ANCONA 6 MAGGIO – Nuova perizia psichiatrica per chiarire la capacità di stare a giudizio e la pericolosità sociale di Michael Alessandrini. È quanto deciso oggi dalla Corte d’Assise d’Appello di Ancona, che ha accolto la richiesta della difesa del 31enne, condannato in primo grado a 24 anni di carcere e a tre anni in una Rems. Alessandrini è reo confesso dell’omicidio di Pierpaolo Panzieri, il 27enne ucciso con 23 coltellate il 20 febbraio 2023 nell’abitazione di via Gavelli, a Pesaro. La decisione della Corte ha suscitato la reazione della madre della vittima, presente in aula. “Non è una decisione ostile, ma ci siamo opposti”, ha spiegato uno dei legali di parte civile, l’avvocato Anselmo. Soddisfatta invece la difesa di Alessandrini. L’udienza per il conferimento dell’incarico ai periti è stata fissata per il 10 giugno. Le parole di Fabio Anselmo, legale della famiglia Panzieri: “Non ritengo questa una decisione ostile alle ragioni della parte civile. Noi ci siamo opposti perché il nostro ruolo processuale ci consentiva di farlo, ma si tratta di una decisione della Corte d’Assise d’Appello di Ancona che rispetto profondamente. Qui non viene messa in discussione la capacità di intendere e di volere di Alessandrini al momento del fatto. Anzi, il provvedimento ribadisce che tale capacità esisteva e che anche la capacità di stare in giudizio era presente sia durante l’incidente probatorio sia nel dibattimento di primo grado. Tutto ciò che è stato fatto finora, compresa la condanna a 24 anni di reclusione, resta valido e non viene messo in discussione. Oggi si vuole semplicemente verificare, alla luce del tempo trascorso e di quanto indicato dalla Corte Costituzionale, se le condizioni cliniche di Alessandrini siano ancora compatibili con la partecipazione al processo. Non si discute della sua imputabilità al momento del fatto, tema che non è stato nemmeno oggetto di impugnazione da parte della difesa.
La Corte ha disposto un aggiornamento delle condizioni cliniche, non una rivalutazione della capacità di intendere e di volere durante il delitto. Se dovesse emergere una sopravvenuta incapacità processuale, Alessandrini resterebbe comunque detenuto e la condanna rimarrebbe valida. Se invece verrà confermata la piena capacità di stare in giudizio, il processo proseguirà regolarmente”. Anselmo ha poi aggiunto: “Noi avvocati dobbiamo essere pronti a ogni sviluppo processuale. Comprendiamo il percorso logico-giuridico seguito dalla Corte e, per come è stato motivato questo provvedimento, mi ritengo assolutamente d’accordo. Resta fermo che non viene messa in discussione né la capacità di intendere e di volere al momento del fatto né la capacità processuale nel giudizio di primo grado, aspetti per noi estremamente importanti”. Le parole di Salvatore Asole, legale di Alessandrini: “Come ho sottolineato in aula, l’accertamento della capacità di stare a giudizio era fondamentale. A differenza di quanto sostenuto da qualcuno, richiamando fatti e atti di due anni fa, io ho evidenziato che la valutazione andava fatta in termini di attualità. I dubbi c’erano allora e permangono ancora oggi, perché la perizia precedente, che rispetto pienamente, ha riconosciuto una semi-infermità mentale ma, a mio giudizio, ha lasciato alcune zone d’ombra e qualche ragionevole dubbio. Ho sottolineato che tutti, compresi la Corte, la Procura e la difesa, devono avere il coraggio di affrontare questi dubbi e superarli. Non avrebbe senso proseguire nel merito del processo se poi, tra uno o due anni, la Corte di Cassazione dovesse rilevare criticità sulla capacità dell’imputato e far regredire tutto al primo grado. È anche una questione di economia processuale.
Se il dubbio esiste, va chiarito: l’imputato deve essere condannato al di là di ogni ragionevole dubbio. Non lo dice l’avvocato Asole, ma il nostro ordinamento. Sono soddisfatto non perché si allungano i tempi del processo, ma perché così si affronta un nodo fondamentale: capire se sto difendendo una persona pienamente capace oppure una persona con capacità fortemente scemate, come sostenuto dai periti. Se una persona soffre di determinate patologie, è giusto che risponda del reato commesso, ma è altrettanto giusto che venga trattata come una persona malata”. Il legale ha poi spiegato l’assenza in aula di Alessandrini: “Il mio assistito soffre di una lombosciatalgia che non gli consentiva di affrontare il viaggio su un furgone blindato. Avremmo potuto presentare un certificato di impedimento, ma è stato lo stesso Alessandrini a rinunciare a comparire pur consentendo lo svolgimento dell’udienza. Finora ci ha sempre messo la faccia ed è sempre stato presente alle udienze”.












