PESARO – «Cancellare dalla targa il nome della Brigata Ebraica, dall’omonimo ponte, e sostituirlo con la parola “assassini” non è una bravata, ma un gesto vile che offende la storia di Pesaro e la memoria dei giovani ebrei che contribuirono alla liberazione della città.
Quel ponte non porta soltanto un nome ma custodisce una storia, che non è di guerra bensì di pace, realmente accaduta: nell’autunno del 1944, militari ebrei aggregati all’VIII Armata britannica ricostruirono il ponte distrutto dai nazisti in ritirata. Dove la guerra aveva lasciato macerie, quei ragazzi ricostruirono un passaggio, lasciandoci in eredità un simbolo di speranza e rinascita.
Sulla targa è stato inoltre applicato un adesivo riconducibile al Partito dei CARC, acronimo di Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo, formazione politica extraparlamentare di estrema sinistra che dichiara apertamente di operare per la costruzione della rivoluzione socialista in Italia. Saranno naturalmente le autorità competenti a valutare ogni elemento e ad accertare eventuali responsabilità.
Senza anticipare conclusioni che spettano esclusivamente agli investigatori e alla magistratura, sento il dovere di condannare questo gesto ignobile, che si aggiunge ad altri fatti capaci di destare seria preoccupazione.
Proprio oggi è stata resa nota l’indagine, coordinata dalla Procura di Pesaro, nei confronti di quattro giovani che, secondo quanto riferito dagli inquirenti e ferma restando la presunzione di innocenza, avrebbero fabbricato e sperimentato bottiglie incendiarie di tipo Molotov. Da quanto si comprende, gli indagati sarebbero vicini a gruppi propal e ad ambienti antagonisti.
Nel febbraio scorso, inoltre, nei pressi di Pesaro fu incendiata una cabina contenente apparati ferroviari, nell’ambito dei gravi sabotaggi che colpirono la rete nazionale.
Si tratta di episodi avvenuti nella stessa città e, in alcuni casi, nello stesso periodo. Allo stato non risultano collegamenti. Tuttavia, gli elementi che richiamano la galassia antagonista non possono essere liquidati con superficialità: non consentono conclusioni certe ma impongono una riflessione seria sul clima di intolleranza e radicalizzazione che qualcuno continua irresponsabilmente ad alimentare.
Quando l’odio politico e l’antisemitismo vengono tollerati come forme di protesta, il passo dalle parole alla violenza può diventare pericolosamente breve. La libertà di manifestare è un pilastro della democrazia. Fabbricare molotov, sabotare infrastrutture, imbrattare targhe e cancellare la memoria non lo è.
Confido nel lavoro della magistratura e delle Forze dell’ordine che ringrazio per il lavoro svolto finora. Alle istituzioni, alla scuola e alla politica spetta il compito di pronunciare parole chiare di condanna, senza ambiguità, senza doppi standard e senza ritardi.
Pesaro è la città di chi ha ricostruito i ponti, non di chi prova a incendiarli».
Lo dichiara Antonio Baldelli, deputato marchigiano di Fratelli d’Italia e responsabile regionale del Dipartimento Legalità e Sicurezza, commentando i recenti episodi avvenuti a Pesaro.





