Sondaggio: la sanità regionale vista dai Marchigiani

Sondaggio: la sanità regionale vista dai Marchigiani

PESARO – La qualità del sistema sanitario marchigiano soddisfa il 32% dei fruitori, ma per 4 cittadini su 10 il livello delle prestazioni è migliorabile. I marchigiani denunciano un peggioramento degli standard qualitativi del servizio, anche se il sistema marchigiano è considerato superiore alla media italiana. Ancona è al vertice della classifica provinciale della soddisfazione dei cittadini, Pesaro all’ultimo posto. Non convince ancora la riforma delle reti cliniche. L’ultimo sondaggio di Sigma Consulting analizza le opinioni dei cittadini sul sistema sanitario marchigiano. “Le valutazioni fornite dagli intervistati sulla qualità dei servizi sanitari – afferma Alberto Paterniani, direttore ricerche dell’istituto pesarese di studi socio-economici – evidenziano delle dinamiche in cui la qualità percepita tende a migliorare con il passaggio dal generale al locale e all’esperienza di fruizione. Il giudizio dell’opinione pubblica sul Servizio Sanitario Nazionale è tendenzialmente negativo (per 1/3 dei rispondenti è “insufficiente” o “scadente”) mentre le valutazioni espresse sul Sistema Sanitario Marchigiano appaiono decisamente migliori: i giudizi di eccellenza (29%) superano, seppur di poco, quelli critici (28%) mentre quelli intermedi si attestano al 43%. Se poi si focalizza l’attenzione sulle valutazioni di coloro che negli ultimi 12 mesi hanno usufruito almeno una volta dei servizi del sistema sanitario locale, opinioni pertanto legate a recenti e concrete esperienze di fruizione, la qualità percepita migliora ulteriormente: il 32% degli interpellati attribuisce giudizi di eccellenza, il 42% intermedi e il 26% valutazioni critiche.”

Benchè, dunque, la situazione marchigiana venga percepita migliore di quella nazionale, i risultati del sondaggio allo stesso tempo evidenziano un quadro sanitario in difficoltà. Rispetto a quattro anni fa il 45% degli interpellati avverte un peggioramento della qualità dei servizi sanitari, mentre solo il 18% un miglioramento; per quasi 4 marchigiani su 10, invece, la qualità è rimasta invariata. I giudizi di eccellenza (valutazioni di qualità “buona” o “molto buona”) differiscono sensibilmente tra le zone territoriali analizzate. La provincia di Ancona è quella in cui le valutazioni positive sono più numerose (38%), seguita dalle province di Ascoli Piceno (31%),
Macerata (26%) e Fermo (25%). Chiude la classifica di qualità percepita la provincia di Pesaro e Urbino con il 23% di giudizi di eccellenza. Quanto alla mappa delle priorità d’intervento (individuate dai cittadini assegnando un punteggio di soddisfazione ed uno d’importanza ad una serie di elementi caratteristici del sistema sanitario regionale) la “brevità delle liste d’attesa” e il tema più generale dell’”uguaglianza nell’accesso ai servizi”, appaiono come i principali punti di debolezza del sistema attuale; si tratta di elementi giudicati fondamentali ma rispetto ai quali la soddisfazione non è ancora al top.

La “qualità delle attrezzature tecnologiche e delle strutture sanitarie” è invece percepita come un punto di forza. Da migliorare la presenza di “centri specialistici d’eccellenza e di prevenzione delle malattie” e la “capacità di informare i cittadini”. Buono il giudizio di soddisfazione sull’umanizzazione, ovvero la “qualità della relazione personale-paziente”. Il sondaggio ha poi rilevato l’opinione dei cittadini in merito alla cosiddetta riforma delle reti cliniche e al suo obiettivo dichiarato di ridurre la “frammentazione ospedaliera” mediante la conversione di alcuni piccoli ospedali in Case della Salute, il potenziamento della rete di emergenza e la valorizzazione dei servizi di base sul territorio. “Benchè il tema venga vissuto come “complesso”, “tecnico” e “poco popolare” – continua Paterniani – i marchigiani si dimostrano alquanto scettici: un’ampia maggioranza di rispondenti, il 68%, si dice infatti “poco o per niente d’accordo” con l’obiettivo della riforma. Tra i più contrari gli over 65 (77%), le donne (75%), i soggetti con titolo di studio medio-basso (74%) e i residenti dei piccoli centri (70%). Oltre la metà degli intervistati (il 54%) dichiara di avere almeno un minimo livello d’informazione sul tema; tale grado di consapevolezza dei cittadini rispetto alla riforma rende pertanto ancora più rilevanti le loro opinioni.

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