“Di cosa è fatta la speranza”: a Montefelcino serata dedicata al valore della cura e dell’accompagnamento

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MONTEFELCINO – “La speranza è fatta di cose che hanno bisogno di qualcuno per farle accadere”. È questa la frase che accompagnerà la serata in programma martedì 23 giugno 2026 alle ore 20.45 presso la sede dell’Associazione Amici di S. Angela a Montefelcino, un incontro dedicato alla riflessione sul significato più autentico della cura, attraverso la presentazione del romanzo biografico Di cosa è fatta la speranza (Bompiani), opera dello scrittore Emmanuel Exitu.

Il libro ripercorre la straordinaria vicenda umana e professionale di Cicely Saunders, fondatrice del moderno movimento delle cure palliative e degli hospice, figura che ha rivoluzionato il modo di concepire l’assistenza alle persone affette da malattie inguaribili, restituendo centralità alla dignità, all’ascolto e alla qualità della vita.

L’iniziativa si svolge con il patrocinio dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, sede del Centro di Riferimento Regionale di Cure Palliative Pediatriche, e della Scuola di Specializzazione in Cure Palliative dell’Università Politecnica delle Marche e dell’AST di Pesaro-Urbino a testimonianza dell’importanza culturale e sanitaria dei temi affrontati e dell’impegno condiviso nella diffusione della cultura della cura e dell’accompagnamento.

L’incontro sarà moderato dallo psicologo Federico Rossi e vedrà la partecipazione dell’autore Emmanuel Exitu insieme ai medici palliativisti Rita D’Urso e Simone Pizzi. Un’occasione di dialogo e approfondimento che andrà oltre la semplice presentazione editoriale, trasformandosi in uno spazio di confronto aperto alla cittadinanza sui temi della fragilità, della speranza e dell’accompagnamento.

Per lungo tempo la medicina ha considerato il fine vita come il limite oltre il quale non fosse più possibile intervenire. L’intuizione rivoluzionaria di Cicely Saunders ha cambiato questa prospettiva, affermando con forza che, anche quando non è più possibile guarire, è sempre possibile curare. Le cure palliative nascono infatti da un profondo rispetto della persona e della sua dignità, promuovendo un approccio che considera il paziente nella sua totalità e riconosce valore a ogni istante dell’esistenza.

Al centro della riflessione vi sarà il concetto di “sofferenza totale”, elaborato dalla stessa Saunders, che comprende non soltanto il dolore fisico, ma anche le dimensioni psicologica, relazionale e spirituale della malattia. In questa visione, l’obiettivo delle cure palliative non è aggiungere giorni alla vita, ma aggiungere vita ai giorni, attraverso il controllo del dolore, il sostegno emotivo e la costruzione di relazioni autentiche.

Particolare attenzione sarà dedicata al ruolo della comunicazione e della presenza accanto alla persona malata. Le parole, l’ascolto e la condivisione delle paure diventano strumenti terapeutici fondamentali, capaci di contrastare l’isolamento e di costruire una profonda alleanza tra paziente, familiari e professionisti della cura.

E quando le parole non bastano più, resta la forza della presenza: una mano stretta, uno sguardo rassicurante, il semplice esserci. È in questa dimensione che le cure palliative esprimono il loro significato più profondo, offrendo a ogni persona la certezza di non essere lasciata sola nel momento della maggiore vulnerabilità.

L’evento rappresenta un invito rivolto a tutta la comunità a riscoprire il valore della speranza come gesto concreto, fatto di ascolto, vicinanza e responsabilità condivisa. Perché, come ci ha insegnato Cicely Saunders, nessuno dovrebbe mai sentirsi dire: «Non c’è più niente da fare».

 

Ingresso libero.

 

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