Poesia choc nel bagno del Torelli, il CNDDU: «La violenza comincia dalle parole»

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FANO – “Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per quanto emerso presso il liceo scientifico “G. Torelli” di Fano, dove è stato rinvenuto, all’interno di un bagno dell’istituto, un testo poetico che, secondo numerose interpretazioni e valutazioni pubbliche, conterrebbe contenuti riconducibili all’esaltazione della violenza sessuale e alla legittimazione simbolica della sopraffazione di genere. L’episodio, reso noto dalla stampa nelle ultime ore, ha suscitato un ampio dibattito sul ruolo della scuola nella prevenzione della violenza contro le donne e nella formazione di una cultura del rispetto”.

“Pur evitando semplificazioni e giudizi sommari nei confronti degli autori, ad oggi non identificati, riteniamo che il fatto non possa essere relegato alla categoria della “bravata” adolescenziale né interpretato esclusivamente come una provocazione estemporanea. I linguaggi, soprattutto quelli apparentemente ludici, ironici o pseudo-letterari, svolgono infatti una funzione decisiva nella costruzione dell’immaginario collettivo. Quando la violenza viene trasformata in oggetto di narrazione compiaciuta, di spettacolarizzazione o di banalizzazione, si produce un abbassamento della soglia etica che consente di riconoscere la gravità delle discriminazioni e degli abusi”.

“Ciò che colpisce maggiormente non è soltanto il contenuto del testo, ma il contesto culturale che lo rende possibile. La scuola italiana sta affrontando una sfida educativa complessa: contrastare la normalizzazione di modelli relazionali fondati sul dominio, sull’umiliazione dell’altro e sulla riduzione della persona a oggetto. Fenomeni che trovano alimento non solo negli ambienti digitali, ma anche in molteplici forme di comunicazione quotidiana, nelle quali aggressività, sessismo e linguaggio discriminatorio vengono frequentemente presentati come elementi di intrattenimento o strumenti di affermazione identitaria”.

“Il Coordinamento ritiene significativo che la dirigente scolastica abbia immediatamente richiamato l’intera comunità scolastica a una riflessione collettiva sul tema della sopraffazione e della violenza, promuovendo momenti di confronto nelle classi. Tale scelta conferma come la risposta educativa rappresenti il primo e più efficace presidio democratico contro ogni forma di cultura discriminatoria”.

“Tuttavia, episodi come quello di Fano evidenziano la necessità di un ulteriore salto di qualità. Non è più sufficiente intervenire dopo che il problema emerge. Occorre costruire percorsi strutturali e continuativi di educazione ai diritti umani, all’affettività, al consenso, alla cittadinanza digitale e alla parità tra i sessi, capaci di coinvolgere studenti, docenti, famiglie e territorio in una corresponsabilità educativa permanente”.

“Particolare attenzione dovrebbe essere riservata all’analisi critica dei linguaggi. Le parole non sono mai neutre: esse possono diventare strumenti di emancipazione oppure veicoli di esclusione e violenza simbolica. Educare gli studenti a riconoscere tale potere significa fornire loro competenze democratiche essenziali per il XXI secolo. In questo senso, la promozione dei diritti umani non costituisce un insegnamento accessorio, ma un asse trasversale indispensabile per la formazione integrale della persona”.

“Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani invita pertanto il Ministero dell’Istruzione e del Merito, gli Uffici scolastici regionali e le istituzioni scolastiche a rafforzare le iniziative di prevenzione della violenza di genere attraverso laboratori permanenti, percorsi interdisciplinari e pratiche di educazione trasformativa che consentano ai giovani di sviluppare consapevolezza critica, empatia e responsabilità sociale”.

“L’episodio di Fano deve essere letto come un campanello d’allarme, non come un marchio da imprimere su una comunità scolastica che, secondo quanto riportato dalla stessa dirigenza, continua a distinguersi per un clima generalmente sereno e rispettoso. Proprio per questo motivo esso può diventare un’occasione preziosa per interrogarsi sulle fragilità culturali ancora presenti nella nostra società e per rafforzare l’impegno educativo verso una cultura dei diritti, del consenso e della dignità della persona”.

“La violenza contro le donne non nasce mai improvvisamente. Prima dei fatti vi sono spesso parole, rappresentazioni, stereotipi e narrazioni che preparano il terreno dell’indifferenza. Contrastare tali dinamiche significa difendere i principi fondamentali della convivenza democratica e il valore universale dei diritti umani”.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU

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