Openhouse da Fano a New York: il lavoro e l’autonomia al centro del seminario internazionale sull’autismo

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FANO – Da Fano a New York per dimostrare, ancora una volta, che l’inclusione diventa reale quando si traduce in opportunità concrete, responsabilità e lavoro.

Openhouse, progetto promosso dalla Cooperativa Sociale Giò di Fano, ha partecipato giovedì 10 settembre al seminario internazionale “Nuovi Orizzonti per l’inclusione e il benessere delle persone con autismo – Tracciare rotte comuni: come le migliori esperienze tra Italia e Stati Uniti possono cambiare la vita quotidiana delle persone con autismo”, ospitato nella sede dell’Italian Trade Agency di New York.

L’incontro, promosso dal Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli in collaborazione con The Center for Discovery dello Stato di New York, ha riunito esperienze italiane e statunitensi per approfondire temi centrali per la qualità della vita delle persone con autismo: nutrizione e stili di vita sani, gestione delle situazioni comportamentali complesse e inclusione lavorativa.

La delegazione di Openhouse era composta da cinque persone: tre operatrici e due giovani con disabilità intellettiva, impiegati del bar sociale, della ristorazione e dei servizi di catering realizzati dal progetto.

Al termine del seminario, Openhouse ha collaborato alla preparazione e alla gestione del light lunch curato dallo chef Fabrizio Facchini, lavorando al fianco del suo team e della Cooperativa Sociale L’Inchiostro di Cremona.

Per i due giovani la partecipazione non ha avuto un valore soltanto simbolico. È stata una vera esperienza sul campo, durante la quale hanno potuto utilizzare le competenze acquisite nel percorso svolto a Fano, confrontarsi con un ambiente completamente nuovo e assumere compiti e responsabilità reali.

«Vederli lavorare con naturalezza in un contesto così lontano da casa è stato motivo di grande orgoglio – racconta Valentina Sorce, cofondatrice e coordinatrice di Openhouse –. Hanno affrontato un viaggio internazionale, il cambio di abitudini, il caos di una città come New York e una giornata di lavoro particolarmente importante dimostrando capacità, adattamento e autonomia. Esperienze come questa danno ulteriore profondità a ciò che costruiamo ogni giorno a Openhouse».

La trasferta ha rappresentato un’occasione di crescita non soltanto per i ragazzi coinvolti, ma per l’intero progetto. Il confronto con altre realtà italiane e internazionali ha permesso di condividere esperienze e modi diversi di lavorare, creando relazioni che potranno diventare il punto di partenza per nuove collaborazioni.

«È stato molto bello conoscere e lavorare insieme al team della Cooperativa L’Inchiostro e allo chef Fabrizio Facchini. Quando realtà diverse riescono a collaborare mettendo davvero al centro le capacità delle persone, l’inclusione smette di essere una dichiarazione di principio e diventa qualcosa di concreto», prosegue Sorce.

Nato a Fano, Openhouse sviluppa percorsi di formazione, autonomia e avvicinamento al lavoro rivolti a giovani con disabilità intellettiva. Le attività spaziano dall’agricoltura sociale alla cucina, dall’accoglienza alla gestione degli spazi, fino ai servizi di catering e a Wheel-OH, il food truck sociale attraverso il quale i ragazzi possono sperimentarsi in contesti professionali reali.

La partecipazione al seminario di New York rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro costruito in questi anni, ma soprattutto conferma il valore di un approccio che parte dalle capacità, dai desideri e dal progetto di vita di ciascuna persona.

Il percorso di confronto proseguirà lunedì 22 settembre a Novedrate, in provincia di Como, dove Valentina Sorce presenterà l’esperienza di Openhouse durante l’incontro “Il Welfare che cambia. Il progetto di vita anima il territorio”. L’evento, che riunirà istituzioni, associazioni ed enti del Terzo settore, sarà dedicato al ruolo dei territori nella costruzione di risposte vicine alle persone e alle famiglie. L’intervento di Openhouse sarà inserito nel panel “Il lavoro nel progetto di vita: esperienze e buone pratiche”.

Da New York a Novedrate, passando per il lavoro quotidiano portato avanti a Fano, Openhouse continua così a condividere un modello nel quale l’autonomia non è un concetto astratto, ma un percorso costruito attraverso esperienze, relazioni e opportunità vere.

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