FANO 27 SETT – Sono parole di rabbia, amarezza e sconforto quelle di Luca Ravanelli, compagno di Ruben Martin, il 59enne argentino residente nella zona Sassonia, a Fano, di cui non si hanno più notizie dallo scorso 6 agosto. Fu proprio Ravanelli, quel giorno, a denunciarne la scomparsa. Ruben aveva lasciato la sua abitazione con l’aria condizionata e le luci accese. Soprattutto, aveva lasciato in casa la sua amata cagnolina, alla quale era molto legato. All’esterno dell’abitazione era rimasto anche il suo scooter. Ieri, per alcune ore, sono state riaperte le ricerche a Farneta, località nel territorio di Acqualagna. Le operazioni, secondo quanto appreso, sarebbero scattate sulla base di alcune segnalazioni risalenti ai primi giorni di settembre. Le ricerche si sono poi concluse nella serata di ieri. Una ripresa delle attività che, però, non cancella lo sconforto di Ravanelli, che contesta soprattutto i tempi. «Non so se prendere questa nuova ricerca in maniera positiva o negativa. Forse più negativa, perché non capisco perché sia stata fatta dopo circa 25 giorni dall’ultimo avvistamento. La vedo quasi come un circo mediatico e faccio fatica a considerarla positivamente», afferma. Il compagno di Ruben torna quindi alle settimane immediatamente successive alla scomparsa: «Quando un mese fa ho chiesto che venissero fatte determinate ricerche, secondo me non è stato fatto nulla. Naturalmente sono pronto a essere smentito, ma vedo un grande ritardo, un ritardo in tutto». Ravanelli ricorda di essersi attivato immediatamente: «Ho fatto la denuncia praticamente subito a Bergamo (lui risiede lì n.d.r.) e successivamente l’ho ripetuta a Fano. A un certo punto mi sono sentito anche preso un po’ in giro, perché una delle prime cose che mi sono sentito chiedere è stata: “Sarà scappato con un altro?”. Credo sia poco professionale: una denuncia va raccolta, senza fare commenti».

Tra gli interrogativi sollevati c’è anche quello relativo alle immagini delle telecamere: «Mi chiedo se siano stati fatti prima tutti i rintracciamenti attraverso le telecamere, sotto casa, a Fano e a Farneta. La segnalazione di Farneta risale a molto tempo fa: perché andare soltanto adesso? C’è stato un altro avvistamento? Oppure c’è un’altra ragione? Non lo so». Ravanelli precisa comunque di essere pronto a rivedere le proprie considerazioni qualora emergesse un quadro differente: «Sono pronto a scusarmi con tutti se verrà dimostrato che le ricerche sono state effettivamente fatte, però vorrei capire che cosa sia stato fatto finora». Poi le parole diventano ancora più dolorose quando Ravanelli racconta come sta vivendo queste settimane senza notizie della persona con cui ha condiviso 18 anni della propria vita. «Il mio stato d’animo è pessimo. Vivo continuamente in questo limbo orribile. Quando scompare una persona cara non si vive più davvero. Una parte di me, uno dei motivi per cui lavoravo e andavo avanti, è venuto meno. Mi sembra di vivere in un sogno». E ancora: «La persona con cui ho condiviso 18 anni, nel bene e nel male, con pregi e difetti, è svanita. Mi sembra qualcosa di evanescente, di irreale. Non riesco neppure a esprimermi. È assurdo».

Nei primissimi momenti delle operazioni di ieri si è recata sul posto anche Monica Panizza, delegata per le Marche dell’associazione Gens Nova, che sin dalle prime ore successive alla scomparsa si sta occupando del caso insieme all’avvocato Elena Fabbri. Gens Nova sta seguendo anche il caso della scomparsa di Riccardo Branchini. «Inizialmente mi ero molto allarmata, perché pensavo che stessero andando alla ricerca di un cadavere – racconta Panizza –. Poi ho visto che hanno setacciato la zona. Anche io, sin dalle prime ore della scomparsa di Ruben, mi aspettavo delle ricerche più approfondite». Alle operazioni hanno preso parte i Vigili del Fuoco di Cagli e Acqualagna insieme ai Carabinieri. Nel corso delle ricerche sono stati controllati casolari, fossi e piccoli laghi della zona. Nel frattempo, l’avvocato Elena Fabbri ha annunciato il deposito di una nuova memoria nell’ambito del caso.



