ANCONA, 22 OTT – Otto persone in carcere, 51 indagati e sequestri per oltre 57 milioni di euro. Sono i numeri dell’operazione “Ricostruzione”, condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia. L’inchiesta riguarda presunte truffe nei finanziamenti per la ricostruzione privata dopo il terremoto del 2016, infiltrazioni mafiose e corruzione negli appalti pubblici.
I provvedimenti sono stati eseguiti in tredici province, tra cui Pesaro e Urbino, oltre ad Ancona, Macerata, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. Effettuate anche oltre cinquanta perquisizioni e acquisizioni documentali nei confronti di pubblici ufficiali, enti, professionisti e imprenditori.
L’ordinanza, emessa il 12 ottobre dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona, ha disposto inoltre cinque interrogatori preventivi, prima della decisione su eventuali misure cautelari, e il sequestro di tre società. Le indagini sono state svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Ancona, con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.
Le società edili e i presunti legami con la ’ndrangheta
Il primo filone investigativo si è concentrato su un imprenditore indicato nel comunicato con le iniziali V.C., insediatosi a Sassoferrato alla fine degli anni Novanta e successivamente affermatosi nel settore edile marchigiano.
Secondo gli investigatori, le sue società avrebbero fornito manodopera nei cantieri della ricostruzione e alimentato un sistema di fatture false per circa otto milioni di euro. Una parte delle somme, restituite in contanti dopo il pagamento, sarebbe stata trasferita a due esponenti delle cosche reggine.
Il giudice ha ritenuto sussistente, in questa fase, l’aggravante dell’agevolazione mafiosa in relazione alla frode fiscale contestata. Nell’ambito di questo filone sono ipotizzati anche reati tributari e bancarotta fraudolenta.
I subappalti della ricostruzione e le imprese riconducibili ai Casalesi
Un secondo capitolo riguarda il presunto accesso illecito ai finanziamenti pubblici destinati agli edifici danneggiati dal sisma.
Al centro degli accertamenti figura E.C., imprenditore che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe acquisito numerosi appalti pur disponendo di una forza lavoro insufficiente, ricorrendo sistematicamente al subappalto di manodopera.
I lavori sarebbero stati affidati sia a imprese riconducibili a V.C., sia a società formalmente intestate a prestanome ma riferibili a soggetti legati o contigui al clan dei Casalesi, fazione Zagaria. Questo meccanismo avrebbe consentito di aggirare i controlli antimafia e le condizioni previste per operare nei cantieri della ricostruzione.
Secondo l’accusa, E.C. avrebbe svolto il ruolo di collegamento tra l’economia formalmente lecita e queste aziende, conoscendo i precedenti giudiziari dei soggetti coinvolti e la gestione delle società attraverso prestanome.
Contratti per circa 200 milioni, anticipi e subappalti sotto sequestro
Gli investigatori hanno quantificato in circa 200 milioni di euro il valore dei contratti interessati dalla presunta indebita assegnazione delle risorse pubbliche.
Il profitto contestato alla società appaltatrice è di circa 39 milioni di euro, corrispondenti agli anticipi ricevuti all’apertura dei cantieri: il cosiddetto “SAL zero”, pari al 20% del valore degli appalti. Per le imprese subappaltatrici la somma è stata quantificata in circa 18 milioni.
Il giudice ha disposto un sequestro preventivo di circa 56,8 milioni di euro per la presunta truffa aggravata, intervenendo prioritariamente sui crediti maturati nei confronti dello Stato nell’ambito della ricostruzione privata. A questo si aggiunge un provvedimento da 257.200 euro per le ipotesi di corruzione nei confronti di due imprenditori maceratesi.
Gli accertamenti sugli appalti di sanità e residenze universitarie
Un terzo filone riguarda presunti episodi di corruzione nelle procedure di Regione Marche, ERDIS Marche e Università di Camerino.
Secondo l’accusa, un gruppo composto da intermediari e soggetti inseriti negli ambienti istituzionali e amministrativi avrebbe sfruttato relazioni con pubblici ufficiali per orientare gare, indirizzare finanziamenti e ottenere vantaggi economici.
Nel comunicato viene indicato come centrale il ruolo di F.P., già titolare di un incarico amministrativo apicale nella Regione Marche. Il suo peso istituzionale avrebbe consentito al gruppo di incidere sulle procedure, anche attraverso la divulgazione di informazioni riservate. Per le condotte contestate avrebbe ricevuto 105 mila euro, tra almeno 60 mila in contanti e circa 45 mila in lavori di ristrutturazione.
Le procedure esaminate hanno un valore complessivo di oltre 150 milioni di euro: alcune erano state completate, altre risultavano in corso o soltanto programmate.
L’ex monastero acquistato da ERDIS e gli altri interventi
Tra le vicende ricostruite figura l’acquisto, da parte di ERDIS Marche, di un ex monastero da destinare a studentato universitario, gravemente danneggiato dal terremoto e privo dei requisiti di agibilità. Sono in corso accertamenti sulla sua resistenza sismica.
L’immobile, acquistato dai precedenti proprietari prima del sisma per circa due milioni di euro, è stato rivenduto nel 2024 per oltre 3,3 milioni. Secondo l’accusa, l’operazione sarebbe stata accompagnata da una dazione di 250 mila euro.
Per la ristrutturazione sono stati erogati finanziamenti del Ministero dell’Università e della Ricerca e dell’Ufficio speciale ricostruzione per circa 12 milioni di euro. I lavori, appaltati per circa sei milioni a E.C., sarebbero stati subappaltati a V.C. L’imprenditore avrebbe inoltre promesso al gruppo e agli altri soggetti intervenuti il pagamento di 120 mila euro, pari al 2% dell’appalto.
Gli accertamenti riguardano anche la ristrutturazione e l’ampliamento di un ex immobile militare di Ancona da trasformare in residenza universitaria, per circa sei milioni di euro.
Le altre procedure interessano l’autorizzazione e l’accreditamento di una residenza sanitaria assistenziale a Rapagnano, la proroga fino al 2037 di un contratto per i servizi energetici della sanità e l’affidamento della gestione dell’energia e della manutenzione dell’ospedale di Torrette. Queste ultime tre, precisa la Procura, non si sono perfezionate a causa delle dimissioni di F.P.
Il filone sull’Università di Camerino
Un ulteriore capitolo, che non coinvolge F.P., riguarda alcuni funzionari dell’Ufficio tecnico dell’Università di Camerino. Secondo gli investigatori, avrebbero ricevuto denaro e altre utilità in relazione alle gare dell’ateneo, con l’intervento degli stessi intermediari presenti nelle altre vicende.
Per questo filone il giudice di Ancona si è dichiarato territorialmente incompetente.
Negli accertamenti sui reati contro la pubblica amministrazione sono stati individuati flussi finanziari tracciati per 350 mila euro, che secondo l’accusa sarebbero serviti a pagare somme illecite attraverso fatture per operazioni inesistenti.
Complessivamente, l’inchiesta riguarda 51 persone e 17 società. Le tre imprese sequestrate sarebbero state utilizzate, secondo gli inquirenti, per le fatturazioni connesse alla corruzione e per il subappalto illecito di manodopera.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. I provvedimenti possono essere impugnati e per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza: le responsabilità penali potranno essere accertate definitivamente soltanto con un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna.



