PESARO – I primi istanti dopo gli spari, la vittima a terra, la figlia ferita e sotto shock. Poi la lunga trattativa con l’uomo armato, fino all’intervento dei carabinieri con il taser. È quanto emerso dalle testimonianze dei militari ascoltati oggi in Corte d’Assise a Pesaro, nel processo per l’omicidio di Griselda Cassia Nunez, la 44enne uccisa l’11 luglio 2025 a Marotta di Mondolfo, con un colpo di pistola alla testa. Sul banco degli imputati Sandrino Spingardi, 72 anni, cognato della vittima, accusato di omicidio volontario aggravato dai motivi futili e abietti e tentato omicidio. Quella sera, nel cortile dell’abitazione di via Sterpettine, era stata organizzata una festa per la fine dell’asilo della nipotina di cinque anni. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Spingardi, che viveva in una roulotte poco distante, si sarebbe lamentato per il rumore, per poi impugnare una pistola e sparare. A perdere la vita Griselda, mentre la figlia Kenia Cassia Vaca, 28 anni, rimase ferita. In aula i carabinieri hanno ripercorso i momenti concitati dell’intervento. Al loro arrivo la giovane era in evidente stato di shock, con gli indumenti sporchi di sangue. Poco distante, il corpo della madre a terra. Poi la tensione con il 72enne, che si trovava nei pressi della roulotte e continuava ad affacciarsi con la pistola in mano. «Io tanto una l’ho già ammazzata. Io in carcere non ci vado», avrebbe detto Spingardi ai militari, secondo quanto riferito durante l’udienza. L’uomo avrebbe anche puntato l’arma contro se stesso, tentando di sparare, ma la pistola si sarebbe inceppata. Dopo una lunga trattativa, i carabinieri riuscirono a neutralizzarlo utilizzando il taser. Nella roulotte furono rinvenute anche altre armi e munizioni da caccia.
Una ricostruzione sulla quale si è soffermata la difesa, rappresentata dall’avvocato Michele Mariella, che sostiene l’assenza della volontà di uccidere da parte del suo assistito. «Il mio assistito dice di aver sparato solo per spaventare le due donne, era esasperato, era arrabbiato, era stato buttato a terra più volte, si era ferito al braccio e alla mano sinistra e quindi lui dice di aver sparato verso l’alto per spaventarle», ha spiegato il legale. «Lui ha sparato, si è girato ed è tornato verso la sua roulotte, questo è quello che mi riferisce». Secondo l’avvocato, anche le testimonianze dei carabinieri potrebbero sostenere una lettura differente dei fatti rispetto a quella dell’accusa, soprattutto per quanto riguarda l’intenzionalità degli spari. «Oggi ci sono venuti a dire di quelle che sono state le trattative che sono durate per lunghi minuti, c’era una situazione sicuramente di grandissima tensione», ha sottolineato Mariella, secondo il quale il comportamento del 72enne durante la trattativa sarebbe stato quello di una persona profondamente turbata. «Non è così certo che lui abbia sparato per uccidere queste persone», ha aggiunto il difensore, sostenendo che il contesto e quanto riferito dai militari potrebbero avvalorare un’ipotesi alternativa. Per la difesa, Spingardi avrebbe agito in una condizione di esasperazione, compiendo un gesto gravissimo, ma senza l’intenzione di provocare la morte della cognata e il ferimento della figlia. Il legale ha inoltre riferito che Spingardi avrebbe già chiesto scusa durante l’udienza davanti al gip, sostenendo di non aver voluto provocare le conseguenze del suo gesto. Intanto, la difesa sta lavorando per consentire al 72enne di partecipare a una delle prossime udienze in Corte d’Assise a Pesaro. L’imputato, attualmente detenuto, si muove su una sedia a rotelle e il suo trasferimento dal carcere richiede un’organizzazione specifica.

