Aveva un kalashnikov, a processo

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MAROTTA (FANO) – E’ in carcere da un anno per aver nascosto armi da guerra. L’altro ieri ha chiesto di essere processato con rito abbreviato ma condizionato. Significa che accetta di essere giudicato senza citare testimoni propri o chiedere perizie ma solo in base alle risultanze investigative già acquisite. Che sono tutte contro di lui. Ma accetta il rito abbreviato a condizione che il giudice gli conceda la possibilità di dire la sua verità al momento dell’udienza.
Con questa richiesta, Luca Nuzzi, 36 anni di Marotta (difeso dall’avvocato Cosimo Leone), accusato di detenzione illegale di armi da guerra oltre che di spaccio di droga, si è visto fissare l’udienza per il prossimo 8 giugno. E’ l’uomo che i carabinieri di Marotta tenevano d’occhio nell’aprile del 2017 perché considerato (a buon ragione) invischiato in un traffico di droga. E infatti, la pattuglia dei militari che si è presentata a casa sua dopo averlo visto uscire col cane era andata a colpo sicuro. Ma per la sostanza stupefacente. Una volta entrati, i carabinieri hanno trovato sia 700 grammi di marijuana e 20 grammi di cocaina e pure un fucile d’assalto Ak 47 meglio conosciuto come ‘Kalashnikov’, una trentina di proiettili di fabbricazione cinese oltre ad un altro proiettile, di cui Nuzzi non ha saputo spiegare la provenienza. Il fucile lo teneva in camera da letto.
Dice l’avvocato Leone: «Il mio assistito non è un malvivente immischiato in traffici di armi né il custode del Kalashnikov per conto di chissà chi. E’ soltanto una persona che ha sbagliato a tenere un’arma in casa per fini collezionistici di cui non poteva avere il possesso». Per la procura della Repubblica, Nuzzi non la racconta giusta e quell’arma con matricola abrasa non era lì per caso. Quando venne trovata era ben avvolta in un panno umido, oliata perfettamente, e subito pronta. La perizia balistica ordinata dal magistrato non ha dato esito positivo. Si sospettava un suo uso per una rapina ad un portavalori a Milano ma non c’è stata ancora conferma e comunque con la fissazione del processo con rito abbreviato le indagini ormai sono chiuse.
Il PM Monica Garulli ipotizza per Nuzzi il ruolo di magazziniere di armi da guerra utilizzate per colpi o rapine di grande portata. Un reato, che unito alla droga rinvenuta in casa, fa alzare di molti anni l’asticella della pena.

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