Omicidio di Ana Cristina, la difesa punta sulle attenuanti: «Fu un delitto d’impeto»

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«Un delitto d’impeto, senza premeditazione, maturato in uno stato d’ira provocato dal comportamento della vittima». È la tesi sostenuta dall’avvocato Salvatore Asole davanti alla Corte d’Assise di Pesaro nel processo a carico di Ezio Di Levrano, reo confesso dell’omicidio della moglie Ana Cristina Duarte Correia, uccisa con otto coltellate nella loro abitazione di Saltara nel settembre 2024. La difesa ha chiesto di riconoscere la responsabilità penale dell’imputato, ma di escludere le aggravanti della crudeltà, dei futili motivi e dei maltrattamenti, concedendo invece le attenuanti generiche e quella della provocazione. Di diverso avviso le parti civili, che hanno sollecitato la Corte ad accogliere la richiesta di ergastolo avanzata dalla procura. La sentenza è attesa il 24 giugno.

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