Fano-Urbino, il Comitato Ciclovia del Metauro: “Studio dimenticato e ripristino poco credibile”

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FANO – “Cosa dimostra lo studio di fattibilità del ripristino della Fano Urbino

Prima parte  –  Alcuni risultati

  • Lo studio da poco “ritrovato” è stato completato da Italferr nel 2021, da tempo era in possesso di vari soggetti sia pubblici che privati ma nessuno ha sentito il dovere di pubblicarlo; 
  • è costato un milione e 350mila euro di soldi pubblici ma giace presso il Ministero Infrastrutture e Trasporti perché non è stato ritirato dalla Regione Marche che lo ha co-finanziato; per questo, è stata inutile una richiesta di accesso agli atti regionali;
  • ha individuato “alternative progettuali” all’attuale tracciato ferroviario prevedendo interventi costosissimi e molto invasivi (nuove strade, sottopassaggi stradali, sovrappassi ferroviari, passaggi a livello, revisione di ponti, viadotti e gallerie, ecc.) che sconvolgerebbero tutta la valle del Metauro; 
  • la ferrovia, in un modesto bacino di utenza, dovrebbe strappare passeggeri non alla motorizzazione privata ma a una capillare rete di autobus; 
  • nel 2021 i costi del ripristino sono stati calcolati in circa 448 milioni; sono quelli “diretti”, esclusi quelli “indiretti” di competenza altrui, in particolare dei Comuni;
  • tale cifra va aggiornata e nel 2028 scadrà la validità dello studio che, eventualmente, andrebbe rivisto o rifatto;
  • finora, nessuno si è proposto per avviare quanto previsto dallo studio né risultano fondi stanziati dallo Stato o dalla Regione Marche;
  • non ha dato alcun risultato la “filiera”, politicamente omogenea, favorevole al ripristino: Comuni, Regione Marche, Ministero Infrastrutture e Trasporti;
  • per il ripristino della linea si può fare riferimento solo ad una legge, la n. 128/2017, che riguarda le ferrovie turistiche e non quelle commerciali, le due funzioni previste per la Fano Urbino; secondo l’art. 11, ripristino, manutenzione, gestione e sicurezza devono essere “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”;
  • se lo studio non fosse stato “ritrovato”, i Comuni avrebbero organizzato i rispettivi Piani Urbanistici Generali tenendo conto di una realtà ampiamente superata;
  • se tutto ciò non bastasse, bisognerebbe ricordare che, per motivi di sicurezza, un treno non può passare “all’interno dei nostri quartieri”, come ha riconosciuto tre anni fa la stessa Regione Marche”.

 

“Tutto ciò premesso e tralasciando molto altro, non si capisce come possa essere ripristinata una ferrovia che la proprietà, RFI, ha sospeso dal servizio nel 1987, ha fatto chiudere definitivamente nel 2011 ed ha abbandonato da quindici anni”. 

“Lo studio di fattibilità ha dimostrato anche che il rimedio all’isolamento giustamente lamentato dall’entroterra non può essere risolto con una linea costruita a inizio Novecento in una realtà sotto tutti i punti di vista molto diversa da quella attuale”.  

“Che ripristinare la ferrovia sia un’ipotesi non credibile si vedrà nelle prossime campagne elettorali amministrative quando nessun candidato la inserirà nel suo programma e sarà ulteriormente dimostrato che per 40 anni sono state fatte promesse che non potevano esse mantenute ingannando tante persone in buona fede”.

Comitato Ciclovia del Metauro

Nell’immagine, la SS 16 a Fano dove, in teoria, dovrebbero congiungersi la Fano Urbino e la Ferrovia Adriatica.

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