Pesaro, 18 giugno – Non c’è pace per Federica Pambianchi, madre di Riccardo Branchini, il giovane di 19 anni originario di Acqualagna scomparso misteriosamente nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2024 nei pressi della Gola del Furlo, in provincia di Pesaro e Urbino. Nonostante le approfondite e ripetute ricerche, il corpo del ragazzo non è mai stato ritrovato e il caso continua a essere al centro di una complessa vicenda giudiziaria e mediatica. Poche ore dopo la scomparsa, le forze dell’ordine avevano rinvenuto l’automobile del giovane nei pressi della diga del Furlo. All’interno del veicolo erano presenti gli indumenti e gli effetti personali del ragazzo. La Procura di Urbino aveva aperto un fascicolo d’indagine inizialmente per istigazione al suicidio e, a fine maggio 2026, ha formalizzato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta. Per la madre del giovane, però, il dramma continua. Dopo aver lanciato una nuova iniziativa di ricerca, chiedendo l’aiuto di volontari per effettuare ulteriori verifiche nell’area del fiume e della diga del Furlo, Federica Pambianchi sarebbe stata raggiunta da decine di email offensive e da telefonate anonime contenenti riferimenti inquietanti alla sorte del figlio e ad altri noti casi di persone scomparse.
A raccontarlo è stata la stessa donna, che ha denunciato l’accaduto spiegando come gli episodi si siano intensificati nelle ultime ore. «Da ieri che sono iniziato delle chiamate strane, da un numero privato ho risposto sperando che fosse Riccardo e invece era una voce registrata che mi chiedeva se Alessandra facesse parte dell’associazione Nostos, di cui la Presidente è Roberta Carassai – mamma di Alessandro Venturelli, scomparso da Sassuolo più di 5 anni fa – con la quale si è creata una grossa amicizia, c’è tanta solidarietà tra di noi. In seguito a questo mi sono arrivate 24 email in data odierna, tra le quali parlavano di Riccardo che era nel fiume, che era mangiato da crostacei, dai pesci, che si è gettato nella diga, che si è suicidato con un tiro di plastica e con dello scotch e si riferivano ad un evento che ho creato per domenica dove chiedevo se magari ci fosse qualche volontario disponibile ad aiutarmi nella sua ricerca. Da lì sono arrivate anche altre email in cui sono state citate anche altre mamme di ragazzi scomparsi, Roberta Carassai, la mamma di Alessandro Venturelli, la sua associazione, hanno citato Denise Pipitone, ma messaggi molto brutti, in un momento come questo fanno veramente male queste cose. Poi stasera mi sono arrivate altre due chiamate in cui in una parlavano male dell’associazione Nostos, dove non ho capito bene, la seconda l’ho registrata dove mi dicevano che se voglio ritrovare Riccardo devo lasciare queste mamme dell’associazione Nostos e andare a Penelope. Io sono veramente stanca di queste chiamate, di tutte queste cose, perché tolgono… se magari mi sale un attimo un po’ di energia ecco che mi riscende, non mi fanno bene tutte queste cose».












