurano comunicazioni ufficiali dell’ARPAM”.

“e dello stesso Comune di Pesaro che attestano il superamento dei limiti previsti dalla normativa ambientale vigente all’epoca per sostanze come tricloroetilene e tetracloroetilene in diversi pozzi del territorio comunale”.

“La circostanza che documenti di tale importanza possano essere recuperati presso altri enti mentre risultano irreperibili presso l’amministrazione che ne era destinataria o mittente solleva interrogativi seri sulla gestione e sulla conservazione degli archivi pubblici”.

“Non si tratta di una questione burocratica. Quando si parla di contaminazione delle acque destinate al consumo umano, la trasparenza amministrativa non rappresenta una facoltà ma un dovere”.

“I cittadini hanno il diritto di conoscere integralmente i fatti, le verifiche effettuate, gli interventi adottati e l’evoluzione della situazione nel corso degli anni”.

“Per questo motivo chiediamo che venga svolta una ricerca approfondita e completa della documentazione mancante e che tutti gli atti relativi alla vicenda vengano resi pubblicamente disponibili,”.

“affinché sia possibile ricostruire con chiarezza quanto accaduto e garantire la massima trasparenza su una questione che riguarda un bene essenziale come l’acqua”.

“La tutela della salute pubblica e il diritto dei cittadini all’informazione meritano risposte certe, non archivi scomparsi”.

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