“Senigallia: una città per i turisti dove è impossibile abitare per chi ci vive e lavora”

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SENIGALLIA – “L’educata richiesta di una famiglia che cerca una casa in affitto a lungo termine, apparsa nel centro storico di Senigallia – che il Sindaco Olivetti ha sicuramente visto – dovrebbe indurre noi, e Lui con noi, ad una seria ed operosa riflessione circa i danni che la distorta congiuntura abitativa sta provocando nel tessuto sociale e economico della nostra città.

Da un lato la rendita fondiaria che galleggia sul turismo, dall’altro la nuda realtà di chi non riesce ad abitarci, pur lavorandoci, mandandoci i figli a scuola e pagandoci le tasse, non per due ma per dodici mesi all’anno.

Le “seconde” case e i B&B stanno colonizzando il centro storico, e non solo, con conseguente espulsione dei residenti non proprietari di abitazione.

Ne consegue l’impoverimento complessivo in termini di offerta dei servizi, per chi vi abita, della vivibilità e della sicurezza, per la città.

Un centro storico svuotato dei residenti storici, “gentrificato” a causa della crescita di affitti brevi, uffici, e locali commerciali, votato alla movida e agli apericena del weekend, è un centro storico sminuito e mortificato dal punto di vista sia abitativo che sociale.

Ormai in tutta la perimetrazione del centro storico c’è rimasto un solo negozio di alimentari e una sola macelleria, e certamente tutto questo non è dovuto alla mancanza del ponte Garibaldi…

Chi si avvantaggia di questo stato delle cose?

Non i residenti, non i lavoratori (i numeri del lavoro del settore turistico sono stabili, e fatti di lavoro stagionale e part-time insieme), non il senso di appartenenza, non una città vissuta e vivibile da oltre duemila anni e che si vorrebbe, ora, da destinarsi “…non ai residenti stabili, ma ai turisti che ne popolano le spiagge” (testualmente, abbiamo appreso dal G20 di Lignano Sabbiadoro col Sindaco di Senigallia).

Solo la proprietà, fondiaria e dei servizi, trae rendita e vantaggio da questo moltiplicatore della difficoltà all’accesso alla casa, dell’abitare degnamente e del vivere serenamente che, con una potente progressione, sta minando il tessuto civile e sociale di Senigallia.

Chi governa se ne faccia carico, senza nuovo cemento e seconde e terze case ma niente edilizia sociale, senza “faremo” ma con serie e cogenti azioni per arginare la costante fuoruscita di residenti costretti, per le difficoltà abitative, ad emigrare in Comuni viciniori.

Dobbiamo constatare invece che, ad oggi, non c’è stato alcun intervento della pubblica amministrazione per chi chiede una casa dignitosa, un affitto che non ti costringa a rinunciare a tutto il resto. E’ solo il mercato che risponde con affitti stagionali, contratti precari, canoni fuori scala.

Governare il mercato della casa non è una faccenda privata: è una responsabilità pubblica. Per questo esiste l’Edilizia Residenziale Sociale, cioè una forma di intervento urbanistico e immobiliare che intermedi con il mercato e offra soluzioni abitative in locazione a canone calmierato per fasce di reddito medio-basse.

Per anni Senigallia aveva provato a farlo, individuando aree per l’edilizia residenziale pubblica, recuperando immobili comunali, introducendo quote obbligatorie di affitti calmierati nelle nuove lottizzazioni, sperimentando soluzioni innovative come l’autocostruzione. Politiche forse ancora non sufficienti e imperfette, ma orientate a una cosa chiara: difendere il diritto ad abitare in questa città.

Negli ultimi cinque anni, però, la direzione è cambiata.

Le politiche per la casa si sono fermate, i grandi interventi sono rimasti bloccati, le regole per garantire affitti accessibili sono state indebolite, mentre la gestione urbanistica della città ha spalancato la porta solo alla trasformazione turistica: alberghi che diventano residenze stagionali, micro-appartamenti, nuove costruzioni pensate quasi esclusivamente come seconde, terze e quarte case.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un tappeto rosso alla rendita immobiliare e turistica, mentre chi lavora qui viene progressivamente espulso. Una città dedicata all’overtourism, desertificata di residenti è una città più piccola, è una città più povera: di servizi, scuole, lavoro. Di vita normale, insomma.

Senigallia non può diventare solo una città delle vacanze estive, di seconde case, di B&B”.

Marco Lion
Consigliere Comunale Senigallia Cambia – Cambia Senigallia – AVS

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