«C’è chi, pur di costruire una polemica elettorale, arriva a trasformare un ordinario atto amministrativo previsto dal quadro normativo nazionale in un presunto “caso democratico”, come se fossero stati negati spazi elettorali, libertà di confronto e parità di trattamento. Se non è malafede, allora è qualcosa di ancora più grave per chi ha deciso di candidarsi a sindaco di un territorio, come quello del comune di Cartoceto, dalle dinamiche sicuramente complesse», afferma Matteo Andreoni, candidato sindaco della lista “Diamo Valore”.
La questione, sottolinea Andreoni, «è molto semplice». La delibera n. 34 del 21 aprile 2026, così come la precedente, disciplina l’utilizzo di luoghi pubblici per la propaganda elettorale. «Non è un’invenzione dell’attuale amministrazione né un provvedimento “contro” qualcuno, ma un atto previsto dall’articolo 19 della legge 515 del 1993, dalle circolari prefettizie e dai principi di par condicio richiamati dalla legge 28 del 2000».
«La normativa stabilisce che i Comuni chiamati al voto individuino i luoghi da mettere gratuitamente a disposizione delle liste, senza imporre un numero minimo, specifici immobili o particolari tipologie di edifici – evidenzia Andreoni – Tradotto: non esiste alcun diritto automatico a utilizzare il luogo che si preferisce».
Il candidato sindaco aggiunge inoltre che «nel caso specifico, la delibera non solo non ha ristretto gli spazi, ma li ha ampliati rispetto al 2025, individuando dieci luoghi di diversa tipologia e capienza, all’aperto e al chiuso».
«Gli spazi, dunque, c’erano e ci sono. La lista Manna, nel pieno rispetto del principio di par condicio, come tutte le altre liste, aveva ed ha la possibilità di organizzare la propria iniziativa in uno dei dieci luoghi previsti, con caratteristiche adeguate sia per incontri minori sia per eventi con maggiore partecipazione».
Andreoni interviene anche sulla ricostruzione relativa alla palestra della scuola secondaria di primo grado “Marco Polo” e al Bocciodromo comunale. «Nella lettera diffusa da Manna si sostiene che la lista avrebbe optato per il Bocciodromo dopo il mancato riscontro alla richiesta del 6 maggio per la palestra. Tuttavia, da quanto appreso dalla ricostruzione del Comune, la richiesta per la palestra è pervenuta il 6 maggio e quella per il Bocciodromo il giorno successivo».
«È difficile credere che la seconda richiesta sia conseguenza del mancato riscontro alla prima quando tra le due comunicazioni è trascorso un solo giorno – puntualizza Andreoni – Davvero si vuole far credere ai cittadini che in meno di 24 ore si sia consumata una lesione della democrazia tale da giustificare questa narrazione?»
Nella nota diffusa dal candidato Manna, prosegue Andreoni, «si parla di una “diffida” del Comune di Cartoceto a utilizzare quel locale per propaganda elettorale. Ma a quanto ci risulta non vi è stata alcuna diffida, bensì solo una comunicazione amministrativa con cui veniva ricordato che il luogo indicato non era tra quelli previsti dall’atto deliberativo».
«Chiamare diffida una semplice comunicazione amministrativa significa alimentare confusione – prosegue Andreoni – Costruire una polemica sulla democrazia violata è una forzatura intellettualmente disonesta e offensiva per gli elettori, che non hanno l’anello al naso».
E aggiunge: «Davvero il confronto democratico sarebbe impedito se una lista non può utilizzare un luogo non previsto dalla delibera, pur avendo altri spazi pubblici idonei e gratuiti?»
«Da quanto leggiamo nella lettera di Manna, si parla di “ostacoli o disparità”, di una presunta “anomalia” e si arriva ad affermare che “il Comune è di tutti, non di qualcuno”. Parole che lasciano intendere molto più di una contestazione politica – conclude Andreoni – Ma quando si getta un’ombra sulla correttezza dell’azione amministrativa, non si colpisce una lista avversaria: si colpisce l’istituzione comunale e il lavoro dei dipendenti che applicano le norme di riferimento».
Secondo Andreoni, «Cartoceto merita un confronto serio, non una campagna costruita su parole improprie, ricostruzioni forzate e vittimismi elettorali. Piuttosto, servono programmi, proposte e modalità concrete per aprire una nuova fase di valorizzazione del territorio, dei servizi e delle opere».












