MARCHE – «Il nuovo aumento dei tassi deciso dalla Banca centrale europea rischia di colpire ancora una volta le piccole imprese, proprio nel momento in cui servirebbero investimenti e stabilità per sostenere la crescita».
È il commento di CNA Marche, dopo la decisione della BCE di incrementare di 25 punti base il costo del denaro: il tasso sui depositi sale al 2,50%, mentre quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali e marginali raggiungono rispettivamente 2,65% e 2,90%.
«Comprendiamo la necessità di mantenere sotto controllo l’inflazione – sottolinea il presidente CNA Marche Maurizio Paradisi – ma questa nuova stretta monetaria interviene su aumenti dei prezzi che derivano soprattutto dall’energia e dalle tensioni internazionali.
Alzare i tassi non riduce il costo del petrolio o del gas: al contrario, aumenta immediatamente il costo del credito per imprese e famiglie, con effetti diretti sulla liquidità e sulla capacità di programmare investimenti».
Le piccole imprese sono quelle più esposte. Secondo CNA Marche, infatti, a subire le conseguenze più pesanti sarà ancora una volta la platea delle micro e piccole imprese, che già oggi paga finanziamenti sensibilmente più onerosi rispetto alle realtà di maggiori dimensioni.
«Il rischio – spiega Moreno Bordoni, segretario CNA Marche – è di scoraggiare proprio gli investimenti necessari per innovazione, digitalizzazione ed efficienza energetica. Le imprese marchigiane stanno affrontando una fase complessa, tra costi elevati, rallentamenti della domanda e incertezze geopolitiche: rendere il credito più caro significa frenare la loro capacità di competere».
CNA Marche evidenzia la necessità di garantire che il rialzo dei tassi non si traduca in una nuova restrizione dell’accesso al credito.
«Difendere la stabilità dei prezzi è essenziale – concludono Paradisi e Bordoni – ma lo è altrettanto evitare che il costo di questa strategia venga scaricato sulle imprese più piccole. Servono strumenti che proteggano la loro capacità di investire, innovare e crescere: senza le micro e piccole imprese, la tenuta economica delle Marche sarebbe molto più fragile».















