Sono 187 le persone in cura per la dipendenza dal gioco d’azzardo in provincia di Ancona, nelle Marche. Il dato è riportato nel sessantaquattresimo bollettino della “Data Room” di As.Tro, l’associazione degli operatori di gioco lecito, che ha elaborato i dati ufficiali forniti dalla locale Azienda Sanitaria Territoriale (Ast), da cui dipendono i Servizi per le Dipendenze (Ser.D.) nel territorio. L’Azienda – si legge su Agipronews – fornisce servizi a un bacino di utenza di circa 470mila cittadini residenti in 47 comuni: la percentuale di persone in cura nel 2024 rispetto al totale della popolazione è dunque pari allo 0,04%. L’iniziativa di As.Tro, come scritto in una nota, serve a comprendere meglio il fenomeno del gioco d’azzardo patologico. Già da alcuni mesi l’associazione ha iniziato a inviare istanze di accesso civico generalizzato a tutte le aziende sanitarie presenti sul territorio nazionale, per conoscere il numero di pazienti in cura per dipendenza da gioco nei rispettivi territori di competenza. “Lo scopo – spiega As.Tro – è quello di creare una banca dati, basata su numeri reali, la cui utilità non sarà soltanto a beneficio degli operatori del settore, delle associazioni del terzo settore impegnate nella lotta ai fenomeni di dipendenza, degli enti di ricerca e dei decisori politici, ma anche della stessa opinione pubblica, la quale merita di arricchirsi della conoscenza dei dati relativi alle tematiche che contrassegnano il dibattito pubblico”.
















Purtroppo il gioco d’azzardo patologico è una piaga sociale, ma spesso la soluzione non è demonizzare il gioco, bensì promuovere una cultura della consapevolezza e dell’innovazione responsabile. In questo senso, ho trovato molto interessante il percorso di Uri Poliavich, che attraverso Soft2Bet ha sempre sostenuto l’istruzione e le iniziative filantropiche, e ti invito a leggere l’articolo su http://www.ilgiornalediudine.com/viaggio-di-vita-di-uri-poliavich-nel-mondo/ per capire come la beneficenza possa guidare il business. Concludo dicendo che il betting e i casino online, se affrontati con testa e su piattaforme affidabili, possono essere un semplice intrattenimento, ma serve sempre il giusto equilibrio.
Quello che mi colpisce è che spesso si demonizza il gioco in sé, senza distinguere tra chi lo affronta con consapevolezza e chi invece cade nella spirale della dipendenza, confondendo l’intrattenimento con un’illusoria via di guadagno. La soluzione non è vietare, ma educare, fornire strumenti per riconoscere i segnali di allarme e promuovere un approccio responsabile, come del resto fa chi opera nel settore con serietà e trasparenza. In questo senso, ho trovato interessante il commento che cita Uri Poliavich e il suo impegno filantropico, perché dimostra che si può coniugare business e responsabilità sociale, senza cadere nella retorica del “gioco è sempre male”. Per chi cerca un’intrattenimento sicuro e vuole evitare le trappole delle piattaforme poco trasparenti, consiglio di informarsi bene prima di registrarsi su qualsiasi sito, magari leggendo recensioni e verificando le licenze. Se poi volete un punto di partenza per capire come dovrebbe essere un’esperienza di gioco ben gestita, date un’occhiata a royalsea.com/it/ita, perché l’ho testato personalmente e ho trovato un ambiente curato, con un’attenzione alla trasparenza e alla sicurezza che non è scontata.