“C’illuminano d’immenso”: l’incontro dei bambini con l’arte. Il Polo 2-6 Bimbe e bimbi e l’azienda Guerrieri in sinergia per il progetto educativo

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A Fano, nella bottaia dell’azienda Guerrieri, sono andate in mostra le opere dei bambini della scuola comunale 2-6 Bimbe e bimbi. Non una esposizione di lavoretti, ma un dialogo tra infanzia e diverse forme d’arte iniziato a settembre, che ha trovato il suo culmine espositivo nella mostra di fine anno. L’articolo 13 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia stabilisce il diritto di ogni bambino a esprimersi con qualsiasi mezzo: al Bimbe e bimbi, quel diritto ha preso la forma di un viaggio nell’arte e nella ricerca identitaria dei bambini — accanto ad adulti disposti ad ascoltarli. Il progetto si chiama “C’illuminano d’immenso”, e il titolo, che richiama Ungaretti, non è un vezzo: è uno specifico modo di intendere la scuola. Racconta cosa succede quando una scuola non programma preordinando sui bambini attività e lavoretti ma, come prevede l’approccio pedagogico del Comune, progetta in itinere al passo con le ricerche dei bambini, preparando un ambiente che sia all’altezza delle intelligenze multiple e dei tanti linguaggi espressivi di ognuno. Tutto nasce da una domanda, davanti alla copertina di un libro presente a scuola: “Ma chi è questo signore?”. Quel signore era Picasso, e da quella domanda è nato l’intero percorso della Scuola Polo 2-6 Bimbe e bimbi del Comune di Fano. Le insegnanti non hanno preparato un’unità didattica su Picasso, ma hanno camminato con i bambini, seguendo interessi scientifici, curiosità e obiettivi di sviluppo. “L’ambiente come terzo educatore” si legge nel primo passo progettuale esposto in mostra: spazi, materiali, libri d’arte lasciati a disposizione, non come decorazione ma come invito aperto, sguardi degli adulti, rilanci. Dai ritratti di Picasso si è passati ai cerchi concentrici di Kandinsky, alla matematica nascosta nei colori e nelle forme di Mondrian; poi alla stampa botanica, al disegno dal vero, all’osservazione lenta di una foglia; infine alla visita alla mostra di Banksy. Tracciare i cerchi di Kandinsky o imprimere una foglia allena la coordinazione oculo- manuale e il controllo del segno: i prerequisiti della scrittura, costruiti senza mai nominarla. Sostare davanti a un’opera e chiedersi “perché il naso è lì?” allena l’attenzione focalizzata, merce rara in un’infanzia satura di stimoli frammentati. E riconoscere un volto scomposto in piani diversi, capire che la stessa cosa può essere vista da punti di vista differenti, è — per dirla con Piaget — decentramento cognitivo: i bambini di Fano hanno fatto filosofia della mente senza saperlo.

C’è poi un filo più intimo, che attraversa tutto il percorso: il diventare se stessi. Riconoscere le parti del proprio volto in un ritratto cubista e poi ritrovarle allo specchio non è solo un esercizio di percezione: è un atto di identità. Per un bambino piccolo, disegnarsi non è arte. È dirsi: io sono qui, lascio un segno di me nel mondo. In contemporanea a queste ricerche, le insegnanti hanno accompagnato le famiglie a conoscere il pensiero infantile, la curiosità neuro-orientata per i funzionamenti del mondo tipica dei bambini, le competenze espressive. Lo hanno fatto attraverso laboratori, assemblee e incontri dedicati. Ed è grazie a questo continuo e proficuo incontrarsi che nasce la proposta da parte della famiglia Guerrieri, che sentitamente tutti ringraziamo, di ospitare la mostra dei lavori presso l’azienda di famiglia e non solo: anche la festa finale, con un dono personalizzato. La mostra alla bottaia dell’azienda Guerrieri porta questo percorso fuori dalla scuola, tra le botti dove il vino matura al buio — non a caso, verrebbe da dire, in un luogo che custodisce la pazienza del tempo lungo, lo stesso tempo lungo che la pedagogia dell’ascolto richiede, perché accompagna e sostiene lo sviluppo individuale senza mai sostituirsi ad esso. È nata così, grazie alla collaborazione della famiglia Guerrieri, anche l’idea di restituire ai bambini un gesto altrettanto generoso: a ciascuna famiglia è stata donata una bottiglia di vino con un’etichetta speciale, non scelta da un grafico, ma un disegno di ogni bambino appositamente trasferito sulla bottiglia. La loro opera d’arte autentica diventata firma su un prodotto che durerà nel tempo. Un’etichetta che invecchierà insieme al vino, mentre il bambino che l’ha disegnata cresce: un ricordo indimenticabile di un viaggio percorso insieme. Quella stessa idea — che l’arte sia, prima di tutto, un modo per essere ascoltati — i bambini l’avevano già incontrata alla mostra di Banksy. Lo street artist britannico ha scritto che i graffiti hanno acceso rivoluzioni e fermato guerre, perché sono — nelle sue parole, tratte dal libro Wall and Piece — “la voce delle persone che non sono ascoltate”. È forse proprio questo che i bambini del Bimbe e bimbi hanno imparato in un anno passato tra Picasso, Kandinsky, Mondrian e una bottaia che profuma di identità: che ogni segno, anche il più piccolo, è un modo per dire io ci sono — e può davvero trovare adulti capaci di ascoltarlo.

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