FANO — Sabato 1 agosto, dalle 9:00 alle 13:00, il Fano Marine Center (Viale Adriatico 1) ospita Fano Ocean Action, il convegno che ogni anno riunisce nella città della Fortuna i rappresentanti delle più importanti associazioni ambientaliste nazionali per ribadire l’urgenza di un fronte comune a tutela degli oceani.
Giunto alla sua quinta edizione, l’appuntamento si conferma il principale momento istituzionale di confronto tra realtà come Greenpeace, WWF, MedReAct, Legambiente, Marevivo e Sea Shepherd, insieme a FanoUnimar e Reef Check Italia.
Il titolo di quest’anno è “Alleanze per Azioni di Conservazione del Mare Adriatico”.
Gli obiettivi dell’edizione 2026
L’incontro si pone due obiettivi principali:
- impostare un progetto fondato su una solida condivisione scientifica, capace di attivare una partecipazione trasversale tra associazioni ambientaliste e mondo politico;
- valorizzare le specificità delle singole associazioni e promuovere il coinvolgimento dei volontari.
Dal sondaggio Delphi una diagnosi condivisa
Lo scorso anno era stata presentata una proposta di azione concreta, costruita a partire da un sondaggio tra ricercatori condotto con metodo Delphi. I risultati restituiscono una diagnosi condivisa: tra le pressioni umane, il consenso maggiore riguarda pesca commerciale, inquinamento industriale da terra e rifiuti marini; tra quelle climatiche, stress termico, tropicalizzazione ed eventi estremi.
Il giudizio sugli strumenti di gestione esistenti resta severo: tra le misure disponibili, solo le Fisheries Restricted Areas (Aree di pesca protette) sono riconosciute efficaci, ma restano sottoutilizzate. Le barriere principali non sono di natura scientifica, ma di governance: mancano volontà politica, fondi, capacità di enforcement e cooperazione, mentre molte aree protette esistono solo sulla carta.
Il commento
“Ci occuperemo di problematiche ambientali importanti — ha dichiarato il presidente di FanoUnimar, Carlo Cerrano — ma metteremo anche in vetrina tutti gli strumenti attraverso cui possiamo affrontarle. Servono azioni mirate: gli accordi tra Paesi non bastano, dobbiamo essere tutti parte di un movimento per il cambiamento. Il punto di partenza è che non ci sarà transizione ecologica se non ce ne sarà prima una culturale. La biodiversità si sta riducendo in modo allarmante e senza precedenti, le risorse si esauriscono più rapidamente di quanto la natura riesca a ricostituirle, e il cambiamento climatico è ormai una realtà drammatica che occorre gestire.”
L’incontro sarà l’occasione per conoscere da vicino le iniziative più innovative e i fronti d’azione delle organizzazioni protagoniste della difesa del mare, tra testimonianze, video e proposte concrete.
















