PESARO, 24 OTT – Circa 300 persone si sono ritrovate questa mattina in piazzale Lazzarini, a Pesaro, per manifestare contro il carovita e l’aumento dei costi dell’energia. Alla mobilitazione, promossa sotto lo slogan “Quanto ci costi Giorgia!”, hanno partecipato sindacati, rappresentanti politici, studenti e associazioni, per richiamare l’attenzione sulle crescenti difficoltà economiche delle famiglie e sul peso dei rincari nella vita quotidiana. Una manifestazione che, nonostante i timori espressi alla vigilia da alcuni commercianti per possibili disordini, si è svolta senza particolari criticità sul fronte della sicurezza. Resta invece l’incognita del pomeriggio, quando potrebbe tenersi una seconda manifestazione non autorizzata, sulla quale, al momento, non risultano conferme.
Al centro della protesta il potere d’acquisto degli stipendi, le bollette, i costi della spesa e le difficoltà abitative. “Arriviamo alla fine del mese e se non facciamo pari poco ci manca. Siamo stanchi di vivere in queste condizioni”, racconta uno dei manifestanti. Un altro partecipante sottolinea come “lo stipendio non basti più” e come la casa, da diritto, sia diventata ormai “un lusso”. A farsi sentire anche gli studenti, preoccupati per un futuro segnato dall’aumento dei prezzi. “Il costo della vita diventa sempre più insostenibile. È difficile arrivare a fine mese, spostarsi per andare al lavoro e persino acquistare beni primari come il cibo”, spiega un giovane presente in piazza. “Noi studenti sentiamo molto questa situazione e dobbiamo dire la nostra”.
Non sono mancate le critiche all’esecutivo. “Quattro anni di governo, nessuna riforma. Gli stipendi sono sempre più bassi, mentre aumentano gas ed elettricità. Come cittadino mi sento preso in giro”, afferma un altro manifestante, auspicando un cambio di rotta da parte del governo. Duro anche l’intervento di Marco Perugini, segretario del Partito Democratico di Pesaro e Urbino. “Non è solo uno slogan, Meloni quanto ci costi? Ci costi perché le persone non riescono più a fare pari con il pranzo e con la cena, perché non è stata trovata ancora una soluzione al caro bollette”, ha dichiarato, criticando anche la posizione del governo sui conflitti internazionali.

Perugini ha poi richiamato le possibili conseguenze dei rincari sui bilanci delle amministrazioni locali. “Anche i nostri Comuni vedranno aumentare le bollette, a discapito dei cittadini, perché dovremo rinunciare a servizi e addirittura aumentare le tasse”. Nel mirino anche la sanità: “Non è più all’altezza, le persone devono decidere se curarsi oppure pagare una bolletta”. Il segretario dem ha infine affrontato il tema della legalità, facendo riferimento ad alcune indagini nelle Marche e sostenendo che la Regione sarebbe stata aperta alla criminalità organizzata. “Questa è una piazza fatta anche di quegli anticorpi, gli anticorpi per la legalità”, ha affermato, chiedendo chiarimenti al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. Si tratta di accuse politiche espresse da Perugini, non accompagnate nell’intervento da elementi che consentano di verificarne la fondatezza.



