Femminicidio, Futuro Nazionale replica a Vitri: “Il dibattito non si fa con gli slogan”

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PESARO – “Come Comitato di Futuro Nazionale Pesaro N 250 prendiamo atto delle dichiarazioni della consigliera regionale Micaela Vitri,
che interviene sul tema del femminicidio chiamando in causa Roberto Vannacci e le posizioni di Futuro Nazionale”.
“La violenza contro le donne è un fenomeno drammatico e non può essere oggetto né di minimizzazioni né di strumentalizzazioni politiche. Proprio per questo riteniamo che il confronto debba partire dai fatti, dalle norme e dalle valutazioni di chi quelle norme è chiamato ad applicarle e non da chi non ha mai messo un “piede in tribunale”. Fa specie che la Vitri non abbia sollevato il polverone quando a dissentire e ad opporre resistenza all’istituzione del reato di femminicidio sia stata l’ANM, associazione Magistrati storicamente di sinistra”.
“L’ANM nella sua relazione riconosce esplicitamente lo spirito della riforma e numerose delle misure previste per rafforzare la tutela delle vittime, definendo centrale il fattore tempo nella protezione delle persone offese. Allo stesso tempo, però, esprime “dubbi significativi” sull’introduzione di una nuova specifica fattispecie di femminicidio richiamando questioni relative alla struttura del reato, al principio di eguaglianza e al rigido regime sanzionatorio. Non si tratta, dunque, di una posizione inventata da Vannacci né di una provocazione politica. È una questione giuridica concreta sollevata dall’organo rappresentativo della magistratura associata”.
“L’ANM osserva, in particolare, che il nuovo reato rischia di creare una diversa considerazione della gravità dell’omicidio in ragione del
sesso della persona offesa e aveva già evidenziato criticità rispetto ai principi costituzionali di eguaglianza, determinatezza e individualizzazione della pena. La nostra posizione come Futuro Nazionale è, sotto questo profilo, estremamente chiara: uomini e donne devono essere sottoposti alle stesse regole”.
“L’omicidio non può diventare più o meno grave in funzione del sesso della vittima, per questo nel c.p e c.p.p. esistono già le aggravanti e le attenuanti!”
“Si può parlare, sotto un profilo esclusivamente comunicativo di femminicidio per indicare l’omicidio di una donna da parte di un uomo parente ma non è assolutamente corretta l’istituzione di un reato autonomo perché nel caso bisognerebbe per assurdo (ovviamente è una provocazione per indurre a riflettere) instituire anche il maschicidio per indicare la violenza di una donna sull’uomo. Si può essere d’accordo o in disaccordo con questa impostazione. Ma è intellettualmente più serio discuterne nel merito anziché liquidarla come una generica “idea pericolosa”. Anche perché il programma di Futuro Nazionale non parla affatto di una società nella quale la violenza sulle donne debba essere tollerata”.
“Il nostro statuto indica tra le proprie finalità la tutela della famiglia, della vita, della sicurezza e della giustizia sociale. Il vero punto del confronto dovrebbe essere un altro: quali strumenti sono realmente capaci di prevenire la violenza, proteggere le vittime e impedire che un uomo violento possa continuare a rappresentare un pericolo. Questa è la domanda che rivolgiamo alla consigliera Vitri: è più utile una battaglia di comunicazione contro Vannacci o un confronto serio su come garantire che una donna minacciata venga protetta concretamente, rapidamente e senza che le inefficienze della macchina giudiziaria possano rimetterla in pericolo?”.
“Perché contrastare la violenza significa certamente educazione, prevenzione e cultura del rispetto. Ma significa anche forze dell’ordine
adeguatamente organizzate, procure dotate di personale, tribunali efficienti, misure cautelari tempestive e certezza dell’esecuzione delle decisioni. Non abbiamo mai negato il problema della violenza contro le donne, anzi la nostra referente Avv. Pia Perricci da sempre si batte per la tutela delle vittime di violenza, e al contrario di quello dichiarato dalla Vitri  riteniamo che proprio la gravità del fenomeno imponga di evitare ogni semplificazione”.
“Difendere le donne non significa necessariamente approvare ogni singola norma proposta per farlo. Significa avere il coraggio di chiedersi se quella norma funzionerà davvero”.
“La politica dovrebbe occuparsi di questo: meno slogan, più prevenzione; meno propaganda, più sicurezza; meno ideologia, più efficienza dello Stato”.
“Perché una donna minacciata non ha bisogno soltanto di una buona legge sulla carta. Ha bisogno che lo Stato arrivi prima del carnefice”.
Comitato Pesaro 250
Futuro Nazionale

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