FANO – “La maggioranza ha respinto la mozione che chiedeva di escludere i farmaci del gruppo Teva dalle farmacie comunali ASET.
Una decisione che non nasce da una valutazione politica sulle vicende internazionali, né tantomeno dall’indifferenza rispetto alle questioni umanitarie che possono aver motivato la proposta. Nasce, molto più semplicemente, dalla necessità di distinguere il piano delle legittime posizioni politiche da quello della tutela della salute, della corretta gestione di un servizio pubblico e del rispetto delle norme”.
“Le farmacie comunali devono prima di tutto garantire ai cittadini farmaci, continuità terapeutica e sicurezza. Escludere preventivamente un intero gruppo farmaceutico avrebbe significato privare i farmacisti di una possibilità di approvvigionamento e, soprattutto, introdurre un criterio estraneo alla valutazione sanitaria e professionale del medicinale”.
“La relazione tecnico-giuridica predisposta da ASET evidenzia infatti criticità concrete: la sostituzione ripetuta di equivalenti può creare disorientamento e problemi di aderenza terapeutica, soprattutto nei pazienti anziani e fragili; inoltre, farmaci con lo stesso principio attivo possono differire per eccipienti e caratteristiche della formulazione.
C’è poi un problema ancora più elementare: il farmacista deve poter svolgere il proprio lavoro secondo la legge e la propria responsabilità professionale. La relazione richiama gli obblighi di dispensazione e il diritto del cittadino e del medico prescrittore alla scelta del medicinale nei casi previsti dalla normativa.
Non possiamo quindi chiedere ai professionisti delle farmacie comunali di trasformare una scelta politica in un criterio di esclusione commerciale.
Esiste inoltre un evidente profilo gestionale. Un eventuale divieto locale non avrebbe un’incidenza significativa sui bilanci di una multinazionale, mentre potrebbe creare problemi di approvvigionamento e costi aggiuntivi per ASET, che dovrebbe comunque garantire i medicinali eventualmente richiesti attraverso altri canali”.
“La questione è molto semplice: se si vuole esprimere una posizione politica o umanitaria, esistono gli strumenti istituzionali per farlo. Ma una farmacia comunale non può diventare il luogo nel quale si applicano boicottaggi commerciali decisi sulla base della nazionalità o dell’appartenenza societaria di un produttore”.
“La tutela della salute non può avere colore politico. Il cittadino che entra in una farmacia comunale deve trovare un servizio pubblico che ragiona sulla propria salute, sulla prescrizione del medico e sulla professionalità del farmacista, non sulle appartenenze geopolitiche dell’azienda che produce il medicinale”.
“Per questo abbiamo ritenuto corretto respingere la mozione. Non si tratta di difendere Teva. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini fanesi ad avere un servizio farmaceutico pubblico efficiente, sicuro e rispettoso delle regole”.
“Le battaglie politiche e umanitarie possono e devono essere portate avanti nelle sedi opportune. Ma non possiamo farlo mettendo in discussione la continuità delle terapie o imponendo ai professionisti sanitari criteri che nulla hanno a che vedere con la cura del paziente”.















