FABRIANO – Garantire redditività alle imprese agricole, sostenere il ricambio generazionale, riconoscere economicamente il ruolo degli agricoltori nella tutela del territorio, rafforzare le filiere locali e assicurare servizi essenziali alle comunità. Sono le principali direttrici emerse a Fabriano, al Palazzo del Podestà, dalla terza tappa di “Territori che rigenerano: la sostenibilità dalle aree interne”, il percorso promosso da Cia-Agricoltori Italiani per costruire, attraverso dieci appuntamenti nazionali, il Manifesto delle Aree Interne. È questo l’obiettivo di “Territori che rigenerano”, il nuovo progetto di Cia-Agricoltori Italiani, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile.
Dal confronto tra imprese agricole, amministratori e ricercatori è emersa una richiesta comune: rendere il “diritto di restare” una possibilità concreta di vivere, lavorare e investire nell’Appennino. La giornata, organizzata con il Comune di Fabriano e aperta dai saluti della sindaca Daniela Ghergo, ha indicato le condizioni per fermare lo spopolamento: salvaguardare le aziende esistenti, creare opportunità per i giovani e restituire prospettive alle comunità.
Il punto di partenza è il reddito. I presidenti di Cia Marche e Cia Umbria, Alessandro Taddei e Roberto Di Filippo, hanno richiamato il divario tra i costi sostenuti dalle aziende e il valore riconosciuto alle produzioni. Nelle zone montane produrre può costare dal 30 al 40 per cento in più, mentre sulle imprese più piccole pesa maggiormente la burocrazia. Un rischio evidenziato anche dai presidenti provinciali Cia Marche Franco Gianangeli (Ancona) e Sabina Pesci (Pesaro-Urbino) e dal direttore generale Cia Ascoli-Fermo-Macerata Mauro Moreschini: ogni chiusura favorisce l’abbandono dei terreni e indebolisce il tessuto sociale.
Da qui la richiesta di sostegni adeguati alle specificità dell’agricoltura montana e collinare, di un accesso più semplice al credito e di tempi certi per autorizzazioni e pagamenti pubblici. Ma la redditività passa anche da una distribuzione più equa del valore lungo le filiere, perché l’aumento dei prezzi al consumo non si traduce necessariamente in maggiori guadagni per gli agricoltori. Aggregare i produttori e rafforzare trasformazione, logistica e commercializzazione significa trattenere più valore nei territori, valorizzando le produzioni locali e il legame con turismo e artigianato.
In questa direzione si collocano le indicazioni di Michele Michelini, dirigente della Direzione Agricoltura e Sviluppo rurale della Regione Marche, che ha indicato il sostegno ai giovani e all’aggregazione e il prossimo “tavolo del credito” regionale. Per l’assessore all’Agricoltura Enrico Rossi, le filiere avranno un ruolo crescente nella programmazione dello sviluppo rurale, anche come requisito per accedere ad alcune misure. Filiere più equilibrate, diversificazione del reddito ed economia circolare devono restituire alle imprese margini e capacità di investimento, superando l’assistenzialismo.
Per attrarre nuove generazioni occorre però rimuovere gli ostacoli agli investimenti. Luca Bianchi, vicepresidente Agia Cia e apicoltore fabrianese, ha evidenziato la necessità di accompagnare l’interesse dei giovani per l’agricoltura con accesso alla terra, credito, formazione e innovazione.
La presenza degli agricoltori garantisce inoltre benefici che riguardano l’intera collettività: manutenzione dei terreni, gestione delle acque, tutela della biodiversità e cura del paesaggio contribuiscono a prevenire il degrado e il dissesto idrogeologico. Matteo Bartolini, presidente di MedEATerranea, ha richiamato la necessità di riconoscere economicamente questo presidio. La legge 24 del 28 febbraio 2024, che riconosce l’agricoltore come custode dell’ambiente e del territorio, rappresenta un punto di partenza: servono strumenti per remunerare i servizi ambientali svolti dalle imprese, valorizzando la prevenzione nelle scelte pubbliche.
Anche la gestione sostenibile dei boschi può diventare una fonte di lavoro e reddito. L’avanzamento dei boschi sui terreni abbandonati richiede manutenzione e sicurezza, ma offre opportunità attraverso filiere organizzate e prima lavorazione. Servono anche risposte amministrative adeguate: regole proporzionate alle dimensioni aziendali, meno adempimenti e procedure più rapide, anche nella gestione del lavoro stagionale.
Le stesse politiche territoriali devono superare la frammentazione. Gaetano Martino, professore di Economia ed ex presidente dell’Università di Agraria di Perugia, ha proposto modelli organizzativi capaci di rispondere a esigenze che superano i confini amministrativi. Cia Marche e Cia Umbria chiedono quindi un coordinamento interregionale: collegamenti, risorse naturali, continuità delle filiere e servizi vanno programmati considerando le caratteristiche dell’Appennino.
Un’esigenza, quest’ultima, ancora più evidente nei territori colpiti dal sisma, dove alla ricostruzione degli edifici deve accompagnarsi quella economica e sociale. L’agricoltura può sostenere la ripartenza se il recupero delle infrastrutture procede insieme al rilancio delle attività e dei servizi. Senza queste condizioni, le cause dello spopolamento restano irrisolte, con conseguenze che superano le aree interne, come ricordato nel videomessaggio dal commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, senatore Guido Castelli.
Nelle conclusioni, il vicepresidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani Gianmichele Passarini ha ricondotto le proposte al principio del “Right to Stay”: riconoscere alle aree interne la capacità di generare valore e trasformare il diritto di restare in una strategia economica. Anche le indicazioni raccolte a Fabriano confluiranno nel Manifesto delle Aree Interne, che sarà presentato il 30 novembre a Roma, all’Auditorium Giuseppe Avolio di Cia-Agricoltori Italiani, per tradurre le priorità emerse in politiche e strumenti concreti.



