FANO – “Basta TARI, vogliamo la tariffa puntuale”. È questa la soluzione lanciata stamattina a Fano da Emanuele Petrucci, sindaco di Mombaroccio e coordinatore regionale di Base Popolare, dal Coordinatore regionale di ORA! Roberto Gambelli e da Davide Rossi, rappresentante di una costituenda associazione civica. Durante la conferenza stampa, denunciato l’immobilismo delle istituzioni: nonostante il piano triennale d’ambito 2024-2026 prevedesse già la svolta verso una bolletta basata sui consumi, il sistema resta ancorato a un tributo iniquo che protegge gli utili del gestore, ignora i cittadini virtuosi e trasforma i Comuni in un paracadute finanziario per evitare il fallimento del servizio.
“Già nel 2022 avevo chiesto all’allora Presidente della provincia di Pesaro Urbino Paolini – spiega Petrucci – di approvare, in assemblea di ATA rifiuti, un atto che riportasse un elenco di tariffe per premiare chi differenzia e chi produce meno. Nel corso degli anni abbiamo avuto più occasioni per farlo e l’ultima opportunità, in ordine di tempo, è stata proprio l’adozione del piano triennale d’ambito 2024-2026 che spalancava le porte ad un percorso di riconversione sostanziale: trasformare la gestione dei rifiuti da tributo (l’attuale TARI) a tariffa, come fosse una bolletta, quindi calcolata sul reale consumo”.
Un sistema che, oltre a premiare chi differenzia, avrebbe avuto altri vantaggiosi risvolti. “Facciamo due conti prendendo come esempio il comune di Mombaroccio – continua Petrucci -: il costo del servizio che paghiamo al gestore Marche Multiservizi (MMS) è passato da 373.000 del 2018 a 480.000 euro del 2026 (per il 2027 sarà di 500.000 euro). In media ogni anno un cittadino su 5 non paga con un aggravio sulle casse dell’amministrazione di circa 100mila euro, risorse che non possono essere destinate a potenziare i servizi sul territorio o investiti per ridurre i costi alle famiglie più in difficoltà. Per coprire questa mancata entrata, Mombaroccio deve accantonare ogni anno il 20% nel fondo crediti di dubbia esigibilità. Perché è il comune a pagare l’ente gestore trasformandosi, di fatto, nell’unico “paracadute finanziario” che evita il fallimento del servizio”. “Così negli altri comuni – incalza Gambelli -: a Fano la TARI nel 2025 pesava a bilancio per 14 milioni con accantonamenti pari ad oltre 1,7 milioni di euro”.
Non solo: è sempre il comune a doversi occupare della riscossione e per recuperare le insolvenze si accolla le spese di affidamento ad una società terza per il recupero nel mancato credito. “Un’uscita che si traduce – spiega il sindaco di Mombaroccio -, nella migliore delle ipotesi, in un magro rientro del 30% dopo anni di attesa. Poi c’è l’iva, quella che paghiamo al gestore Marche Multiservizi pari al 10% (50 mila euro circa per il 2026 e 2027) e quella che ci addebita al 22% la società terza di riscossione”.
Il piano triennale d’ambito 2024/2026 – approvato con deliberazione in assemblea ATA del 22/12/2023 nel rispetto delle indicazioni europee – recitava: “Sulla base di quanto esposto, il presente piano prevede l’attivazione della tariffa puntuale a tutti gli enti che ne facciano richiesta, attraverso la misurazione almeno del rifiuto indifferenziato e comunque superando la criticità tra sistemi progressivi e premianti. La tariffa potrà avere natura di tributo o corrispettiva ovvero dovrà essere prevalente la componente di correlazione tra servizio reso e rifiuto prodotto.”
Perché questa visione del piano è rimasta sulla carta e non è mai stata applicata? Perché non godere da subito di un vantaggio economico che, per di più, premia i cittadini virtuosi? Forse per non fare un torto al gestore che, allo stato attuale, non si accolla il rischio di impresa ma salvaguarda gli utili e si rende performante nei confronti dei pochi, grandi soci.
“Le tariffe della TARI sono destinate ad aumentare – spiega Davide Rossi – con l’approssimarsi della saturazione delle discariche. Se ne è amaramente accorta Macerata dove l’incremento negli ultimi 2 anni ha superato il 16%, incrementi che si registrano anche nella nostra Provincia e che tolgono fondi alle amministrazioni comunali e, quindi, riducono i servizi ai cittadini”.
“La Regione Marche non ha ancora un termovalorizzatore – conclude Roberto Gambelli -, l’Emilia Romagna ha 7 impianti attivi, la Lombardia 12. Il termovalorizzatore non sostituisce ma si inserisce nel ciclo di gestione rifiuti. La Provincia di Pesaro Urbino è l’unica a non avere un impianto dedicato alla gestione verde ed organico, e quindi carichiamo sui cittadini anche i costi del trasporto. E’ indispensabile avere un fabbisogno chiaro per la nostra regione così che si possa ottimizzare l’impiantistica senza fare diventare le discariche lo strumento per garantire utili di bilancio all’Ente Gestore, come purtroppo avvenuto con la saturazione di quelle esistenti negli ultimi anni, riducendone drasticamente la longevità ed anticipando per l’utente anche i costi del post mortem”.















