FANO – “L’ASP resta una scelta giusta e necessaria per l’Ambito Sociale 6: per rafforzare la gestione associata dei servizi sociali, garantire livelli essenziali delle prestazioni e assicurare risposte più omogenee anche nei comuni più piccoli. È una strada che ho sostenuto con convinzione da Assessore al welfare e da Presidente del Comitato dei Sindaci dell’ATS 6, e che continuo a ritenere strategica”. Lo dichiara Dimitri Tinti, consigliere comunale del Gruppo Misto, in vista del Consiglio comunale chiamato a deliberare sulla costituzione dell’Azienda pubblica di servizi alla persona.
“Proprio perché credo nell’ASP – prosegue Tinti – non posso far finta di notare le differenze con il 2023, quando si era costruito un percorso unitario, approvato da tutti e 9 i Consigli comunali, senza mai trasformare l’Ambito in terreno di appartenenza politica. Al contrario il Sindaco Serfilippi, appena eletto, aveva parlato di ‘Ambito sociale di centrodestra’: il welfare non è una bandierina da piantare, ma una responsabilità verso le persone fragili”.
“La Regione aveva bloccato il percorso con il pretesto della mancata coincidenza tra Ambiti sociali e Distretti sanitari. Oggi quella norma è svanita, la coincidenza è caduta nel dimenticatoio e nemmeno si cita più l’Ambito di Fossombrone. Il progetto riparte? Bene, ma cambiano governance, patrimonio, riparti e peso del CdA. Si passa da un Amministratore unico, competente e di fiducia dell’Assemblea dei Comuni, a un CdA fino a 5 componenti che rischia di soppiantare i sindaci eletti. La domanda è: si riparte dal progetto di miglioramento del welfare o dalla volontà di accontentare qualcuno?”.
“Per questo, insieme al consigliere Fanesi, abbiamo proposto 2 emendamenti. Il primo chiede che il Presidente del CdA, visto che dovrà sovrintendere al funzionamento dell’ASP e attuare gli indirizzi dell’Assemblea dei Comuni, abbia comprovata esperienza e competenza in materia sociale, sociosanitaria, amministrativa o gestionale. È il minimo per chi dovrà presiedere un ente che si occuperà di anziani, disabili, minori, famiglie vulnerabili per oltre 10 milioni di euro”.
“Il secondo emendamento riguarda la trasparenza: chiediamo che la relazione annuale dell’ASP ai Consigli comunali rendiconti su servizi erogati, LEPS garantiti, costi della governance, personale, risultati e criticità. I Consigli non possono essere chiamati solo a ratificare: devono poter controllare”.
Resta una forte contraddizione sul metodo: “Nel 2023 chi oggi governa arrivò a scrivere al Prefetto e a chiedere un Consiglio monotematico, nonostante bozze e documenti fossero stati condivisi dopo 2 anni di confronto con consiglieri comunali, Terzo settore e sindacati. Oggi, invece, gli atti decisivi arrivano in Commissione appena 2 giorni prima del Consiglio! Colpisce il silenzio di chi, nella politica e in parte del Terzo settore, allora si indignava e oggi appare più indulgente, se non compiacente. Evidentemente, per alcuni, la trasparenza è un valore a seconda di chi governa”.
Infine, nella convenzione transitoria (fino al 31 dicembre) è inserita una forzatura politica perché si subordina la gestione associata all’approvazione preventiva degli atti dell’ASP: dimostra che l’Ambito non è così compatto, nonostante oggi 8 Comuni su 9 siano governati dal centrodestra. Ma la coesione territoriale non si costruisce coi ricatti”.
“Resto convinto che l’ASP sia la strada giusta – conclude Tinti – e mi rivolgo al Sindaco, come Presidente del Comitato dei Sindaci, affinché sappia dar vita con serietà e rigore a questo strumento strategico. Il welfare non è una poltrona da occupare: è una responsabilità pubblica da esercitare con competenza, trasparenza e rispetto dei Comuni e delle persone”.
















