Caso Branchini, lo svaso della Diga del Furlo non è ancora autorizzato. L’avvocato: «Iter da completare»

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PESARO, 22 APRILE – L’iter amministrativo per lo svaso della Diga del Furlo non è ancora concluso. A chiarirlo è l’avvocato Elena Fabbri che interviene per smentire le notizie diffuse da diverse testate giornalistiche nelle ultime ore. «Ho letto questa mattina su numerosi giornali la notizia dello svaso della diga, ma a me non risulta nulla di tutto questo», afferma la legale, precisando di essere la figura incaricata a ricevere eventuali notifiche ufficiali da parte delle autorità competenti. Lo svaso potrebbe rappresentare un punto di svolta nelle ricerche di Riccardo Branchini, scomparso nella notte del 13 ottobre 2024 proprio nei pressi della diga, dove fu ritrovata la sua auto con tutti gli effetti personali all’interno. «Sono molto sorpresa – aggiunge – anche perché non ho ricevuto alcuna comunicazione formale». Fabbri racconta di essere stata contattata già nella giornata precedente da un giornalista che le segnalava l’esistenza di un nulla osta relativo allo svaso, documento che lei stessa conferma di aver poi visionato. Tuttavia, si tratta di un passaggio preliminare e non conclusivo dell’iter. «Ho ritenuto necessario approfondire contattando i tecnici – spiega – perché mi sembrava strano non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale. E infatti mi è stato confermato che l’iter amministrativo non è affatto concluso e che manca ancora il decreto autorizzativo». La legale sottolinea di aver informato tempestivamente anche il giornalista che l’aveva contattata, chiarendo l’assenza del provvedimento finale: «Mi chiedo come si possa affermare che lo svaso verrà effettuato senza che sia stato ancora emesso il decreto autorizzativo». Pur auspicando che la procedura possa concludersi positivamente, Fabbri prende nettamente le distanze dalle ricostruzioni apparse sulla stampa: «Questo presunto accoglimento della domanda non è una notizia fornita da me». Dal canto suo, la Provincia di Pesaro e Urbino ha pubblicato sul proprio sito: «Nulla osta della Riserva Naturale Statale Gola del Furlo relativo al piano operativo delle attività di svaso al di sotto della quota minima di regolazione della diga del Furlo, finalizzato all’ispezione dei fondali e al completamento delle ricerche di una persona scomparsa». Il nulla osta rappresenta dunque un passaggio importante, ma non definitivo. Per procedere con lo svaso sarà necessario attendere il decreto autorizzativo della Regione Marche, unico atto che potrà dare il via libera ufficiale all’intervento. Al momento, quindi, lo scenario resta in sospeso.

Il caso Branchini e l’appello della madre

Nei mesi scorsi, la madre Federica Pambianchi ha inviato una lettera al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, per chiedere un intervento risolutivo. «Gentile Presidente Francesco Acquaroli, mi chiamo Federica Pambianchi e sono la madre di Riccardo Branchini, un ragazzo di 19 anni scomparso il 13 ottobre 2024 nei pressi della Diga del Furlo. Da quel giorno la mia vita si è fermata. Vivo in un limbo doloroso, sospesa tra il bisogno di verità e il terrore dell’incertezza». La donna ricostruisce poi le circostanze del ritrovamento dell’auto: «Riccardo ha lasciato la sua auto regolarmente parcheggiata vicino alla diga, con all’interno tutti i suoi effetti personali: il portafoglio con documenti e soldi, il cellulare, le chiavi di casa, lo zaino. I vestiti erano riposti in modo disordinato, una cintura a forma di cerchio sul sedile posteriore e le scarpe sotto il sedile. Se ne sarebbe andato solo in calzini e mutande, lasciando ogni cosa indietro. Non ha ritirato soldi dal conto, né ha mai più fatto accessi a nulla». Nonostante le ricerche approfondite, il mistero resta. «La Procura di Urbino e la Prefettura hanno fatto ogni sforzo possibile: squadre specializzate, sommozzatori, unità cinofile, droni e sonar. Ma la presenza imponente di fango nella diga ha impedito una visibilità chiara. I sonar non hanno rilevato un corpo, ma nessuno ha potuto darmi la certezza che Riccardo non sia lì». Da qui la richiesta accorata: «Presidente, lo sfangamento ambientale della diga, già progettato dal 2021, rappresenta oggi per me molto più di un intervento tecnico. È l’unico modo per ottenere una risposta definitiva. Finché quel fondo non verrà ripulito, io vivrò nella più atroce delle angosce: il dubbio che mio figlio sia lì sotto, invisibile e silenzioso». In attesa del decreto autorizzativo, la speranza della famiglia resta appesa alle decisioni delle istituzioni e alla possibilità che venga finalmente eseguito un intervento capace di fare chiarezza su una vicenda ancora senza risposte.

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