Crisi idrica Pesaro, Perricci (Futuro Nazionale): «Tre rotture devono bastare, serve un piano B»

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Pia Perricci, avvocato - Foto di Stefano Bargnesi

PESARO – «Tre rotture in meno di 48 ore, rubinetti a secco e famiglie, attività e cittadini costretti a fare i conti con l’assenza dell’acqua nel giorno di Ferragosto. A questo punto non basta più dire che si è rotta una tubazione». Così Pia Perricci di Futuro Nazionale – Comitato 250 Pesaro interviene sull’emergenza idrica che ha interessato la città. «Una tubazione può rompersi. Quello che non dovrebbe rompersi è un sistema – afferma Perricci –. La domanda politica che poniamo oggi è questa: com’è possibile che nel 2026 la rottura di una condotta possa lasciare senza acqua un territorio così vasto senza che esista una vera alternativa immediatamente utilizzabile?».

Secondo Futuro Nazionale, il problema non riguarda quindi soltanto il singolo guasto, ma l’assenza di un vero «piano B». «La tecnologia per evitare questi disastri non è fantascienza – prosegue Perricci –. In altre città italiane si è investito nel raddoppio delle condotte, nelle seconde alimentazioni, nei bypass e nelle reti interconnesse». Perricci richiama gli esempi di Vicenza, dove una seconda condotta parallela consentirebbe di mantenere il servizio anche in caso di fermo della linea principale, di Asti, dove il raddoppio di una condotta sarebbe stato previsto proprio per garantire l’approvvigionamento in caso di guasto, e di Piove di Sacco, dove una nuova linea parallela sarebbe stata progettata per aumentare la ridondanza della rete.

«Il problema è noto e le soluzioni esistono. La domanda è perché a Pesaro dobbiamo ancora aspettare che la condotta si rompa per scoprire quanto è fragile», sottolinea. L’esponente di Futuro Nazionale pone poi il tema degli investimenti e del ruolo pubblico all’interno di Marche Multiservizi. «Il Comune di Pesaro possiede circa il 25,31% del capitale ed è il principale singolo socio pubblico. Gli enti pubblici, complessivamente, rappresentano la maggioranza del capitale. Negli anni il socio pubblico ha fatto abbastanza per pretendere che una quota adeguata delle risorse prodotte dalla società venisse utilizzata per mettere in sicurezza la rete?».

Perricci richiama quindi i dati relativi agli utili della società: «Parliamo di milioni di euro: circa 15,5 milioni nel 2022, 12,1 milioni nel 2023 e 8,4 milioni nel 2024. E nel frattempo le condotte continuano a rompersi». «Non stiamo dicendo che gli utili siano uno scandalo – precisa –. Stiamo dicendo che, quando una società gestisce un servizio essenziale, il profitto non può essere l’unico indicatore del successo. Se l’acqua arriva nelle case, la rete deve essere efficiente. Se la rete è vecchia e vulnerabile bisogna investirci. Se una singola rottura può lasciare senz’acqua migliaia di persone bisogna creare una seconda via. E se per farlo servono milioni, quei milioni vanno trovati».

Futuro Nazionale solleva inoltre il tema dei costi provocati dalla mancata realizzazione degli interventi: «Quanto costa una giornata senza acqua a una famiglia, a un ristorante che lavora a Ferragosto, a un albergo, a un’attività commerciale, alle strutture pubbliche e alla reputazione turistica di Pesaro? E soprattutto quanto costerà la prossima rottura?». Perricci chiede anche se «cittadini, albergatori, ristoratori e famiglie si ritroveranno dei ristori in bolletta a titolo di risarcimento dei danni per essere stati due giorni senza acqua».

«La manutenzione non è una spesa, è un’assicurazione», aggiunge. L’esponente di Futuro Nazionale respinge poi quello che definisce un possibile «rimbalzo delle responsabilità»: «Non ci interessa assistere al consueto balletto in cui il gestore accusa la siccità, la siccità accusa il clima, il clima accusa i terreni e alla fine il cittadino resta senz’acqua. La siccità esiste, i cambiamenti climatici esistono e i terreni si muovono. Ma proprio per questo un acquedotto moderno deve essere progettato per funzionare anche quando le condizioni non sono ideali».

«Se sappiamo che una condotta è vulnerabile, bisogna sostituirla. Se sappiamo che una dorsale è strategica, la raddoppiamo. Se sappiamo che un guasto può lasciare senz’acqua un territorio intero, realizziamo un’alimentazione alternativa. Non è rivoluzionario, è gestione del rischio». Da qui la richiesta a Marche Multiservizi e agli enti pubblici soci di rendere pubblici «numeri, non rassicurazioni».

In particolare, Futuro Nazionale chiede di conoscere quanti chilometri di acquedotto siano oggi considerati vulnerabili, quanti ne siano stati sostituiti negli ultimi dieci anni, quanto sia stato speso ogni anno per manutenzione e rinnovo della rete, se esista una vera seconda linea di alimentazione per la dorsale che serve Pesaro e la vallata, quanto costerebbe realizzarla e quali siano i tempi previsti.

Il movimento domanda inoltre «quanti soldi degli utili siano stati reinvestiti nel servizio idrico» e quale sia «il piano per evitare che un’altra rottura trasformi nuovamente una giornata estiva in un’emergenza». «Dire “stiamo investendo” non basta più. Vogliamo sapere dove vanno i nostri soldi», afferma Perricci. «Ferragosto 2026 dovrebbe essere ricordato per il mare, per le famiglie e per le vacanze, non per i rubinetti a secco – conclude –. Tre rotture in così poco tempo non sono soltanto un problema tecnico, ma un campanello d’allarme politico. E il campanello sta suonando forte. Quello che non possiamo più accettare è che, quando si rompe, non ci sia un’alternativa».

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