PESARO – Centoventi iscritti di Forza Italia della provincia di Pesaro e Urbino pronti a non rinnovare la tessera. Ad annunciarlo è Stefano Aguzzi, ex consigliere regionale, ex sindaco di Fano e di Colli al Metauro, che insieme ad altri amministratori ed esponenti del territorio ha deciso di rendere pubblico il disagio maturato nei confronti della gestione regionale del partito. «Queste persone non hanno precostituito un percorso – spiega Aguzzi –. Non è che ci siamo messi d’accordo per portare avanti un’iniziativa. Ci conosciamo, ci stimiamo da tanto tempo e abbiamo condiviso un forte disagio che emerge tra tanti iscritti a Forza Italia in questa provincia».
Un malessere che ora sarà formalizzato anche a livello nazionale. Aguzzi annuncia infatti l’invio di un documento alla segreteria nazionale del partito e a Marina Berlusconi, con l’obiettivo di rendere note le ragioni dello strappo. «La lettera che abbiamo già predisposto è stata visionata da molti iscritti e abbiamo 120 adesioni tra iscritti di Forza Italia in questa provincia – sottolinea –. Sono persone che dicono che, con questo andamento di Forza Italia a livello regionale e provinciale, non rinnoveranno la tessera quest’anno». Tra le adesioni Aguzzi cita anche quella di Settimio Bravi, già sindaco di Sant’Angelo in Vado e iscritto a Forza Italia dal 1994.
Nessun nuovo soggetto politico, almeno per ora. Aguzzi precisa che il gruppo non ha già definito un percorso alternativo né deciso di confluire in altri partiti. «Stiamo denunciando un cattivo andamento della dirigenza di Forza Italia, quindi non abbiamo un percorso precostituito. Ci terremo in contatto», afferma, ricordando la presenza nel gruppo anche di amministratori e consiglieri che potrebbero avere bisogno di continuare a confrontarsi sulle questioni del territorio. Il punto centrale della contestazione, secondo Aguzzi, risale al congresso regionale del 2025. Nel mirino c’è la gestione di Francesco Battistoni, indicato commissario regionale nel 2019 e poi confermato alla guida del partito.
«Nel 2025 finalmente si indice un congresso, il primo congresso delle Marche – ricostruisce Aguzzi –. Doveva essere un grande momento di approfondimento e coinvolgimento degli iscritti, un grande rilancio di Forza Italia». Secondo l’ex amministratore, però, il congresso sarebbe stato organizzato «in sordina, nel giro di quindici giorni, alle tre di pomeriggio in un teatro a Macerata, senza aver diffuso nessun documento e nessuna linea programmatica», per poi arrivare alla conferma per acclamazione di Battistoni. Aguzzi sostiene che quell’appuntamento avrebbe meritato «una grande discussione» e anche «l’elezione di un segretario marchigiano», in grado di rappresentare direttamente il territorio regionale.
Nella sua ricostruzione, il dissenso sarebbe poi sfociato in emarginazioni, sospensioni e commissariamenti. «Questo è il dissenso forte che è emerso e che noi abbiamo portato avanti – afferma – e per questo molti di noi sono stati emarginati, sono stati addirittura sospesi, commissariati». Una modalità che, secondo Aguzzi, sarebbe incompatibile con l’impostazione liberale che Silvio Berlusconi aveva dato al partito. Tra gli episodi che avrebbero aggravato la frattura, Aguzzi indica in particolare il commissariamento della segreteria provinciale. «Se c’è una goccia che ha fatto traboccare il vaso, è il commissariamento della segretaria provinciale», sostiene, distinguendo però questa vicenda dal proprio percorso personale e precisando di essere uscito precedentemente.
Aguzzi torna poi sui risultati elettorali ottenuti da Forza Italia nel territorio, rivendicando il peso della provincia di Pesaro e Urbino. Ricorda di essere stato il più votato nelle Marche nel 2020 e il secondo più votato alle ultime elezioni regionali, sostenendo che la provincia avrebbe meritato «maggiore considerazione» da parte del partito. La rottura, tuttavia, non si traduce al momento nella nascita di una nuova formazione. «Non abbiamo intenzione oggi di creare alcun gruppo, anche perché sono esperienze diverse – ribadisce –. Ci terremo in contatto anche per portare avanti dei percorsi che potrebbero rilanciare alcune attività in questa provincia in futuro. Ma non c’è nulla di precostituito».
Il giudizio più duro arriva infine sul rapporto tra l’attuale gestione di Forza Italia e l’eredità politica del fondatore. Aguzzi richiama i principi di libertà, democrazia, dignità e rispetto indicati da Berlusconi e accusa l’attuale gruppo dirigente di aver ridotto gli spazi di confronto interno. «Credo che questo gruppo dirigente nazionale abbia tradito completamente, emarginando delle persone ed eliminando tutto il dissenso e la discussione interna, i principi lasciati da Berlusconi», conclude Aguzzi.















