PESARO URBINO – “Torna la siccità e si riattiva il solito schema: l’AATO 1 di Pesaro e Urbino chiede il soccorso idrico e la Protezione Civile regionale autorizza l’apertura delle valvole al Pozzo del Burano. Si continua a trattare la siccità come una sorpresa estiva, attingendo a piene mani dalle riserve profonde anziché programmare la tutela della risorsa idrica. Di fronte all’inerzia della maggioranza di centrodestra nel definire l’Elenco delle Acque Strategiche, ho depositato una mozione”.
A dichiararlo è la Capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Marta Ruggeri, annunciando il deposito dell’atto d’indirizzo, poi cofirmato da tutti i consiglieri di minoranza.
“Il paradosso di questa gestione è evidente – spiega Ruggeri -. L’acqua estratta a centinaia di metri di profondità dal Pozzo del Burano viene versata direttamente nell’alveo del fiume per aumentarne la portata artificialmente, in modo che possa raggiungere le prese di potabilizzazione più a valle. Questo significa disperdere riserve sotterranee preziose lungo il corso del fiume prima ancora di arrivare ai potabilizzatori e alle condotte di distribuzione, che a loro volta registrano tassi di perdita ingenti”.
“La mozione riprende le stringenti motivazioni tecniche e scientifiche sulla natura delle acque profonde appenniniche: le falde sotterranee profonde dei complessi calcarei appenninici hanno tempi di rinnovo stimate in circa 15 anni. Trattarle come un ‘rubinetto d’emergenza’ stagionale ne rischia il depauperamento strutturale. Nonostante quanto previsto dall’art. 1, comma 2, della L.R. n. 5/2006 e da me sollecitato già nel DEFR 2023, la Giunta regionale di centrodestra non ha mai formalizzato e vincolato l’elenco delle riserve idropotabili strategiche da sottrarre agli attingimenti ordinari o gestionali. Le riserve profonde sono il polmone d’acqua del nostro territorio per le future generazioni. Occorre classificare esplicitamente le acque del bacino del Burano e delle falde sotterranee profonde degli acquiferi appenninici quali “riserve strategiche”, subordinando qualsiasi futura ipotesi di captazione all’esecuzione preventiva di specifici studi ed indagini idrogeologiche continuative su scala pluriennale, volti ad accertare con scientificità la sostenibilità del prelievo, la capacità di ricarica della falda e l’assenza di impatti negativi sugli ecosistemi fluviali connessi” – conclude Ruggeri.
















