Le ondate di calore non sono più un’emergenza eccezionale: sono la nuova normalità. Eppure Fano continua ad affrontarle come se fossero un semplice disagio estivo, invece che una delle principali sfide che la crisi climatica pone alle città.
Mentre decine di Comuni italiani hanno attivato Piani Caldo e individuato una rete di rifugi climatici – biblioteche, musei, centri civici e spazi pubblici climatizzati dove anziani, bambini e persone fragili possano trovare sollievo nelle ore più calde – a Fano tutto questo semplicemente non esiste.
Eppure gli spazi ci sarebbero già. La Mediateca Montanari, i Musei Civici e altri edifici pubblici potrebbero essere parte di una rete cittadina di oasi climatiche. Ma serve una scelta politica. Serve un’Amministrazione che consideri l’adattamento climatico una priorità. Oggi, invece, non esiste alcun piano conosciuto né alcuna comunicazione rivolta ai cittadini.
La mancanza di una strategia emerge ancora più chiaramente osservando ciò che accade al patrimonio arboreo cittadino. Fano continua a perdere alberi maturi: i 21 tigli di piazza Costa abbattuti per gli scavi di Vitruvio, le circa cento tamerici di viale Adriatico destinate a lasciare spazio alla nuova ciclovia.
Il sindaco Serfilippi ha dichiarato che sono già stati piantati 120 alberi e che altri 28 arriveranno per compensare.
Ma ad oggi non esiste alcuna rendicontazione pubblica che indichi dove siano stati messi a dimora, quali specie siano state scelte, quale sia la loro età e quali garanzie di manutenzione siano previste.
Ma il punto è ancora più profondo. La crisi climatica non si affronta con la logica della compensazione.
Un albero adulto non equivale a una giovane piantina: non produce la stessa ombra, non assorbe la stessa quantità di CO₂, non raffresca allo stesso modo le strade e le piazze.
Per recuperare quei benefici servono decenni. Dire “uno tagliato, uno piantato” significa ignorare il tempo necessario perché quella compensazione diventi reale.
Per questo il problema non è soltanto quanti alberi si piantano, ma quale idea di città si sta costruendo.
Fano continua a non dotarsi di un Piano del Verde pubblico, non dispone di un censimento aggiornato del patrimonio arboreo e non presenta una strategia complessiva di adattamento climatico. Eppure oggi sappiamo che la risposta alle ondate di calore passa proprio da una maggiore copertura arborea, dalla de-impermeabilizzazione del suolo, dalla realizzazione di giardini della pioggia e da una progettazione urbana capace di ridurre le isole di calore.
Serve un cambio di modello di città. Una città che protegga chi la vive, che investa nella salute pubblica e che consideri alberi e verde urbano infrastrutture essenziali, non ostacoli ai cantieri.
La crisi climatica non si affronta con gli slogan né con le compensazioni sulla carta. Si affronta con una visione, con la pianificazione e con scelte politiche coraggiose. Ed è proprio questa visione che, oggi, a Fano continua a mancare.
Da Simone Uguccioni – Portavoce In Comune con Mascarin















