PESARO 16 GIUGNO – A oltre venti mesi dalla scomparsa di Riccardo Branchini, il 19enne sparito il 13 ottobre 2024, la madre Federica Pambianchi ha scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiedendo aiuto per ottenere lo svaso e verifiche approfondite alla diga del Furlo, dove fu ritrovata l’auto del figlio con tutti i suoi effetti personali. Di seguito la lettera:
“Gentile Presidente Giorgia Meloni,
mi chiamo Federica Pambianchi e Le scrivo non come cittadina e non per motivi politici, ma come madre. Le scrivo perché da oltre venti mesi vivo un dolore che non riesco più a contenere, né a raccontare fino in fondo. È un dolore che non mi lascia mai, che mi accompagna ogni ora del giorno e della notte, che mi toglie il sonno, il respiro e ogni forma di pace. È un dolore che nessuna madre dovrebbe mai essere costretta a conoscere. Il 13 ottobre 2024 è scomparso mio figlio, Riccardo Branchini. Da quel giorno la mia vita si è fermata. L’auto di Riccardo è stata ritrovata presso la Diga del Furlo con tutti i suoi effetti personali all’interno: portafoglio, documenti, denaro, chiavi, scarpe, zaino, vestiti. Tutto era lì. Tutto, tranne lui. Per dieci giorni sono state effettuate ricerche senza sosta. La Procura ha aperto un’indagine per istigazione al suicidio per chiarire ogni elemento utile alla vicenda. Oggi quel procedimento si avvia verso l’archiviazione. E io, dopo tutto questo tempo, non so ancora dove sia mio figlio. Non so se è morto. Non so se è vivo. Non so se devo continuare a sperare o imparare a vivere un’assenza senza nome. Vivo sospesa tra due abissi. Ogni mattina mi sveglio con lui, ogni sera mi addormento con la stessa domanda: “Dove sei, Riccardo?”. Una madre dovrebbe sapere dov’è suo figlio. Dovrebbe poterlo abbracciare o almeno piangerlo davanti a una tomba. Io non ho nulla di questo. Ho solo silenzio, domande e un’assenza che cresce ogni giorno. Presidente, da oltre venti mesi chiedo una verifica approfondita presso la Diga del Furlo, luogo del ritrovamento dell’auto di mio figlio, senza avere una risposta definitiva. Non Le chiedo un favore, Le chiedo il diritto alla verità. Alla Regione Marche ho chiesto aiuto affinché venisse individuata una soluzione concreta per la verifica dell’invaso. In seguito a questo mio appello è stato predisposto un progetto di svuotamento progressivo e di controllo dell’area. Tuttavia, all’ultimo momento, il progetto è stato oggetto di opposizione da parte della Provincia di Pesaro e Urbino, che ha richiesto una modalità diversa, prevedendo un abbassamento del livello dell’acqua di circa un metro al giorno per quindici giorni, seguito dalle attività di ricerca e da ulteriori quindici giorni per il reintegro, a causa della fauna ittica.
In questi mesi mi è stato spiegato che, a oltre venti mesi dalla scomparsa, in ambiente acquatico non è più realistico pensare al ritrovamento di un corpo integro. Il tempo, l’acqua, i sedimenti e i processi naturali possono aver modificato ogni traccia, fino alla possibile dispersione o frammentazione di eventuali resti sul fondale. È una consapevolezza difficile da accettare, ma che rende ancora più necessario che ogni accertamento venga svolto con la massima profondità e con tutti gli strumenti disponibili, perché anche una minima risposta ha un valore enorme. Da madre, però, faccio fatica a trovare pace. Perché una madre non misura il tempo in termini tecnici, ma in attesa, speranza e angoscia. In queste settimane il territorio ha visto piogge frequenti e abbondanti, e sul Monte Catria c’era ancora neve fino a pochi giorni fa. Mi chiedo allora se davvero non esista più nessuna possibilità. Mi domando anche perché la Diga di Fiastra venga svuotata per lavori fino a luglio, mentre per la Diga del Furlo non sia stato possibile immaginare una soluzione simile. Nelle ultime settimane ho trovato nei pressi del fiume, vicino alla diga, alcuni indumenti compatibili con quelli di mio figlio. Sono stati consegnati alla Procura per le verifiche. Non voglio trarre conclusioni. Ma non posso ignorare ciò che ho trovato. Forse Riccardo è lì. Forse non lo è. Ma finché non avrò una risposta certa, non potrò avere pace. Non potrò smettere di cercarlo. Non potrò smettere di aspettarlo. Non potrò smettere di soffrire. Le scrivo perché prima di essere Presidente del Consiglio, Lei è una madre. E una madre conosce il dolore dell’attesa e dell’incertezza. Per questo Le chiedo di ascoltarmi. Non per me soltanto, ma per mio figlio Riccardo. Per il diritto di una madre di sapere la verità. La prego, Presidente, mi aiuti a non restare sospesa in questa incertezza. Sono stanca. Stanca di aspettare. Stanca di non sapere. Stanca di vivere in un tempo fermo. Da quasi venti mesi il mio cuore è rimasto lì con lui. Da madre a madre, Le chiedo aiuto.
Con rispetto e con tutta la sofferenza che una madre può portare nel cuore,
Federica Pambianchi”












