PESARO – L’esito dell’elezione del Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino rappresenta un risultato che accogliamo con rispetto, ma anche con la consapevolezza di aver percorso fino in fondo l’unica strada politicamente e istituzionalmente praticabile. «Ci abbiamo provato – dichiara il segretario provinciale del Partito Democratico Marco Perugini – pur sapendo che si trattava di una partita estremamente difficile, condizionata da rapporti di forza costruiti negli anni. Sarebbe stato molto più semplice rinunciare in partenza e perdere a tavolino. Noi, invece, abbiamo scelto di giocarci fino in fondo l’unico spazio politico che esisteva, nella convinzione che fosse un dovere nei confronti dei territori e delle istituzioni.»
L’elezione provinciale è infatti un’elezione di secondo livello, nella quale il voto è determinato dagli amministratori locali e riflette inevitabilmente gli equilibri politici maturati nelle elezioni comunali degli ultimi anni. «Purtroppo – prosegue Perugini – negli anni scorsi abbiamo perso numerosi Comuni, e questo pesa inevitabilmente in una consultazione come questa. È un dato politico che non va nascosto e dal quale occorre ripartire con lucidità, rafforzando il nostro radicamento nei territori.»
Il Partito Democratico rivendica la scelta di aver sostenuto con coerenza una linea improntata alla collaborazione istituzionale, mettendo al centro gli interessi della provincia anziché le appartenenze di parte. «Abbiamo creduto fino all’ultimo che fosse possibile costruire un percorso fondato sul dialogo e sulla collaborazione tra istituzioni, nell’interesse dei cittadini. Purtroppo la destra ha preferito affermare la propria occupazione politica, rinunciando a un’occasione per dare un segnale diverso di unità e responsabilità.» Il risultato di oggi non modifica l’impegno del Partito Democratico. «Da domani – conclude Perugini – continueremo a lavorare con ancora maggiore determinazione nei Comuni, accanto ai sindaci, agli amministratori e alle comunità locali. Da questa esperienza traiamo un insegnamento chiaro: per tornare a incidere anche negli enti di secondo livello è necessario continuare a conquistare consenso nei Comuni. È da lì che riparte il nostro lavoro politico, con serietà, umiltà e spirito di servizio».















