Crisi idrica, CNA “Servono decisioni strutturali. Il territorio non può più aspettare”

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PESARO – Il Comune di Pesaro ha emanato un’ordinanza che introduce limitazioni all’utilizzo dell’acqua potabile fino al 30 settembre, a causa dell’aggravarsi della crisi idrica che interessa l’intero territorio provinciale. Una misura necessaria, ma che conferma quanto la CNA di Pesaro e Urbino denuncia da tempo: la siccità non è più un’emergenza occasionale, bensì una condizione permanente con cui il territorio deve imparare a convivere attraverso una pianificazione strutturale.

La situazione attuale ripropone con forza le conclusioni emerse nel convegno “H2O, Valore Acqua”, organizzato dalla CNA alcuni mesi fa, durante il quale erano stati presentati dati allarmanti e avanzate proposte concrete per affrontare il crescente fabbisogno idrico della provincia.

Nel corso del convegno era apparso un quadro piuttosto chiaro: la provincia può contare su pochi invasi — Furlo e San Lazzaro di Tavernelle — e per l’80% su fonti superficiali, con 533 sorgenti e pozzi fortemente dipendenti dalle precipitazioni. Negli ultimi cinque anni il territorio ha perso almeno 90 mm di pioggia all’anno, l’equivalente di quanto un tempo cadeva in tutto il mese di novembre.

A questo si aggiungono: l’aumento dell’evaporazione dovuto alle temperature più elevate; la vetustà delle reti, che incrementa le dispersioni; un fabbisogno idrico in crescita costante (dal 3,1% al 7% annuo), con picchi estivi del +15%.

Dati che oggi, alla luce dell’ordinanza pesarese, risultano ancora più attuali e confermano che l’offerta idrica del territorio è largamente insufficiente.

Già nel corso del convegno CNA era emersa con forza la necessità di avviare un percorso concreto per la realizzazione di un nuovo invaso capace di garantire approvvigionamenti stabili per usi civili, industriali e agricoli. Da quell’iniziativa è scaturita la disponibilità — oggi più urgente che mai — a costituire un tavolo tecnico composto da Regione, Assemblea di Ambito Territoriale, Provincia, sindaci e CNA, con l’obiettivo di: esaminare progetti già esistenti; individuare aree idonee per un nuovo bacino; definire condizioni di fattibilità e priorità di intervento; programmare investimenti e politiche integrate per la gestione delle risorse idriche.

Un approccio che trova conferma nelle esperienze virtuose illustrate durante il convegno: la diga di Ridracoli (33 milioni di m³), che garantisce acqua a oltre un milione di abitanti della Romagna, e quella di Bilancino (69 milioni di m³), capace di trasformare l’economia di un intero territorio, servendo 14 comuni tra cui Firenze e Prato.

Per parte loro i sindaci Aato hanno ribadito che la gestione dell’acqua deve essere una priorità assoluta, aprendo alla creazione di un tavolo operativo per lo studio di fattibilità di un nuovo invaso.

Oggi, con l’ordinanza del Comune di Pesaro, quella disponibilità deve tradursi in azione.

 

CNA: “Non possiamo inseguire le emergenze. Serve pianificazione”

Per Michele  Matteucci, presidente CNA Pesaro e Urbino, “La siccità non è più un evento straordinario: è una condizione con cui dobbiamo imparare a convivere. E convivere non significa rassegnarsi. Significa pianificare, ovvero trattenere l’acqua quando c’è, per averla quando serve; ridurre lo spreco; garantire approvvigionamenti stabili; proteggere l’agricoltura; sostenere la manifattura; dare sicurezza ai cittadini.

Concetti ribaditi dal segretario provinciale CNA Antonio Bianchini, che ha confermato la piena disponibilità della CNA a collaborare attivamente al tavolo tecnico, portando progetti, indicazioni e analisi di fattibilità. Perché l’ordinanza del Comune di Pesaro è un segnale chiaro: il territorio non può più permettersi di affrontare la crisi idrica con misure tampone. CNA Pesaro e Urbino rinnova quindi l’appello alle istituzioni affinché si passi rapidamente dalla gestione dell’emergenza alla realizzazione di infrastrutture strategiche, a partire da un nuovo invaso, e a una governance integrata delle risorse idriche”.

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