L’escalation dei prezzi di benzina e gasolio, alimentata dalla crisi geopolitica in Iran, continua a gravare in modo pesante sui bilanci di famiglie e imprese. Secondo le stime della CNA, dal 1° marzo a luglio il maggiore esborso alla pompa ha già superato 4,5 miliardi di euro, calcolati rispetto ai prezzi medi di febbraio, prima che le tensioni internazionali investissero pienamente i mercati energetici.
La nuova accelerazione registrata nelle prime settimane di luglio coincide con l’avvio delle partenze estive e con l’aumento degli spostamenti. Nelle Marche, che pure il Ministero indica tra le regioni dove i costi alla pompa sono inferiori che nel resto d’Italia si è arrivati per il gasolio a quasi 2 euro e 15 centesimi al litro, mentre la benzina sfiora ormai i 2 euro al litro. Su dati riferiti a livello nazionale nei primi 24 giorni del mese il caro carburanti ha sottratto a famiglie e imprese circa 850 milioni di euro rispetto ai livelli di febbraio. Nel confronto con lo stesso periodo del 2025, l’aggravio sfiora 824 milioni, concentrato soprattutto sul gasolio. Se la dinamica dovesse proseguire fino a fine mese, il maggiore esborso potrebbe raggiungere 1,1 miliardi di euro.
«La guerra in Iran sta presentando un conto molto pesante all’economia italiana proprio all’inizio del periodo delle vacanze – dichiara Luca Settimi, presidente CNA-Fita Marche – in appena 24 giorni, l’aumento dei carburanti ha sottratto a famiglie e imprese risorse per circa 850 milioni di euro rispetto ai prezzi di febbraio. Se questa dinamica continuerà, a fine mese il conto supererà il miliardo». «Non si tratta soltanto del costo delle partenze estive – prosegue Santoni – il rincaro del gasolio si trasferisce sui trasporti, sulle consegne, sull’assistenza, sulla manutenzione e sui costi di produzione».
In questo quadro di fortissima pressione, CNA accoglie positivamente i primi segnali di intervento istituzionale. “Nel corso dell’incontro tecnico al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sono state illustrate alle associazioni di categoria le modalità operative per accedere al contributo straordinario sotto forma di credito d’imposta previsto dal decreto legislativo 33/2026 (art. 3). La misura è destinata a ristorare le imprese di trasporto merci e persone dei maggiori costi del gasolio sostenuti nei mesi da marzo a giugno 2026, calcolati rispetto al prezzo medio di febbraio. Un intervento mirato che, pur non risolvendo l’emergenza, rappresenta un primo sostegno concreto ai comparti più esposti.
Parallelamente, in queste ore il Governo sta valutando un provvedimento per ridurre e rimodulare le accise sui carburanti, nel tentativo di arginare una corsa dei prezzi che appare sempre più preoccupante e difficilmente sostenibile.
“Si tratta di un’ipotesi ancora in fase di definizione, che dovrà essere confermata dalle sedi istituzionali competenti – conclude Settimi – ma che va nella direzione auspicata dalla CNA per contenere l’impatto immediato su mobilità, turismo, commercio, trasporti e servizi”. “Si tratta tuttavia di provvedimenti temporanei che non possono risolvere i problemi. Sono dei pannicelli caldi che non danno soluzioni radicali a quello che è un problema sul problema. Non bastasse l’impennata del prezzo del petrolio al barile occorre aggiungere che l’Italia è tra i Paesi europei con i livelli di accisa più alti. A febbraio 2026 il nostro Paese era primo nella classifica di quelli con l’accisa più alta sul gasolio e sesto dopo Olanda, Danimarca, Grecia, Finlandia e Francia nella classifica di quelli con l’accisa più alta sulla benzina. Ecco perché è necessario un intervento coraggioso ma necessario in questa direzione. Altra partita è quella dei costi industriali e distributivi nel nostro paese; uno dei meno competitivi da questo punto di vista”.
















