Ad Ancona nuova udienza del processo d’appello. Il perito ha ritenuto Michael Alessandrini pienamente capace di stare in giudizio. La difesa: «Punteremo sulle attenuanti e sull’esclusione dell’aggravante della crudeltà». Prossima udienza l’11 novembre.
ANCONA – «Mi assumo la mia responsabilità in merito al gesto per il quale sono qui davanti a voi». Michael Alessandrini ha preso la parola davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Ancona, leggendo una lettera durante l’udienza del processo per l’omicidio di Pierpaolo Panzieri, ucciso con 23 coltellate a Pesaro nel febbraio 2023. Alessandrini è stato condannato in primo grado a 24 anni di carcere, più tre da trascorrere in una struttura psichiatrica. Nella lettera Alessandrini ha parlato del gesto, del rapporto con l’alcol e del percorso terapeutico seguito in carcere. «Non esistono parole per formulare scuse appropriate, per descrivere il vuoto che ho causato», ha detto. E ancora: «L’etanolo mi aveva condotto verso la follia più totale, provocandomi allucinazioni».
Parole che hanno suscitato reazioni opposte. Laura Gentilucci, madre di Pierpaolo Panzieri, ha espresso soddisfazione per l’esito della perizia ma non ha nascosto la rabbia: «Alessandrini Michael è un assassino e deve scontare la pena che gli è stata data». E sulla lettera letta in aula ha aggiunto: «Lui non ha neanche nominato mio figlio». La sua speranza è che in Appello venga confermata la condanna a 24 anni. Per Fabio Anselmo, uno dei legali della famiglia Panzieri, quella di Alessandrini sarebbe stata invece una scelta legata alla strategia difensiva. «Una mossa processuale», l’ha definita, sostenendo che le dichiarazioni possano essere finalizzate anche a ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche. Di segno opposto la lettura del difensore Salvatore Asole. Secondo il legale, la decisione di Alessandrini di parlare «era una cosa che già lui maturava nel tempo». Asole ha ricordato anche l’esistenza di una precedente lettera, risalente alla fase dell’udienza preliminare, nella quale l’imputato aveva formulato le proprie scuse alla famiglia Panzieri e alla città di Pesaro.
Al centro dell’udienza anche la nuova perizia psichiatrica, richiesta dalla difesa dopo le conclusioni del primo grado, quando ad Alessandrini era stata riconosciuta la seminfermità mentale. Il nuovo accertamento riguardava la sua capacità di partecipare consapevolmente al processo. Il perito ha concluso che Alessandrini è pienamente capace di stare in giudizio. La difesa ha espresso disappunto per l’esito della perizia. «Auspichavamo che l’esito dell’elaborato peritale fosse di natura diversa», ha spiegato l’avvocato Damiano Cirulli, sottolineando quella che considera una contraddizione tra la seminfermità riconosciuta e la piena capacità processuale. La prossima udienza è fissata per l’11 novembre, quando sono previste discussione e sentenza. La difesa ha già annunciato che insisterà su due punti: il riconoscimento delle circostanze attenuanti e l’esclusione dell’aggravante della crudeltà. «Cercheremo di profondere tutto l’impegno possibile affinché possano essere dimostrate due cose estremamente importanti», ha spiegato Cirulli.













